Esce il 20 ottobre di cinquant'anni fa "Zoot Allures", ennesimo album del chitarrista, cantante e compositore americano Frank Zappa, sicuramente uno dei più prolifici autori del rock del secondo Novecento. "Zoot Allures", basato fondamentalmente su un blues rock relativamente semplice e orecchiabile, può essere un ottimo punto di partenza per entrare nella sua discografia senza partire con le sperimentazioni più letali e ostili all'ascoltatore. Si tratta anche dell'ultimo disco realizzato da Zappa fino a "Sheik Yerbouti" del 1979, dato che i quattro dischi intermedi verranno editati dal suo ex-manager Herb Cohen in maniera non autorizzata da Frank a causa di questioni legali riguardanti la proprietà dei nastri.
(disco completo qui: )
Di Frank Zappa abbiamo già scritto abbondantemente, su questa pagina. Uno dei principali eroi dell’età dell’oro del Rock, nonché forse il primo a trascinarlo fuori dalle secche della “musica popolare” facile, orecchiabile, sempliciotta: a lui (e a Miles Davis) si devono l’invenzione della Fusion, e lui è autore di alcune delle sperimentazioni testuali, oltreché musicali, più audaci mai prodotte.
Nelle sconfinate distese del “genere Zappa”, le coordinate di "Zoot Allures" sono inquadrabili in un blues rock relativamente semplice ed orecchiabile, solo occasionalmente venato di lunghi assoli jazz ("Black Napkins", "Friendly Little Finger") e di surriscaldamenti funk ("Ms. Pinky", "Wonderful Wino"). Il fatto che questo disco sia considerato uno dei lavori minori del geniale americano, per via della sua natura poco sperimentale, rende plasticamente l’idea del livello medio di Zappa: "Zoot Allures" è infatti un gustosissimo disco di rock classico, vario e divertente.
La verve iconoclasta dell’italoamericano non si fa mancare nulla, tra riferimenti a bizzarri sextoys ("Ms. Pinky") e invettive corrosive contro l’ignoranza e il menefreghismo dell’americano medio, specie giovane ("Wind Up Working In A Gas Station"); i consigli del Baffuto su come rimorchiare una bella ragazza per strada sono raccolti in "Find Her Finer", e sono riassumibili con “comportati come un buzzurro” (messaggio poi ribadito in altri termini in "Disco Boy"...).
Ma dovendo scegliere una canzone manifesto di questo disco, la scelta non può che cadere sul monolitico blues di "The Torture Never Stops". La descrizione di un sotterraneo grandguignolesco in cui tutta l’umanità è rinchiusa per essere torturata oscilla tra cupa angoscia e grottesca comicità, spalmate su nove minuti di blues lento e inesorabile. Un gioiello, tanto in originale quanto nelle sue versioni live.
"Zoot Allures" non è l’album migliore di Zappa, probabilmente; di certo, è uno dei più accessibili ai non “iniziati”, che potranno farsi un’idea di chi sia stato il vecchio Frank e poi, auspicabilmente, decidere di ascoltare di più.
- Spartaco Ughi
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