martedì 10 marzo 2026

Bob Dylan: "Blonde on Blonde" (1966)

Venivano completate sessant'anni fa oggi le incisioni di "Blonde on Blonde", album del cantautore americano Bob Dylan e uno dei primi doppi LP della storia della musica rock pubblicato il 20 giugno del 1966. L'album raggiunge il #9 nelle classifiche americane e il #3 in quelle britanniche, con i singoli "Rainy Day Woman" (22 marzo 1966) al numero #2 in USA e al #7 in UK e "I want you" (10 giugno 1966) al #20 in US e #16 in UK. Il 29 luglio del 1966, Bob Dylan subirà un catastrofico incidente motociclistico che porrà fine alla prima e più celebre fase della sua carriera: non andrà più in tour per gli otto anni successivi.



(disco completo qui: "Blonde on Blonde")



Dopo avere realizzato due capolavori come "Bringing It All Back Home" e "Highway 61 Revisited", che rivoluzionano per sempre il cantautorato rendendolo elettrico e fondendo per sempre la storia del rock con quella del folk, Bob Dylan, in piena fase creativa, si accinge a lavorare a un gran numero di composizioni per il suo prossimo progetto musicale. Dopo mesi di lavoro infruttuoso a New York, il suo produttore Bob Johnston lo convince - contro il parere del manager Albert Grossman - a spostarsi a Nashville, portandosi dietro solo Al Kooper (chitarrista e pianista impiegato come organista dopo il suo exploit all'hammond sul brano "Like a Rolling Stone") e Robbie Robertson, chitarrista canadese degli Hawks, che aveva utilizzato come gruppo di accompagnamento durante la sua svolta elettrica (e che sarebbero poi diventati celebri col semplicissimo nome di Band).

Utilizzando pregiati sessionmen di Nashville, Dylan incide così 13 dei 14 brani che compongono il nuovo disco, un doppio LP fra i primi e più celebri della musica rock: "Blonde on Blonde" (il quattordicesimo, la fantastica "One of us must know" viene ripreso dalle sedute di registrazione di New York). Doppio perché la strabordante creatività di Dylan ha bisogno di spazio: spazio nel quale esplodono stelle luminose come la sarcastica "Rainy day woman" (che ispirerà la molto inferiore "Pietre" di Antoine, 1967), la sopracitata "One of us must know", il surrealismo romantico di "I want you" (di cui faranno una discreta cover i Nomadi col titolo "Ti voglio", 1967), "Stuck inside of Mobile with Memphis Blues again", "Fourth time around".

Sicuramente Bob conferma di essere un grande artista: non solo "Blonde on Blonde" presenta canzoni davvero notevoli, un'atmosfera fantastica connaturata da una dimensione epica, costruita da ottimi musicisti presi dal mondo del rock, del folk e del country, non solo è il primo album doppio della storia... Ecco, questo è il problema: ascoltare un disco doppio di Dylan è una fatica improba. Certe canzoni, che se portate alla giusta lunghezza sarebbero capolavori, sembrano non voler finire MAI, per quella incontrollabile pulsione di dover blaterare le sue liriche surrealiste fino all'estremo ("Vision of Johanna" e "Stuck inside of Mobile" di sette minuti, "Sad eyed lady of the lowlands", il cui inizio leggendario non può giustificare il fatto che continui per oltre undici), aggravando in modo eccessivo il peso sulle spalle dell'ascoltatore.

Tutto questo non può sminuire il ruolo che questo disco ha nel chiudere la trilogia dylaniana che rivoluzionò la figura del cantautore, integrandolo perfettamente nel mondo del rock, ma fa preferire i primi due capitoli della saga.

- Prog Fox


Blonde on Blonde:
1. Rainy day woman
2. Pleadging my time
3. Vision of Johanna
4. One of us must know
5. I want you
6. Stuck inside of Mobile with Memphis Blues again
7. Leopard skin pill box hat
8. Just like a woman
9. Most likely you go your way
10. Temporary like Achilles
11. Absolutely Sweet Marie
12. Fourth time around
13. Obviously five believers
14. Sad eyed lady of the lowlands


Bob Dylan, voce, chitarre, pianoforte & armonica
Al Kooper, organo
Robbie Robertson, chitarre & voce

Kenneth A. Buttrey, batteria (#1-3,#5-14)
Charlie McCoy, basso elettrico, chitarre, armonica & tromba (#1-3,#5-14)
Wayne Moss, chitarre & voce (#1-3,#5-14)
Hargus "Pig" Robbins, pianoforte & tastiere (#1-3,#5-14)
Joe South, basso elettrico & chitarre (#1-3,#5-14)

Paul Griffin, pianoforte (#4)
Rick Danko oppure Bill Lee, basso elettrico (#4)
Bobby Gregg, batteria (#4)
Wayne Butler, trombone (#1)

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