lunedì 20 aprile 2026

St Vincent: "Live in London" (2026)

Usciva il 20 marzo scorso "Live in London", live album (con orchestra sinfonica) della multistrumentista e cantautrice statunitense St Vincent con il veterano Jules Buckley sul podio. Un'ora e venti in cui la poliedrica musicista mette in mostra tutte le facce del proprio talento, distillando vent'anni di carriera in un disco potente, splendido, perfettamente a fuoco.



(disco completo qui: "Live in London")

L'abbiamo nominata invano nella nostra ultima recensione, per combinazione anch'essa di un album dal vivo di una musicista di grande talento, e il paragone ci é quasi inevitabilmente sfuggito: tra i complimenti che abbiamo fatto a Selah Sue c'era quello di avere una persona di scena estremamente umana, con i piedi piantati nello stesso fango in cui si muovono i cosiddetti "comuni mortali". Niente di piú lontano da Annie Clark, in arte St Vincent, che da sempre coltiva un'immagine piuttosto eterea, distaccata, e che da un certo punto della sua carriera in avanti - diciamo l'omonimo quarto album, uscito nel 2014 - ha anche assunto la maschera di una sorta di dea, distaccata e capricciosa, o di androide asettico la cui unica concessione all'umano é una certa dose di nevrosi. E cosa c'é di piú prossimo all'empireo musicale, ad un'idea astratta e elitista della musica, di un concerto con orchestra? Ed eccoci, infatti, a parlarne qui.

Giusto per chiarezza, ció che abbiamo scritto nel paragrafo qui sopra é specificamente riferito all'immagine, alla maschera di scena di Miss Clark, non certo alla sua attitudine nei confronti della musica o, meno ancora, del pubblico, durante le sue performance: St Vincent vuol dire live incendiari, densi di furia (glam-)rock, erotismo sbilenco e portamento nevrotico; in quest'ultimo aspetto é davvero molto affine allo stile di David Byrne e del primo Brian Eno. E speriamo che il paragone metta in chiaro quanto St Vincent sia amata da chi scrive.

Ma eccoci dunque, finalmente, a parlare della musica. Non sorprende piú di tanto che spazi abbondanti vengano impiegati per canzoni dai primi due dischi (specie "Actor"), il cui pop sinfonico puó qui evolversi da carboncino ad affresco luminoso, per usare una metafora pittorica: ci sentiamo di citare, tra le altre, "Now, Now", "The Strangers", "Paris is Burning" e "Black Rainbow" come esempi di brani che sembrano schiudere le ali e lanciarsi per la prima volta in un volo spettacolare, finalmente sviluppate appieno. Dall'altro lato dell'equazione, troviamo i brani piú pendenti verso il rock come "Marrow" (sempre da "Actor") e "Digital Witness", ma anche la floydiana "Live in the Dream" (da "Daddy's Home") e gli estratti dal recente capolavoro "All Born Screaming" ("Hell is Near", "Reckless", "Violent Times") che si accendono di un'energia nuova ed elettrizzante, grazie alle sessanta bocche da fuoco a supporto della band.

"Masseduction" é rappresentato con "Smoking Section" prima e, nella seconda parte, da "Los Ageless", "New York" e la chiusa di "Slow Disco", una canzone pop coi controstracazzi se chiedete a noi. C'é spazio per la colonna sonora del documentario "Nowhere Inn", ma niente dal disco della consacrazione "Strange Mercy", che pure di candidati naturali per un trattamento sinfonico ne offrirebbe: niente "Cheerleader"? Niente "Cruel"? Niente "Champagne year", per dirne solo 3? Parlare di nota stonata sarebbe blasfemo, poiché non si trova una nota che sia fuori posto su questi solchi, ma a questo fan di vecchia data sarebbe piaciuto.

Ma anche senza avere tutto quello che vogliamo, ci sentiamo davvero di promuovere a pieni voti questo "Live in London", che sfrutta fino in fondo le potenzialitá di un concerto con orchestra, aggiungendo dimensioni superiori e colori nuovi a brani nuovi e meno nuovi, senza mai snaturarli. Un lavoro dall'equilibrio squisito per un risultato che ci presenta queste diciannove canzoni in una forma che non esitiamo a definire, uh, definitiva. E rimaniamo con l'acquolina in bocca, aspettando la prossima mossa che St Vincent ha in serbo per noi.

- Spartaco Ughi

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