Viene pubblicato quarant'anni fa oggi "Reign in Blood", terzo album e consacrazione se non capolavoro degli americani Slayer. Un disco fondamentale della storia del rock & del metallo pesante, per molti il capolavoro assoluto del thrash metal tutto.
(disco completo qui: "Reign in Blood")
1986: escono in sequenza "Master of Puppets", "Peace Sells" e "Reign in Blood". Si potrebbero tranquillamente definire i più gloriosi lavori dei cosidetti Big 4 del Thrash Metal (di 3/4 di loro, perlomeno) - questa annata fu cruciale per la consacrazione del genere (e l'anno seguente si andò poi ad aggiungere l'esplosione del thrash made in Bay Arena e della scena teutonica).
Gli Slayer rispetto ai loro colleghi rappresentano l'ala più estrema e feroce del genere, più veloci e più cazzuti, con testi dalle tematiche eterodosse (nel loro immaginario fanno la loro comparsa serial killer, stragi, sterminii, richiami nazisti e satanici), tirandosi addosso spesso e volentieri pesanti critiche (così come nel caso di "Angel of Death", la quale "pare" tragga ispirazione dall'operato del tristemente noto Dott. Josef Mengele nel campo di Auschwitz) ...ovviamente il loro immaginario iconografico, a base di satanismo, blasfemia, o quant'altro facesse incazzare le frange di benpensanti e censori (i quali, dopo anni passati a tentare di scovare nei cd dei Led Zeppelin e Black Sabbath ascoltandoli al contrario messaggi criptati dove si adulava Satana, se non altro adesso si trovavano la pappa pronta e servita su un piatto d'argento), era semplicemente un espediente per attirare attenzione.
"Reign in Blood", che segue un'ascesa creativa già consolidata con il precedente "Hell Awaits", con cui avevano affinato e perfezionato il proprio songwriting, si presenta come il loro primo lavoro prodotto dalla Def Jam dopo aver abbandonato la Metal Blade. L'album può vantarsi di una produzione egregia (e non solamente per l'epoca) ad opera di Rick Rubin, al suo esordio in una collaborazione con un gruppo metal (avendo precedentemente lavorato solo con artisti quali Beastie Boys, Run DMC o LL Cool J), che pompa il suono con chitarre ruvide e graffianti (loro autentico marchio di fabbrica), mantenendo un livello eccelso di nitidezza e un bilanciamento fra strumenti e linee vocali.
29 minuti di potenza e ferocia sonica dove la performance a squarciagola di Araya viene affiancata dalle serratissime ritmiche in quattro quarti costruite sui fulminei riff con uso e abuso di bending da parte di Kerry King (lo smanettone delle sei corde per antonomasia) e Jeff Hannemann (il cui stile più ragionato e cadenzato verrà valorizzato nei seguenti lavori "South of Heaven" e "Season in the Abyss"), e dall'impetuosamente furioso drumming di Dave Lombardo, spesso considerato come il miglior batterista metal degli anni 80, e dalla sua doppia cassa, anch'esso vero e proprio marchio di fabbrica del gruppo.
Si apre il massacro sonoro con la già citata "Angel of Death" (leggendario l'urlo d'apertura e lo stacco finale di doppia cassa), e si chiude con "Raining Blood" (dai celebri intro e outro), ossia il loro apice, i due pezzi più celebri tra i fan, immancabili nelle setlist delle loro date dal vivo, a cui ogni buon headbangers di vecchia data adesso deve i propri problemi alla cervicale.
D'obbligo menzionare anche la sequenza al cardiopalma "Piece by Piece" – "Necrophobic" - "Altar of Sacrifice" - "Jesus Saves", nonchè "Postmortem", altro pezzo tiratissimo spaccaculi che ha il compito di fare da apripista a "Raining Blood" (molto spesso anche nelle date dal vivo). Un concentrato di furiosa potenza sparato a mille, gli Slayer non raggiungeranno più queste vette in futuro nonostante rasoiate come una "Silent Scream" o "War Ensemble". Un lavoro seminale non soltanto per la futura scena death e black metal ma anche per quella post hardcore. 1986:la storia del Thrash Metal passa di qua facendo la sua più importante fermata.
- Supergiovane
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