(album completo disponibile qui: https://www.youtube.com/
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lunedì 30 settembre 2019
Wire: "154" (1979)
Quarant'anni fa a settembre veniva pubblicato "154", terzo album del gruppo post punk inglese dei Wire, uno dei massimi album delle massime band dell'epoca.
(album completo disponibile qui: https://www.youtube.com/ playlist?list=OLAK5uy_kq3Dh RWUZ46sahSAa5MJ3mrDxCGa8zp Zc)
(album completo disponibile qui: https://www.youtube.com/
venerdì 3 agosto 2018
Wire: "Chairs Missing" (1978)
Dopo
l'eccellente esordio di "Pink Flag", i Wire proseguono il discorso che
li pone all'avanguardia del post punk con lo stupendo "Chairs Missing",
che si gioca col successivo "154" del 1979 la palma di migliore disco
della formazione.
Colin Newman (voce, chitarra), Bruce Gilbert (chitarra) e Graham Lewis (basso) compongono (da soli o in coppia) tutte le canzoni dell'album, sfogando paranoia e alienazione in un distillato musicale delle loro turbe psichiche, appoggiati in questo dal batterista Robert "Gotobed" Gray e dal produttore e musicista aggiunto Mike Thorne, che regala una bella patina di sintetizzatori glaciali e robotici, sicuramente parto della mente di uno che si è ascoltato troppo i primi dischi degli Ultravox.
Rispetto al primo album, fatto tutto quasi solo di abbozzi brevissimi di forma più punk, qui ci sono anche canzoni più lunghe, che ricordano stranamente i Pink Floyd di Syd Barrett ("Mercy", prima canzone del lato B, è uno dei pinnacoli del disco).
Tra i pezzi che spaccano tutto ci sono soprattutto "Practice makes perfect", roba tra il minimalismo e l'isterico, il colpo di coda punk della conclusiva "Too late", l'ossessiva, sarcastica "I am the fly" (quasi un archetipo di tantissimo pop britannico successivo - un terzo della carriera dei Franz Ferdinand parte da qui); e la band non si vergogna neanche di buttarsi sul power pop quasi patinato con quella delizia di "Outside Miner".
Negli USA avevano già avuto abbastanza successo i Talking Heads, che come i Wire avevano un passato da studenti d'arte all'università, ma "Chairs Missing" fu uno degli album che fece comprendere anche in Inghilterra che la new wave e il post punk erano qualcosa di diverso dal punk, e che la pretesa di fare arte con il punk non era affatto una sciocchezza.
Anche solo per questo, dovremmo esserne grati ai Wire.
- Red
Colin Newman (voce, chitarra), Bruce Gilbert (chitarra) e Graham Lewis (basso) compongono (da soli o in coppia) tutte le canzoni dell'album, sfogando paranoia e alienazione in un distillato musicale delle loro turbe psichiche, appoggiati in questo dal batterista Robert "Gotobed" Gray e dal produttore e musicista aggiunto Mike Thorne, che regala una bella patina di sintetizzatori glaciali e robotici, sicuramente parto della mente di uno che si è ascoltato troppo i primi dischi degli Ultravox.
Rispetto al primo album, fatto tutto quasi solo di abbozzi brevissimi di forma più punk, qui ci sono anche canzoni più lunghe, che ricordano stranamente i Pink Floyd di Syd Barrett ("Mercy", prima canzone del lato B, è uno dei pinnacoli del disco).
Tra i pezzi che spaccano tutto ci sono soprattutto "Practice makes perfect", roba tra il minimalismo e l'isterico, il colpo di coda punk della conclusiva "Too late", l'ossessiva, sarcastica "I am the fly" (quasi un archetipo di tantissimo pop britannico successivo - un terzo della carriera dei Franz Ferdinand parte da qui); e la band non si vergogna neanche di buttarsi sul power pop quasi patinato con quella delizia di "Outside Miner".
Negli USA avevano già avuto abbastanza successo i Talking Heads, che come i Wire avevano un passato da studenti d'arte all'università, ma "Chairs Missing" fu uno degli album che fece comprendere anche in Inghilterra che la new wave e il post punk erano qualcosa di diverso dal punk, e che la pretesa di fare arte con il punk non era affatto una sciocchezza.
Anche solo per questo, dovremmo esserne grati ai Wire.
- Red
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