Usciva il 27 agosto di cinquant'anni fa "Astounding Sounds, Amazing Music", sesto album in studio dei britannici Hawkwind. Licenziato Lemmy (sostituito dal canadese Paul Rudolph, ex-Pink Fairies) e rientrato in formazione il cantante e poeta Robert Calvert, il gruppo incide un disco di transizione fra lo space prog psichedelico dei dischi precedenti e le nervose influenze new wave di quelli successivi. C'è ancora da lavorare, ma la strada presa è quella giusta.
(disco in versione estesa qui: "Astounding Sounds, Amazing Music")
Se "Hall of the Mountain King" (1974) era stato il pinnacolo della loro fase progressive, il pur rispettabile "Warrior on the Edge of Time" (1975) era stato un arretramento in termini di esiti artistici, che mostrava segni di autoindulgenza in alcuni e stanchezza in altri. Il bassista Lemmy, che apparteneva a questo seconda categoria, viene licenziato vigliaccamente durante un tour in cui le sue anfetamine vengono scambiate per cocaina causandone il temporaneo arresto; per chi ama i lieto fine, l'amicizia tra rocker drogati non ne risentirà più di tanto.
Nell'agosto del 1975, l'irrequieto poeta Robert Calvert ritorna nella formazione nel ruolo di cantante e autore, e il gruppo entra in studio qualche mese dopo per incidere il suo sesto lavoro in studio, "Astounding Sounds, Amazing Music". Titolo e copertina si ispirano alle riviste pulp di fantascienza "Astounding" e "Amazing Stories".
"Reefer Madness", ispirata ai film educativi contro il consumo di marijuana (di cui potete godere un saggio all'interno di "Paura e delirio a Las Vegas", film di Terry Gilliam del 1998 con Johnny Depp e Benicio del Toro), è uno dei punti più elevati del disco: se Robert Calvert contribuisce già col suo cantato nervoso a reindirizzare le fantasie degli Hawkwind dal progressive alla new wave, la base musicale rimane ancora un articolato prog rock allo stesso tempo muscolare nella sezione ritmica (con i due batteristi Simon King e Alan Powell) e fantasioso negli strumenti solisti (Dave Brock alla chitarra, Simon House a violino e tastiere).
"Steppenwolf", ispirato al Lupo della Steppa di Herman Hesse, sono nove minuti autoindulgenti che rimandano ai momenti meno ispirati del disco precedente, con l'aggiunta della prolissità verbosa di Calvert. Si salva solo lo stupendo inciso strumentale di sax al termine dei ritornelli, che avrebbe meritato di essere impiegato in ben altra canzone. Sempre riempitivi - questa volta strumentali - che non aggiungono granché alla mitologia degli Hawkwind sono "City of Lagoons" e "the Aubergine that Ate Rangoon", rispettivamente opera del secondo batterista Alan Powell e del bassista Paul Rudolph.
Molto meglio i tre pezzi che concludono lato B ed ellepì tutto: la sardonica "Kerb Crawler", l'immaginifica, deliziosa perla di pop surreale "Kadu Flyer" del sassofonista Nik Turner e il visionario strumentale prog "Chronoglide Skyway" del violinista-tastierista Simon House, che ne fanno una delle sequenze migliori della carriera della formazione britannica.
Gli Hawkwind promuovono l'album con un tour britannico di 17 date che inizia il 15 settembre e si conclude il 5 ottobre del 1976, dopodiché licenziano Nik Turner e Alan Powell e proseguono il tour a dicembre con altre 8 date mentre incidono il nuovo singolo "Back on the Streets". Il litigioso gruppo si prepara così a incidere il nuovo album, "Quark, Strangeness and Charm", all'inizio del 1977.
- Prog Fox
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