Dal 20 al 29 settembre del 1971, i Chicago incidono il loro quinto album, intitolato in modo molto originale "Chicago V". È il loro primo LP singolo, che dopo gli eccessi dei due dischi precedenti ci riporta alle atmosfere di jazz rock fiatistico che avevano reso i primi due dischi entusisasmanti. "Chicago V" è con essi e con "Chicago VII" il migliore degli album del gruppo americano. L'album verrà pubblicato solo nel luglio del 1972 per non ostacolare le vendite del loro quarto album, il quadruplo "Chicago at Carnegie Hall", inciso ad aprile e pubblicato a ottobre.
(disco con tracce bonus qui: https://tinyurl.com/449rfrxb)
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mercoledì 29 settembre 2021
lunedì 11 gennaio 2021
Chicago: "Chicago III" (1971)
L'11 gennaio di cinquant'anni fa veniva pubblicato "Chicago III", terzo album dei Chicago (e terzo doppio LP della formazione americana). Il doppio disco proseguiva in maniera più sperimentale la ricerca musicale dei precedenti lavori del gruppo. Particolarmente riuscite le lunghe parti strumentali, meno efficaci forse le canzoni tradizionali, mancando in un certo modo il pezzo formidabile da ricordare.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/y27x2e92)
(disco completo qui: https://tinyurl.com/y27x2e92)
mercoledì 28 agosto 2019
Chicago: "Chicago (II)" (1969)
Nel gennaio di cinquant'anni fa, i jazz rocker americani Chicago incidono il loro secondo album, il doppio LP "Chicago", meglio noto come "Chicago II".
Jazz-rock melodico che si lascia alle spalle gli elementi di avanguardia del disco precedente, vede il gruppo lavorare bene sull'eclettismo cannibale (le giustapposizioni fra roots rock e jazz in "Movin' in", i tempi dispari in "Poem for the People", il virtuosismo fiatistico in "It better end soon").
(il disco completo si può trovare qui: https://www.youtube.com/ playlist?list=OLAK5uy_nvW8D _Tet5UecX2Jh9_Wvqy2mhnQoyo GM)
mercoledì 30 gennaio 2019
Chicago: "The Chicago Transit Authority" (1969)
Il 30 gennaio di cinquant'anni fa veniva completata la registrazione di "The Chicago Transit Authority", esordio sulla lunghezza del DOPPIO LP dei Chicago, band di - incredibile dictu - Chicago, appunto.
Sebbene siano ormai noti principalmente per "Hard to say I'm sorry" e per i loro pezzoni romantici di fine '70 inizio '80, a inizio carriera i Chicago erano sette ragazzi pieni di idee rivoluzionarie sia in politica sia in musica.
(disco completo disponibile qui: https://www.youtube.com/ playlist?list=PLVMgMdYqIEkb oVaFK7HUlFXlRqa4DPXv6)
I Chicago nascono a Chicago (ops) nel 1967 col nome di Chicago Transit Authority, prima di essere costretti a cambiare nome dalla VERA Chicago Transit Authority (la principale azienda di trasporti urbana ed extraurbana di Chicago) e trasferirsi a Los Angeles su suggerimento del manager e produttore James William Guercio, che avrà un ruolo importantissimo nel primo decennio di vita del gruppo.
Perlopiù studenti universitari, i Chicago sono di orientamento liberal, vicini agli hippie soprattutto rivoluzionari, e si gettano nel mondo del rock con il desiderio di spaccare il mondo: testi incendiari e politicamente motivati, perlopiù opera del tastierista Robert Lamm; una musica che mescola rock e jazz, anche grazie a una sezione fiati formata dal sassofonista/ clarinettista/flautista
Walter Parazaider (diplomato in clarinetto classico), dal trombettista
Lee Loughnane e dal trombonista James Pankow; la chitarra elettrica di
uno dei migliori figli di Jimi Hendrix, Terry Kath; completano il gruppo
l'ottimo batterista Danny Seraphine e il bassista Peter Cetera. Sono
ben tre i cantanti del gruppo, Cetera, Lamm e Kath.
