martedì 17 febbraio 2026

Talk Talk: "the Colour of Spring" (1986)

Giunti al successo un paio di anni prima con la meravigliosa "It's my life", Mark Hollis (voce), Paul Webb (basso, voce), Lee Harris (batteria) e il produttore e tastierista Tim Friese-Green radunano un piccolo esercito di collaboratori di prestigio e danno alle stampe il loro primo capolavoro.



(disco completo qui: "the Colour of Spring")

Alle soglie del terzo album, gli inglesi Talk Talk proseguono ulteriormente nella direzione di un quartetto base (voce, pianoforte & chitarre, Mark Hollis; basso elettrico, Paul Webb; batteria, Lee Harris; oltre al produttore e 'quarto membro non ufficiale' Tim Friese-Greene, che contribuisce, oltre che scrivendo tutti i pezzi con Hollis, a pianoforte, sintetizzatore, organo e mellotron), rafforzato da una piccola orchestra da camera di ospiti fissi e occasionali, che comprendono in particolare il chitarrista Robbie McIntosh (che sfrutta con notevole suggestione le chitarre dobro), il tastierista Ian Curnow e il percussionista Morris Pert (tutti e tre già collaboratori sull'album precedente, "It's my life") oltre all'ex-Traffic Steve Winwood all'organo, il chitarrista di Peter Gabriel, David Rhodes, il sax di David Roach e il percussionista Martin Ditcham.

Il disco si apre con l'incredibile "Happiness is easy", con una ritmica introduttiva che potrebbe anticipare un funk pop da classifica e che invece si tramuta in un sinuoso ambient rock astratto grazie alle note del contrabbasso di Danny Thompson (ex-Pentangle) e del pianoforte di Friese-Greene, oltre che dalla peculiare voce di Hollis, che nel ritornello duetta con un coro di bambini.

L'accorato, energico eppure straniato appello "Living in Another World", con una disperata interpretazione vocale di Hollis, che duetta con il bassista Webb e con l'armonica di Mark Feltham, e la suggestiva, ondeggiante "Life is what you make it", furono entrambi successi internazionali di classifica, pur non raggiungendo le vette di vendite di "It's my life".

"April 5th" e "Chameleon Day" sono i pezzi che più di ogni altro mostrano la via al futuro della formazione verso una musica da camera contemporanea intimista e rarefatta, il primo dalle suggestioni gospel che tradiscono le aspirazioni spirituali di Hollis, il secondo astratto e supremamente dilatato. "Time it's time", ennesima meraviglia, è la canzone con cui i Talk Talk salutano la fine dell'album e anche l'esperienza del declinante synth pop, regalandoci, negli intrecci melodici dei tre minuti finali, uno dei momenti più commoventi degli anni ottanta tutti.

In buona sostanza, "The Colour of Spring" mostra un intreccio squisito di rock e musica da camera, intessuto su una base ritmica che è ancora new wave, sebbene sopraffatto dalle complesse tessiture degli arrangiamenti. Un disco carico di tensione e contrasti, momento fondamentale del rock dell'epoca e primo passo verso il post rock elettroacustico con cui supereranno se stessi nell'album successivo.

- Prog Fox

Nessun commento:

Posta un commento

ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO:   #  --  A  --  B  --  C  --  D  --  E  --  F  --  G  --  H  --  I  --  J  --  K  --  L  --  M  --  N  --  ...