Esce il 17 ottobre di sessant'anni fa "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators", album di debutto dei 13th Floor Elevators, tra i pionieri del rock psichedelico americano.
(disco completo qui: "the Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators")
I 13th Floor Elevators di Roky Erickson rappresentano uno degli episodi paradigmatici del rock psichedelico. Nati in Texas nel 1965, i 13th Floor devono scontrarsi fin da subito con la cultura locale, che non sopporta minimamente di vedere un gruppo di hippie rocker capelloni nello Stato della Stella Solitaria. I 13th Floor sono la prima band a usare il termine 'psichedelico' nel titolo di un album, sono imbottiti di lsd e marijuana, vengono arrestati, trattati male e disprezzati nel loro stato nativo; ciononostante, rappresentano una delle forze fondamentali nel portare il verbo del rock e della controcultura anche in Texas, ispirando tra gli altri Janis Joplin e Billy Gibbons degli ZZ Top. La band si frantumerà per la fissazione di Tommy Hall con l'LSD e per il ricovero di Roky Erickson per schizofrenia in un ospedale psichiatrico dal 1969 al 1972. Ma il 17 ottobre del 1966, quando esce il loro primo LP, "The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators", questi giorni tristi sono ancora lontani.
Il primo pezzo dell'LP è il più famoso della band: si tratta di "You're gonna miss me". Composto dal cantante Roky Erickson, allora appena diciannovenne, viene inciso e pubblicato come singolo nel gennaio dello stesso anno, e lancia la carriera della band. Si tratta di un grande brano di garage rock dominato dall'urlato littlerichardiano del cantante, uno dei primi classici della nascente psichedelia.
In esso facciamo anche il nostro primo incontro con Tommy Hall e la sua electric jug - ovvero, uno di quegli orci in cui si soffia dentro per farci dei suoni usati da certe band tradizionali negli stati del Sud, ma amplificato con un microfono per poter fornire un accompagnamento a una rock band. Ecco, la electric jug di Tommy Hall è croce e delizia di questa band. Prima che i 35 minuti di questo disco siano conclusi, probabilmente ne odierete il suono in maniera viscerale. Quel chug-chug-chug-chug che compare in tutti i pezzi con un andamento sinusoidale e riconoscibilissimo vi farà probabilmente andare più fuori di testa dell'LSD promosso dalla band. Per cui, tolti primi due pezzi in cui ancora il fascino della novità ve la renderà accettabile e forse addirittura gradita, il disco vi piacerà *nonostante* la jug, e non grazie ad essa.
Detto questo, l'album com'è? Beh, l'album è davvero meritorio: si tratta di un ottimo punto di contatto fra il garage rock e il rock psichedelico. Il disco non ha nulla delle astrazioni intellettuali o delle fascinazioni mistiche che caratterizzano molte band successive: è puro rock distorto, con eccellenti riff che mostrano l'ottima familiarità del chitarrista Stacy Sutherland (il vero grande protagonista musicale del disco) con il surf di Dick Dale e il rock strumentale degli Shadows, e un cantante sfrontato e capace come Erickson.
Chiaramente nel 1966 anche nell'ambito dell'underground e della psichedelia si stava sviluppando altro, prima ancora che il termine 'rock psichedelico' si diffondesse - "The Psychedelic Sounds" non è "Revolver" dei Beatles, né "5th dimension" dei Byrds o il disco d'esordio dei Doors; resta però una delle prime testimonianze di questo genere e, come detto, una testimonianza particolarmente energica e - oseremmo dire - quasi punk. Per questo vale la pena riascoltare gemme come la cover blues caracollante "Kingdom of Heaven", la delicata "Splash 1", o la scatenata "Roller Coaster", il cui arpeggio elettrico non mancherà di ispirare persino un certo Syd Barrett.
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