Il 24 ottobre 1966 Paul Simon e Art Garfunkel pubblicano il loro terzo LP, "Parsley, Sage, Rosemary and Thyme".
(disco completo qui: "Parsley, Sage, Rosemary and Thyme")
C'era una volta il rock
Il rock è morto, lunga vita al rock.
sabato 24 ottobre 2026
giovedì 22 ottobre 2026
Al Stewart: "Year of the Cat" (1976)
Il 22 ottobre di cinquant'anni fa esce "Year of the Cat", album del cantautore scozzese Al Stewart e maggiore successo della sua carriera (un milione e mezzo di copie vendute, #5 negli Stati Uniti). Seconda collaborazione con il produttore Alan Parsons, si caratterizza per un folk rock dai tratti prog tipicamente post-pinkfloydiani, con brani introspettivi e melanconici intarsiati da arrangiamenti di classe. "Year of the Cat" è un lunare, notturno capolavoro del cantautorato britannico, che ospita in chiusura la splendida title track, #8 nelle classifiche americane.
(disco completo qui: "Year of the Cat")
(disco completo qui: "Year of the Cat")
mercoledì 21 ottobre 2026
Beautiful South: "Blue is the Colour" (1996)
Esce trent'anni fa oggi "Blue is the Colour", quinto album degli inglesi Beautiful South. Anche se brani di ottima fattura non mancano, i Beautiful South troppo spesso si lasciano tentare dalla pigra voglia di essere degli Smiths minori in versione popjazz, invece di lavorare sul proprio talento. Questo "Blue is the colour" è disco paradigmatico della loro natura, nel bene e nel male; ma se vi piace certo pop rock sofisticato, ne potrete trarre sicuramente soddisfazione.
(disco completo qui: "Blue is the Colour")
(disco completo qui: "Blue is the Colour")
Planes Mistaken for Stars: "Prey" (2016)
Usciva dieci anni fa oggi "Prey", quarto album dei Planes Mistaken for Stars. Il disco seguiva il precedente "Mercy" a distanza di dieci anni, e sarebbe stato l'ultimo realizzato dal gruppo prima di sciogliersi a causa della morte prima del chitarrista Matt Bellinger, il 19 settembre del 2017 in circostanze poco chiare in una prigione di Douglas County, e poi del cantante O'Donnell il 25 novembre 2021 di tumore all'esofago. Nel 2024 sarebbe stato pubblicato "Do you still love me?", il quinto e ultimo album del gruppo, completato dai membri superstiti su registrazioni iniziate con O'Donnell prima della sua morte.
(disco completo qui: )
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martedì 20 ottobre 2026
Frank Zappa: "Zoot Allures" (1976)
Esce il 20 ottobre di cinquant'anni fa "Zoot Allures", ennesimo album del chitarrista, cantante e compositore americano Frank Zappa, sicuramente uno dei più prolifici autori del rock del secondo Novecento. "Zoot Allures", basato fondamentalmente su un blues rock relativamente semplice e orecchiabile, può essere un ottimo punto di partenza per entrare nella sua discografia senza partire con le sperimentazioni più letali e ostili all'ascoltatore. Si tratta anche dell'ultimo disco realizzato da Zappa fino a "Sheik Yerbouti" del 1979, dato che i quattro dischi intermedi verranno editati dal suo ex-manager Herb Cohen in maniera non autorizzata da Frank a causa di questioni legali riguardanti la proprietà dei nastri.
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Slayer: "Reign in Blood" (1986)
Viene pubblicato quarant'anni fa oggi "Reign in Blood", terzo album e consacrazione se non capolavoro degli americani Slayer. Un disco fondamentale della storia del rock & del metallo pesante, per molti il capolavoro assoluto del thrash metal tutto.
(disco completo qui: "Reign in Blood")
(disco completo qui: "Reign in Blood")
Billy Idol: "Whiplash Smile" (1986)
Esce quarant'anni fa oggi "Whiplash Smile", terzo album solista del cantante inglese Billy Idol e ultima collaborazione con il chitarrista e partner creativo Steve Stevens. Al netto delle ottime prestazioni esecutive dei due, la scrittura appare fiacca rispetto ai due album precedenti, e i due si separeranno dopo questo disco.
(disco completo qui: )
Billy Idol giunge al terzo album solista, terzo in compagnia dell'eccellente chitarrista Steve Stevens. Purtroppo, è evidente come Idol e Stevens non riescano qui a riproporre i fasti compositivi dei primi due album della collaborazione, "Billy Idol" e "Rebel Yell". Il disco si apre con l'ottima "World's forgotten boy" (https://www.youtube.com/watch?v=D0FdlomZZ4g), un hard rock sintetico reminiscente di altri classici di Billy quali "White Wedding" e "Rebel Yell", con Stevens sempre in forma smagliante.
Purtroppo non tutti i brani sono all'altezza: certi pezzi sono proprio fondi di magazzino di un duo che solo occasionalmente è in grado di riproporre il synth-pop-disco-post-punk esilarante dei due album precedenti, a fronte di un power pop talvolta superficiale e non di rado privo di melodie e arrangiamenti interessanti. La cover di "To be a lover" non è da buttare solo per la grande performance vocale di Idol, ma è per il resto assai derivativa. Davanti a un evidente calo di ispirazione, il disco si fonda totalmente sulle capacità dei due - la chitarra meravigliosa di Steve Stevens e l'innato, immutato carisma di Idol - nelle mani di chiunque altro, un pezzo come "Soul standing by" sarebbe semplicemente insignificante.
