Esce quarant'anni fa oggi "Whiplash Smile", terzo album solista del cantante inglese Billy Idol e ultima collaborazione con il chitarrista e partner creativo Steve Stevens. Al netto delle ottime prestazioni esecutive dei due, la scrittura appare fiacca rispetto ai due album precedenti, e i due si separeranno dopo questo disco.
(disco completo qui: )
Billy Idol giunge al terzo album solista, terzo in compagnia dell'eccellente chitarrista Steve Stevens. Purtroppo, è evidente come Idol e Stevens non riescano qui a riproporre i fasti compositivi dei primi due album della collaborazione, "Billy Idol" e "Rebel Yell". Il disco si apre con l'ottima "World's forgotten boy" (https://www.youtube.com/watch?v=D0FdlomZZ4g), un hard rock sintetico reminiscente di altri classici di Billy quali "White Wedding" e "Rebel Yell", con Stevens sempre in forma smagliante.
Purtroppo non tutti i brani sono all'altezza: certi pezzi sono proprio fondi di magazzino di un duo che solo occasionalmente è in grado di riproporre il synth-pop-disco-post-punk esilarante dei due album precedenti, a fronte di un power pop talvolta superficiale e non di rado privo di melodie e arrangiamenti interessanti. La cover di "To be a lover" non è da buttare solo per la grande performance vocale di Idol, ma è per il resto assai derivativa. Davanti a un evidente calo di ispirazione, il disco si fonda totalmente sulle capacità dei due - la chitarra meravigliosa di Steve Stevens e l'innato, immutato carisma di Idol - nelle mani di chiunque altro, un pezzo come "Soul standing by" sarebbe semplicemente insignificante.
Il capolavoro del disco è certamente "Sweet Sixteen", una ballad elettrosynth in cui Idol contorce la propria voce ruggente nel più romantico dei crooning, con esito stupefacente, in bilico fra soul, synth pop e rock and roll. "Man for all seasons" è un altro pezzo ripetitivo, il cui maggior motivo di interesse è l'indiscutibile sei corde di Stevens, ma nulla può salvare dal loop tastiera-batteria elettronica di "Don't need a gun", e "Beyond belief" è una delle performance meno riuscite di Billy, che risulta sforzato e poco credibile in questa canzone.
Gli ultimi due brani del disco ne risollevano un po' le quotazioni: "All summer single" è un bel brano intrigante che coniuga nuovamente al meglio tastierine eighties e sensibilità soul rock; "One night, one chance" presenta un discreto crescendo costruito al meglio da Stevens e Idol col supporto del drummer Thommy Price, e chiude l'album in modo positivo.
Ciononostante, nel complesso è chiaro come la fase creativa di Idol e Stevens sia alle spalle, tant'è vero che i due stessi, separandosi dopo questo disco, mostrano di averlo compreso a loro volta. Nonostante tutto, c'è abbastanza di buono da soddisfare il fan di Idol (e anche quello di Stevens), ma se non avete una particolare fascinazione per il faux punk del ragazzo del Middlesex, l'album si può anche trascurare.
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