Veniva pubblicato il 26 maggio di quarant'anni fa "the Final Countdown", terzo album degli hard rocker svedesi Europe. Non c'è bisogno di sottolineare come la title track sia diventato uno degli inni più famosi degli anni ottanta, con il singolo al #1 in venticinque paesi e milioni di copie dell'album vendute.
(disco completo qui: "The Final Countdown")
Nel 1985 gli Europe si trovano in un momento particolarmente favorevole della loro carriera: il bombastico hard rock anni '80 (spesso anche chiamato glam rock/metal) si è fatto strada nelle classifiche, grazie a band come Motley Crue ("Shout at the devil", 1983) e Def Leppard ("Pyromania", sempre del 1983); e il successo del mediometraggio svedese "On the loose" (in cui compare la band) porta il brano "Rock the night", che hanno prodotto per la colonna sonora, in classifica in patria - cioè la Svezia.
La band decide che è ora di diventare più 'internazionale', e discute sulla scelta del produttore: quello dei Journey, quello di Bon Jovi o quello degli Scorpions? Vince Kevin Elson (Journey), che pomperà talmente le tastiere da fare imbestialire il chitarrista John Norum al punto che lascerà la band dopo poche date del tour.
Nel marzo 1986 il gruppo completa le registrazioni, e l'album esce a maggio. Ma al di là dello straordinèrio successo della title track, l'album di cosa sa? Sa di qualcosa? O stiamo parlando di una one-hit wonder attorniata da nove tracce inutili?
No, non è una one-hit wonder. Chiaramente qui l'ambito in cui si opera è l'hard rock anni '80, con i suoi pregi e i suoi difetti. Anche se non si capisce perché ci si debba mettere sempre sulla difensiva: nessuno critica una band che fa reggae per il fatto che incarni al meglio il genere che si propone di fare. Quindi cotonatevi i capelli, indossate il giubbotto di jeans senza maniche, e preparatevi a 40 minuti di batteria col riverbero, assoli in shred e suoni di tastiera da videogames.
L'album si apre subito col capolavoro assoluto della band: "The Final Countdown" ci porta immediatamente nel territorio spazial-romantico del gruppo, fra le stelle e i pianeti della copertina kitschissima. Oltre a essere aperta da uno spettacolare, orecchiabilissimo riff di tastiera, la canzone vede Joey Tempest (al secolo Joakim Larsson da Stoccolma) in una performance vocale che non ha nulla da invidiare a quella delle grandi tenor metal voices di oltremanica e oltreoceano.
Il disco prosegue poi con un altro 1-2 micidiale: "Rock the night" (ri-registrata dopo il successo in "On the loose"), classico rockettone con John Norum in evidenza e un bridge davvero inusuale che conduce al ritornello da coro da stadio; e poi la ballatona "Carrie", altro brano che giustamente spopolò in classifica, e che ricorda quasi lo stile di certe ballad degli Scorpions.
Il resto dell'album non riesce a reggere il passo del trittico iniziale, ma rimane comunque di buon livello: musica da colonna sonora di film d'azione degli eighties, perfetta come main theme di un action di Carpenter o McTiernan, o per un viaggio in macchina in piena estate.
- Supergiovane
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