Musicalmente, i Chicago sono uno dei primi gruppi a seguire l'idea jazz rock pop dei Blood Sweat & Tears (d'altronde Guercio aveva appena prodotto il loro secondo album), ma la loro visione, sia per la politica sia per l'uso di sole composizioni proprie, con contributi di tutti i membri, tutti ottimi musicisti, è ambiziosa e ispirata. Anche per questo il debutto su long playing della band, "The Chicago Transit Authority", è addirittura sulla distanza del disco doppio. Il lettore scafato probabilmente si sta chiedendo dove le cose siano andate male, considerato che il gruppo è noto ormai quasi solo per qualche ballata da crisi diabetica di fine anni settanta/inizio anni ottanta. Ma noi non preoccupiamocene e ascoltiamo insieme questo doppio fenomenale, inciso tra il 27 e il 30 gennaio del 1969.
Il primo LP è indubbiamente il migliore, con la facciata A che è puro capolavoro e uno dei momenti più alti di tutta la carriera del gruppo. "Introduction" è appunto una introduzione, cantata da Kath, che mescola con eleganza e vigore il jazz e il rock giustapponendoli senza sovrapporli. "Does anyone really know what time it is" si apre con un assolo free di pianoforte di Lamm prima di trasformarsi in un pop jazz delizioso. "Beginnings" vede armonie vocali in tipico stile californiano supportare un pop jazz bacharachiano condotto dalla voce di Lamm, prima che il pezzo si disgreghi in una lunghissima jam finale.
Il lato B inizia con la romantica "Questions 67 and 68", prima di volgere verso un hard rock infuso di venature soul e r&b nelle successive "Listen" e soprattutto nell'ottima "Poem 58", occupata per più di metà da un assolo al fulmicotone di Kath.
Il secondo LP inizia con sette minuti di "Free form guitar", che è proprio quello che dice il titolo, ovvero sette minuti di Terry Kath che fa noise e basta, il momento giusto per fare una scappata in cucina a prepararsi un panino mentre lo stereo va avanti. Il rock fiatistico di "South California Purples" prelude all'unica cover del disco, "I'm a man", originariamente dello Spencer Davis Group ai tempi di Steve Winwood, discreta ma inessenziale.
La quarta facciata dell'album ospita una unica composizione di James Pankow dedicata ai manifestanti contro la guerra in Vietnam aggrediti e arrestati il 28 agosto 1968 in occasione della loro protesta presso la Convenzione nazionale dei Democratici a Chicago. La suite è divisa in due parti, la cantata "Someday" e l'orgasmo chitarristico di "Liberation", alla quale seguono una sezione sospesa fra jazz di avanguardia e rock hendrixiano e un meditativo finale di atmosfera. Un estratto audio del loro inno di protesta "the whole world is watching", recitato di fronte alle violenze della polizia, si può udire nel "Prologue" alla suite e più avanti durante "Someday".
In conclusione, "Chicago Transit Authority" è un disco pienamente soddisfacente e uno dei migliori della storia della formazione. Si tratta anche del classico caso in cui un doppio LP è troppo ma un singolo LP sarebbe stato troppo poco, quindi, supportandosi nei momenti di cecagna con un panino e una birra, vale la pena di ascoltarselo tutto dall'inizio alla fine. Un disco fondamentale nell'evoluzione del jazz rock americano, che avrebbe presto avuto riverberi anche dall'altra parte dell'Atlantico, a partire dalla "Valentyne Suite" dei Colosseum e dall'opera prima degli If. Godiamone.
- Prog Fox
(disco completo disponibile qui: https://www.youtube.com/
I Chicago nascono a Chicago (ops) nel 1967 col nome di Chicago Transit Authority, prima di essere costretti a cambiare nome dalla VERA Chicago Transit Authority (la principale azienda di trasporti urbana ed extraurbana di Chicago) e trasferirsi a Los Angeles su suggerimento del manager e produttore James William Guercio, che avrà un ruolo importantissimo nel primo decennio di vita del gruppo.
