venerdì 13 febbraio 2026

Genesis: "A Trick of the Tail" (1976)

Usciva il 13 febbraio di cinquant'anni fa "A Trick of the Tail", settimo album in studio dei Genesis e prima senza il cantante e membro fondatore Peter Gabriel. Dopo una serie di audizioni fallimentari, il gruppo decide di impiegare come cantante il batterista Phil Collins - seconda voce del gruppo nell'era Gabriel - approfittando anche delle similitudini di timbro fra Phil e Peter.



(disco completo qui: "A Trick of the Tail")

Nel giugno del 1975, alla conclusione del tour mondiale per la promozione di "the Lamb lies down on Broadway", il cantante e membro fondatore dei Genesis, Peter Gabriel, lascia il gruppo per dedicarsi a una lunga e proficua carriera solista. I quattro membri rimasti - il batterista Phil Collins, il chitarrista Steve Hackett, e i due membri originali rimasti, il tastierista Tony Banks e il bassista Mike Rutherford, decidono di continuare e incidere un nuovo album al più presto, per dimostrare al mondo che i Genesis non erano solo la backing band di Gabriel e che erano pronti a ritornare sulla breccia.

Restava il problema di trovare un nuovo cantante; ma dopo varie audizioni, il gruppo decide di dare piena fiducia proprio a Phil Collins, che era stato la seconda voce di Gabriel nei dischi precedenti; a favorire la scelta anche una certa similitudine di timbro fra i due cantanti. Per il tour di "A Trick of the Tail", il gruppo affiancherà a Collins un secondo batterista, nientemeno che Bill Bruford, ex-Yes ed ex-King Crimson, liberandolo nel ruolo di frontman quando necessario alle parti cantate.

Sotto la spinta di Collins, l'ingegnere del suono David Hentschel viene promosso a produttore. Il cambio di sonorità rispetto a "the Lamb..." appare subito evidente: sia per la scelta di Banks di suoni di sintetizzatore particolarmente limpidi e colorati, chiamati denigratoriamente dal critico musicale George Starostin 'banksynths', e colpevoli di una riduzione della tavolozza di colori delle tastiere, e quindi di una maggiore uniformità fra un brano e l'altro; sia perché tutto il suono del gruppo viene reso più morbido, zuccherino, edulcorato, rispetto a certe abrasività di "the Lamb...", un po' come se a quel magico equilibrio di "Selling England by the Pound" fosse aggiunta una dose di dolcificanti chimici.

Tolto questo sviluppo che genera qualche perplessità e un filo di pesantezza all'ascolto del peraltro lunghissimo LP (51 minuti), "A Trick of the Tail" rimane un disco più che buono, data soprattutto la capacità di scrittura dei quattro musicisti e delle loro magistrali esecuzioni, che dimostrano appunto che i Genesis sono ben altro che una spalla alle verbosità liriche di Peter Gabriel. Resta il fatto che, senza la direzione concettuale dell'ex-cantante, le canzoni non risultano così fresche e coese come negli album precedenti, e quindi pur consolando della perdita l'appassionato di progressive rock medio, non si elevano particolarmente rispetto alla produzione del genere nell'anno di grazia 1976.

Il lato più romantico e dolce del gruppo viene premiato da tre canzoni, "Entangled", "Mad Man Moon" e "Ripples", con quest'ultima forse la più suggestiva, ambientata in una clinica psichiatrica. "Squonk", "Robbery, Assault and Battery" e "A Trick of the Tail" vogliono invece ricreare i fasti narrativi ironici e satirici dei pezzi di "Nursery Cryme" (1971) e "Foxtrot" (1972), anche se con la già menzionata, inferiore freschezza. "Dance on a Volcano" e lo strumentale "Los Endos" si pongono rispettivamente in apertura e chiusura del disco e rappresentano forse i brani più significativi: entrambi vulcanici (ops) ed ebollienti, mostrano in particolare la forza della sezione ritmica Rutherford-Collins e rappresentano forse il miglior viatico alla sopravvivenza del gruppo. "Los Endos", in particolare, rimarrà uno dei brani del gruppo più a lungo in scaletta, anche per la fama raggiunta tra i fan dei solo di sintetizzatore di Banks, fonte di notevole ansia per il tastierista nel contesto live.

I risultati commerciali premiano il gruppo, con un #3 nelle classifiche britanniche e un onesto #31 in quelle americane, assicurando il futuro dei Genesis per gli anni a venire.

- Prog Fox

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