Usciva il 6 ottobre di quarant'anni fa "Scoundrel Days", secondo album dei norvegesi A-ha, maestri del synth pop anni ottanta. Il disco vende sei milioni di copie nel mondo, arrivando al #1 in Norvegia e al #2 in UK, mentre fra i singoli "I've Been Losing You" arriva al #1 in Norvegia e al #8 in UK; "Manhattan Skyline" arriva al #13 in UK; "Cry Wolf" arriva al #50 in America.
(disco completo qui: "Scoundrel Days")
Tutti noi siamo stati ragazzi inquieti e curiosi, tutti noi abbiamo passato interminabili pomeriggi estivi in cui la noia era l'unica alternativa alla noia stessa, tutti insomma siamo cresciuti con gli anni ottanta, gli occhi davanti alla TV e ai cotonati video di Deejay Television.
Se ne siamo usciti vivi, dai suddetti ottanta, e se siamo qui interessati a raccontare qualcosa di vagamente musicale il merito va anche al fatto che sottotraccia, sotto la grossa sbronza delle luci smarmellate, degli one hit wonder, della parlantina dei deejay (ed era solo la punta dell'iceberg della deriva prossima ventura, ahinoi!) anche a noi faciloni ascoltatori poppettari veniva (molto probabilmente in modo inconsapevole) offerta un'ancora di salvezza, un gancio di una qualità profonda e da esplorare.
Non lo sapevamo ancora, ma c'era del buono anche negli anni dei capelli vaporizzanti.
Sto ovviamente parlando, nel dettaglio, dell'imprinting dato dal video di "Take On Me", della voce malandrina di Morten Harket, del fumettone e del riffettino indimenticabile.
Ecco, poi e in piena sincerità mi piacerebbe dire una cosa diversa, ma la triste verità è che per chi scrive gli A-ha sono stati principalmente questo messaggio subliminale, e sono rimasti parcheggiati e confinati lì, a quei pomeriggi estivi, fino a dieci anni fa.
Però se uno ha la fortuna immeritata di avere amici più informati ed attenti, basta poi un input minimo, un greatest hits in sottofondo ad una serata conviviale per risvegliare curiosità sopite e per rendersi altresì conto che per 30 anni si è sbagliata di chilometri una valutazione. Ma proprio di chilometri.
Si faccia mea culpa, allora, e ci si dedichi quindi all'ascolto del secondo lavoro dei nordici: 'Scoundrel Days'.
Meraviglia: la title track e soprattutto il secondo brano, 'The Swing Of Things', sono delle perle che già in apertura valgono il prezzo del biglietto.
La ricetta emerge ed è articolata: base ritmica multiforme, brani strutturati con sequenze spesso contrastanti, cifra complessiva che anche oggi non mostra assolutamente nè la sua età nè un eccessivo legame con le melodie stroboscopiche dei rullanti ottanta.
La band è in piena comunione di intenti con la new wave, ma se si vuole anche con echi berlinesi e britannici.
Le canzoni, non si può dire altro, sono perfette: spiccano una 'I've been losing you', sorprendente nella interpretazione e nel finale in odore di catarsi jazzistica, la suadente 'October' (che precorre una certa lounge music in voga poi negli anni zero, ma con che classe!) e la doppietta da antologia 'Manhattan Skyline', bipolare nell'alternanza strofa da crooner e incredibile ritornello alla Dave Gahan, e 'Cry Wolf', singolone da classifica che riesce a sfiorare il limite dell'eccesso piacione senza però esserlo fino in fondo.
Il disco si chiude poi con una collana di pezzi oscillanti tra il cristallino pop e i già citati echi epici/wave ("Whales", "Maybe Maybe", "Soft rains of April").
In definitiva: lo scrivente sente di dovere delle scuse e di meritare quanto meno una penitenza per questo atto di disattenzione, sottovalutazione e superbia snob durato trent'anni.
Basterà una serata a passare in heavy rotation filmati da Deejay Television?
- il Compagno Folagra
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martedì 6 ottobre 2026
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