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mercoledì 29 agosto 2018

Helloween: "Keeper of the Seven Keys II" (1988)



Capolavoro assoluto della carriera degli Helloween e del power metal tutto, "Keeper of the Seven Keys Part II" porta alla perfezione le premesse del disco precedente.
 
"Keeper of the Seven Keys Part I" aveva messo gli Helloween saldamente al timone delle più interessanti band di heavy metal tedesche; se il disco aveva un difetto di certo non era nelle composizioni, quanto nelle influenze che emergevano in forma a volte troppo netta dalle singole componenti dei brani: di volta in volta si sentivano ispirazioni degli Iron Maiden, degli Scorpions, di Yngwe Malmsteen, dei Queen, dei Manowar, dei Van Halen, dei Judas Priest, pur nell'amalgama originale che il gruppo ne tirava fuori. Come una torta buona ma nella quale il pasticcere ancora non riesce a rendere il tutto ben omogeneo.

Questo problema non c'è più in "Keeper of the Seven Keys Part II": qui la torta è completamente un prodotto Helloween, e di fatto siamo davanti al capolavoro definitivo della band e del power metal anni '80. La title track, in particolare, la conclusiva "Keeper of the Seven Keys", è il pezzo definitivo del power metal, pietra angolare del genere che riprende e consacra l'idea già testata nell'album precedente con la suite "Helloween" che lo concludeva: soli epici, ritornelli ultraorecchiabili in pieno stile eighties metal, diverse sezioni che non durano mai un secondo di troppo e forniscono ognuna motivi di interesse.

Oltre alla suite che chiude il disco, però, abbiamo altre sette canzoni, tra le quali sono almeno altri due capolavori del genere, "Eagle fly free" e "I want out", il pezzo più famoso della carriera del gruppo - entrambi archetipi per almeno un milione di canzoni power/epic metal dei vent'anni successivi.

Per confermare lo status di "Keeper II" come uno dei più grandi dischi dell'heavy metal tedesco e continentale del decennio.

- Prog Fox




(il disco completo si trova qui: https://www.youtube.com/playlist?list=OLAK5uy_mLeHpH6TxPhE5k4ahMS9bNNyW8iyhf-j0 con abbondanti bonus tracks)

martedì 23 maggio 2017

Helloween: "Keeper of the Seven Keys I" (1987)


Con "Walls of Jericho" i tedeschi Helloween avevano iniziato il processo che, traendo spunto da Judas Priest, Yngwe Malmsteen, Iron Maiden, Manowar e Van Halen, avrebbe dato vita al power metal europeo. Reclutato il talentuoso diciannovenne Michael Kiske nel ruolo di cantante, poiché il chitarrista Kai Hansen non riusciva a occupare entrambi i ruoli dal vivo, la band si chiude in studio per registrare il nuovo album, con l'altro chitarrista Michael Weikath menomato e capace solo di dare un contributo parziale a composizione e registrazioni.
 
 

Dopo una breve intro, "I'm alive" (https://www.youtube.com/watch?v=heZQVYvHPsc) rappresenta il perfetto manifesto del power metal. La struttura ritmica è basilarmente una semplificazione dello stile dei pezzi più ritmati di Yngwe Malmsteen; la vocalità è mutuata su quella di Rob Halford dei Judas Priest, ma con un tocco personale di Kiske che verrà poi imitato da infiniti emuli. I cori epici saranno la base dell'epic metal, emanazione diretta del power. Non tutto però si riduce alle cavalcate epiche: il giovane Kiske firma l'ottima, preoccupata "A little time" (https://www.youtube.com/watch?v=l_bJVVpSi7k), che pur in una struttura di heavy metal che riprende hard rock melodico e power pop trova spazio per una sezione centrale quasi pinkfloydiana.

"Twilight of the gods" (https://www.youtube.com/watch?v=qd0MGxtfC3k) vede la band di nuovo proiettata sul power metal classico che sta fondando, con una intro di chitarra di Hansen che da sola avrà ispirato metà delle intro di Edguy e Stratovarius. Stupenda la sezione centrale del brano, con assoli di chitarra che si alternano nei toni e nello stile con gusto e fantasia. Segue l'unica composizione di Weikath a comparire sull'album, la blueseggiante "A tale that wasn't right" che vede anche gli Scorpions rientrare fra le influenze degli Helloween e che in qualche modo segue il pattern della ballad teutonica alla "Still loving you", classicone dei connazionali del 1984.

"Future World" prosegue il gioco delle influenze riprese e piegate al verbo degli Helloween: se inizia con un pattern ritmico e una strofa che potrebbero ricordare gli Iron Maiden, tutto diventa puro power metal alla Helloween quando arrivano bridge e ritornello, con Michael Kiske che si sgola sulle sue tonalità più alte.

Si arriva così all'ultima canzone del disco, l'epica cavalcata da 13 minuti di "Halloween" (https://www.youtube.com/watch?v=dtPs1QrMI1I), che è una sorta di compendio dell'album in chiave compatta, varia temi costantemente e vede Kiske e Hansen sugli scudi. Anche qui siamo in presenza di un pezzo che ha fatto la storia e che ha visto infinite emulazioni da parte dei gruppi successivi. Il brano è anche uscito come videoclip con durata ridotta (https://www.youtube.com/watch?v=yOAl0enE7kI).

Non c'è bisogno di aggiungere molto per un commento finale: le ispirazioni del sound degli Helloween sono chiare, così come l'influenza che "Keeper of the Seven Keys" ha avuto sul metal melodico è innegabile. Per completare la loro firma a fuoco nella storia del metallo pesante, gli Helloween l'anno successivo pubblicheranno il seguito dell'album, "Keeper of the Seven Keys, part II".

- Prog Fox
 
(qui l'expanded edition dell'album: https://www.youtube.com/watch?v=68lwA6EfSAo)

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