martedì 27 ottobre 2026

XTC: "Skylarking" (1986)

Esce quarant'anni fa oggi "Skylarking", album degli inglesi XTC. Il trio britannico regala uno dei dischi più caldi e intensi della loro lunga carriera, anche grazie ai numerosi scontri fra il leader Andy Partridge e il produttore dell'album, il chitarrista Todd Rundgren (Partridge dirà dell'esperienza che il gruppo aveva vissuto in un bunker con due H1tl3r).



(disco completo qui: "Skylarking")

Per il rockettaro che ha nel DNA distorsioni, assoli, rulli di batteria e che al limite può essersi evoluto ed accettare contaminazioni elettroniche, cosa può significare l'ascolto di un disco come "Skylarking" degli XTC?

Certo, quasi tutti siamo cresciuti svezzandoci ed abbeverandoci alla fonte materna del beatlesianismo e quelli più accorti magari ci hanno aggiunto una spruzzata di Beach Boys, di good vibrations, di West Coast; sono quindi territori comunque ancestralmente noti e fotografati in un imprinting indelibile.

L'inizio stratificato e bucolico di "Summer's Cauldron"/"Grass" ci porta subito nella quiete pop più studiata e articolata: suono ricco, a più livelli ma di riuscita assolutamente compatta e dinamica. Un kindergarten di colori che resta però ben distante dal puro esercizio accademico e ha vita, energia e spirito.

La proposta è variegata: "Ballet for a Rainy Day", "1000 Umbrellas" e "Season Circle" navigano in acque quasi da avanspettacolo, con doppie voci e controcanti degni di un Syd Barret normalizzato e condotto sulla retta via.

Il cuore del disco offre poi cibo per le diverse necessità: "Earn Enough For Us" è un indie-rock ante litteram, "Big Day" sta in area quasi progressive, "The Man Who Sailed Around His Soul" è un orchestrale tappeto su cui si innesta un cantato crooning da immaginaria colonna sonora di un ipotetico 007, "Sacrificial Bonefire" una cavalcata quasi liturgica nell'incedere.

Detto questo e detto che risultati egregi sono ottenuti anche quando la coperta si solleva e il tono si fa più diretto e confidenziale (nella perla "Dying" e nella energica, memorabile e celebre "Dear God") torniamo alla domanda di partenza: cosa comunica un disco di questa struttura e di questa caratura al rockettaro di cui sopra?

La risposta sta ovviamente nella sensibilità e nel pregresso di ognuno di noi. L'imprinting pop, se presente, non può a nostro dire che essere sollecitato e solleticato da una tale ricca tavolozza. Perchè al di là degli aspetti tecnici, della produzione, dei canali destro e sinistro invertiti e del remastering di questo si parla: di ottima musica, di talento, di classe.

Di un alfabeto, insomma, universale.

- Compagno Folagra

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