Viene pubblicato il 30 giugno di quarant'anni fa "Revenge", quinto album del duo synth pop britannico degli Eurythmics, formato dalla cantante Annie Lennox e dal polistrumentista Dave Stewart. Il successo in classifica è eccellente e ben quattro singoli ("Missionary Man", che vince anche un Grammy, #14 negli USA; "the Miracle of Love", #2 Spagna, #10 Irlanda, #23 UK; "Thorn in my side", #10 in UK; "When tomorrow comes", #7 Australia e Italia, #30 UK) vanno ai primi posti delle classifiche di mezzo mondo.
(disco completo qui: "Revenge")
Quando giungono alla pubblicazione del loro quinto album "Revenge", Annie Lennox e Dave Stewart sono raffinate pop-star e hanno già subodorato il vento del cambiamento: dopo il successo del Live Aid il synth pop è in discesa e stanno tornando di moda le band e il rock, e quindi per gli arrangiamenti del nuovo disco sono necessari un po' più di chitarra e un po' più di strumenti elettroacustici (d'altronde non stanno facendo lo stesso anche gli Spandau Ballet? e che Annie Lennox si fa lasciare indietro da Tony Hadley?).
I risultati commerciali sono eclatanti: numero 3 nel Regno Unito, numero 12 negli Stati Uniti, piazzamenti in classifiche di tutto il mondo di album e dei (ben quattro) singoli. Ma artisticamente questo "Revenge" com'è? Un disco di transizione? O la nuova direzione si è già fatta poetica compiuta?
La risposta è difficile da dare: "The Miracle of Love" è certamente qualcosa di diverso dai fasti di "Sweet Dreams", un brano dalla forza strabordante che decide di puntare sull'umanizzazione sempre più accentuata dell'ex-androgina robotica Lennox. Qui siamo dalle parti del capolavoro assoluto, senza ombra di dubbio.
Altre tracce corrono sulla vocalità cristallina della cantante: "Thorn in my side" si apre con una combinazione chitarra pulita/assolo di sax che lascia perplessi, ma il ritornello sixties con coro femminile è irresistibile; "When tomorrow comes" deve essere stata imparata a memoria dai Roxette; e quindi?
Per convincerci di averla sfangata anche sta volta, il duo ci trascina al finale di "I remember you", che con il suo lento crescendo e le sue diverse figure musicali ci porta nei territori del miglior soul bianco. E non ci da nemmeno fastidio il suono eccessivamente sintetico delle tastiere di sottofondo: Annie è semplicemente troppo divina e maestosa.
Ma nonostante tutto se dobbiamo scegliere un brano da ascoltare prima di andare a letto, andiamo tutta la vita con "The Miracle of Love". Dispiace?
- il Compagno Folagra
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