Esce dieci anni fa oggi "Return to the Castle", album dei neo progger fiorentini Nuova Era. Disco escapista e nostalgico nei testi e nelle musiche, ci sentiamo di consigliarlo ai fan del rock progressivo italiano degli anni settanta, soprattutto delle band di prog fantastico quali i Procession o la Locanda delle Fate.
(disco completo qui: "Return to the Castle")
I fiorentini Nuova Era furono fra i primi gruppi italiani di progressive a sorgere dall'era cupissima (almeno per questo genere) degli anni '80, realizzando uno dei primi album della nuova scena italiana già nel 1988 ("l'ultimo viaggio").
Dopo una lunga pausa a seguito del quarto album, "Il passo del soldato", il tastierista Walter Pini e il cantante/chitarrista Alex Camaiti hanno ricominciato a lavorare insieme, e sono finalmente giunti all'incisione di un disco completo, "Return to the Castle", loro primo in inglese.
Cominciamo col dire che la qualità degli strumentisti, che oltre al duo proveniente dalla band originale include i 'nuovi' Rudi Greco (basso) e Maurizio Marra (batteria), è ottima, così come gli arrangiamenti. L'album è strutturato secondo una formula di brani lunghi (tra i sei e i dodici minuti) intervallati da intermezzi di durata inferiore (tra i due e i sei minuti), ognuno dei quali intitolato Carousel.
Se tante volte abbiamo lamentato la nascita del compact disc, che ha permesso agli artisti di lasciarsi andare a disperdere la propria creatività su durate quasi doppie rispetto a quelle dei concisi LP, questa sarà una volta di più: il disco infatti dura ben 74 minuti, e avrebbe grandemente beneficiato di una scorciata: venti minuti in meno non gli avrebbero certo fatto male.
Ciò nonostante, l'album, che si colloca nella scia di un rock progressivo sinfonico medievaleggiante e a tematiche fantastiche, non può certo definirsi malriuscito. La band è coesa, il suono ben prodotto, sospeso fra vintage e moderno (in specie nella chitarra di Camaiti), Camaiti è un buon cantante e le composizioni, per lo più strumenali, si caratterizzano per un rock progressivo melodico ma deciso, che non dà concessioni al melenso o al malinconico. Il piglio è, in effetti, più che altro epico e marziale, come nella traccia di apertura, "Return to the Castle, Pt. 1", che dura quasi dieci minuti e dovrebbe forse durarne metà.
Il momento migliore dell'album è forse rappresentato dalla esoterizzante "The Prophecy", i cui 7 minuti e 59 non tediano nemmeno per un secondo, con un crescendo eccezionale puntualizzato da una ottima interpretazione vocale di Camaiti.
Sorprendentemente, per un disco di questa lunghezza, i temi musicali migliori arrivano nella seconda parte, in particolare nei venti minuti finali, quasi del tutto strumentali.
Disco escapista e nostalgico nei testi e nelle musiche, ci sentiamo di consigliarlo ai fan del rock progressivo italiano degli anni settanta, soprattutto delle band di prog fantastico quali i Procession o la Locanda delle Fate.
- Prog Fox
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