Il capolavoro del disco è certamente "Sweet Sixteen", una ballad elettrosynth in cui Idol contorce la propria voce ruggente nel più romantico dei crooning, con esito stupefacente, in bilico fra soul, synth pop e rock and roll. "Man for all seasons" è un altro pezzo ripetitivo, il cui maggior motivo di interesse è l'indiscutibile sei corde di Stevens, ma nulla può salvare dal loop tastiera-batteria elettronica di "Don't need a gun", e "Beyond belief" è una delle performance meno riuscite di Billy, che risulta sforzato e poco credibile in questa canzone.
Gli ultimi due brani del disco ne risollevano un po' le quotazioni: "All summer single" è un bel brano intrigante che coniuga nuovamente al meglio tastierine eighties e sensibilità soul rock; "One night, one chance" presenta un discreto crescendo costruito al meglio da Stevens e Idol col supporto del drummer Thommy Price, e chiude l'album in modo positivo.
Ciononostante, nel complesso è chiaro come la fase creativa di Idol e Stevens sia alle spalle, tant'è vero che i due stessi, separandosi dopo questo disco, mostrano di averlo compreso a loro volta. Nonostante tutto, c'è abbastanza di buono da soddisfare il fan di Idol (e anche quello di Stevens), ma se non avete una particolare fascinazione per il faux punk del ragazzo del Middlesex, l'album si può anche trascurare.
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(disco completo qui: )
Billy Idol giunge al terzo album solista, terzo in compagnia dell'eccellente chitarrista Steve Stevens. Purtroppo, è evidente come Idol e Stevens non riescano qui a riproporre i fasti compositivi dei primi due album della collaborazione, "Billy Idol" e "Rebel Yell". Il disco si apre con l'ottima "World's forgotten boy" (https://www.youtube.com/watch?v=D0FdlomZZ4g), un hard rock sintetico reminiscente di altri classici di Billy quali "White Wedding" e "Rebel Yell", con Stevens sempre in forma smagliante.
Purtroppo non tutti i brani sono all'altezza: certi pezzi sono proprio fondi di magazzino di un duo che solo occasionalmente è in grado di riproporre il synth-pop-disco-post-punk esilarante dei due album precedenti, a fronte di un power pop talvolta superficiale e non di rado privo di melodie e arrangiamenti interessanti. La cover di "To be a lover" non è da buttare solo per la grande performance vocale di Idol, ma è per il resto assai derivativa. Davanti a un evidente calo di ispirazione, il disco si fonda totalmente sulle capacità dei due - la chitarra meravigliosa di Steve Stevens e l'innato, immutato carisma di Idol - nelle mani di chiunque altro, un pezzo come "Soul standing by" sarebbe semplicemente insignificante.
Il capolavoro del disco è certamente "Sweet Sixteen", una ballad elettrosynth in cui Idol contorce la propria voce ruggente nel più romantico dei crooning, con esito stupefacente, in bilico fra soul, synth pop e rock and roll. "Man for all seasons" è un altro pezzo ripetitivo, il cui maggior motivo di interesse è l'indiscutibile sei corde di Stevens, ma nulla può salvare dal loop tastiera-batteria elettronica di "Don't need a gun", e "Beyond belief" è una delle performance meno riuscite di Billy, che risulta sforzato e poco credibile in questa canzone.
Gli ultimi due brani del disco ne risollevano un po' le quotazioni: "All summer single" è un bel brano intrigante che coniuga nuovamente al meglio tastierine eighties e sensibilità soul rock; "One night, one chance" presenta un discreto crescendo costruito al meglio da Stevens e Idol col supporto del drummer Thommy Price, e chiude l'album in modo positivo.
Ciononostante, nel complesso è chiaro come la fase creativa di Idol e Stevens sia alle spalle, tant'è vero che i due stessi, separandosi dopo questo disco, mostrano di averlo compreso a loro volta. Nonostante tutto, c'è abbastanza di buono da soddisfare il fan di Idol (e anche quello di Stevens), ma se non avete una particolare fascinazione per il faux punk del ragazzo del Middlesex, l'album si può anche trascurare.
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sabato 17 ottobre 2026
13th Floor Elevators: "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators" (1966)
Esce il 17 ottobre di sessant'anni fa "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators", album di debutto dei 13th Floor Elevators, tra i pionieri del rock psichedelico americano.
(disco completo qui: "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators")
(disco completo qui: "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators")
giovedì 15 ottobre 2026
Phish: "Billy Breathes" (1996)
A dieci anni dall'uscita del loro primo disco, il 15 ottobre del 1996 arriva "Billy Breathes", il settimo lavoro in studio degli americani Phish. Nonostante l'orripilante copertina, uno scherzo malriuscito che raffigura da vicino il faccione gigante del bassista Mike Gordon, il disco è un altro tassello significativo della carriera della band.
(disco completo qui: )
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domenica 11 ottobre 2026
Kama: "Un signore anch'io" (2016)
Esce l'11 ottobre di dieci anni fa "Un signore anch'io", secondo album del cantautore lombardo Alessandro Camattini, in arte Kama.
mercoledì 7 ottobre 2026
Balthvs: "Manifest" (2026)
È uscito il 7 ottobre scorso "Manifest", il quinto album in studio dei BALTHVS, trio neopsichedelico colombiano. Atmosferico senza essere moscio, epico e acido pur mantenendo una sorprendente intimità, "Manifest" è l'ultima, piccola gemma prodotta da un movimento internazionale ancora sotterraneo, ma non più carbonaro.
(disco completo qui: "Manifest")
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