Perlopiù studenti universitari, i Chicago sono di orientamento liberal, vicini agli hippie soprattutto rivoluzionari, e si gettano nel mondo del rock con il desiderio di spaccare il mondo: testi incendiari e politicamente motivati, perlopiù opera del tastierista Robert Lamm; una musica che mescola rock e jazz, anche grazie a una sezione fiati formata dal sassofonista/
Musicalmente, i Chicago sono uno dei primi gruppi a seguire l'idea jazz rock pop dei Blood Sweat & Tears (d'altronde Guercio aveva appena prodotto il loro secondo album), ma la loro visione, sia per la politica sia per l'uso di sole composizioni proprie, con contributi di tutti i membri, tutti ottimi musicisti, è ambiziosa e ispirata. Anche per questo il debutto su long playing della band, "The Chicago Transit Authority", è addirittura sulla distanza del disco doppio. Il lettore scafato probabilmente si sta chiedendo dove le cose siano andate male, considerato che il gruppo è noto ormai quasi solo per qualche ballata da crisi diabetica di fine anni settanta/inizio anni ottanta. Ma noi non preoccupiamocene e ascoltiamo insieme questo doppio fenomenale, inciso tra il 27 e il 30 gennaio del 1969.
Il primo LP è indubbiamente il migliore, con la facciata A che è puro capolavoro e uno dei momenti più alti di tutta la carriera del gruppo. "Introduction" è appunto una introduzione, cantata da Kath, che mescola con eleganza e vigore il jazz e il rock giustapponendoli senza sovrapporli. "Does anyone really know what time it is" si apre con un assolo free di pianoforte di Lamm prima di trasformarsi in un pop jazz delizioso. "Beginnings" vede armonie vocali in tipico stile californiano supportare un pop jazz bacharachiano condotto dalla voce di Lamm, prima che il pezzo si disgreghi in una lunghissima jam finale.
Il lato B inizia con la romantica "Questions 67 and 68", prima di volgere verso un hard rock infuso di venature soul e r&b nelle successive "Listen" e soprattutto nell'ottima "Poem 58", occupata per più di metà da un assolo al fulmicotone di Kath.
Il secondo LP inizia con sette minuti di "Free form guitar", che è proprio quello che dice il titolo, ovvero sette minuti di Terry Kath che fa noise e basta, il momento giusto per fare una scappata in cucina a prepararsi un panino mentre lo stereo va avanti. Il rock fiatistico di "South California Purples" prelude all'unica cover del disco, "I'm a man", originariamente dello Spencer Davis Group ai tempi di Steve Winwood, discreta ma inessenziale.
La quarta facciata dell'album ospita una unica composizione di James Pankow dedicata ai manifestanti contro la guerra in Vietnam aggrediti e arrestati il 28 agosto 1968 in occasione della loro protesta presso la Convenzione nazionale dei Democratici a Chicago. La suite è divisa in due parti, la cantata "Someday" e l'orgasmo chitarristico di "Liberation", alla quale seguono una sezione sospesa fra jazz di avanguardia e rock hendrixiano e un meditativo finale di atmosfera. Un estratto audio del loro inno di protesta "the whole world is watching", recitato di fronte alle violenze della polizia, si può udire nel "Prologue" alla suite e più avanti durante "Someday".
In conclusione, "Chicago Transit Authority" è un disco pienamente soddisfacente e uno dei migliori della storia della formazione. Si tratta anche del classico caso in cui un doppio LP è troppo ma un singolo LP sarebbe stato troppo poco, quindi, supportandosi nei momenti di cecagna con un panino e una birra, vale la pena di ascoltarselo tutto dall'inizio alla fine. Un disco fondamentale nell'evoluzione del jazz rock americano, che avrebbe presto avuto riverberi anche dall'altra parte dell'Atlantico, a partire dalla "Valentyne Suite" dei Colosseum e dall'opera prima degli If. Godiamone.
- Prog Fox
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