giovedì 23 aprile 2026

Jethro Tull: "Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die!" (1976)

Usciva cinquant'anni fa oggi "Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die!", nono album in studio dei prog rocker britannici Jethro Tull. Uscito all'alba dell'era punk, è un concept su un rocker caduto in disgrazia col cambio delle mode che sembra essere una precoce risposta all'attacco frontale portato da Ramones, Sex Pistols e Clash al vecchio ordine musicale. Purtroppo, non pienamente riuscito.



(disco completo qui: Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die!)

Perso il bassista Jeffrey Hammond, stanco della vita da rock'n'roller, l'allegra ciurma dei Jethro Tull imbarca a bordo il bassista John Glascock, ex-membro dei Carmen, gruppo prog dalle influenze latine da poco scioltosi dopo la pubblicazione del suo terzo album "the Gypsies". Il leader del gruppo, il cantante e flautista Ian Anderson, cerca di scrivere un musical, non per la prima volta: il soggetto è un rocker attempato, Ray Lomas, che del tutto casualmente assume in copertina le fattezze di Anderson stesso. Non si realizzano né un musical né un film da questa idea, ma il nono album del gruppo, "Too Old to Rock 'n' Roll: Too Young to Die!", che casualmente ma in modo molto sincronico viene pubblicato lo stesso giorno del disco d'esordio dei Ramones.

Il disco racconta la parabola di Ray Lomas, rocker fuori moda che ritorna al successo vincendo un quiz televisivo, che gli consente nuovamente di avere ricchezza. Un incidente motociclistico però lo manda in coma, dal quale esce per scoprire che il suo vecchio stile è tornato di moda. Anderson, in un certo senso, ammonisce le giovani leve della musica sul fatto che anche loro invecchieranno, verranno sostituiti, e che forse è più importante rimanere fedeli al proprio modo di essere che inseguire una fama effimera.

L'idea può anche essere interessante, ma l'album, purtroppo, non lo è tantissimo: la scelta di Anderson e soci (Martin Barre alla chitarra dal 1969, John Evan alle tastiere dal 1970, Barrie Barlow alla batteria dal 1972) è di realizzare un disco essenzialmente semiacustico, con la maggior parte dei brani condotti da chitarre acustiche, con tastiere in ruolo decorativo, basso elettrico molto secco, e chitarre elettriche e batteria assai trattenute. Quello che avviene a livello di arrangiamenti è che i pezzi suonano troppo leggeri e asciutti, senza avere la genuinità del folk da un lato né la pomposità e l'estro del progressive dall'altro ("Bad-eyed and loveless", "Big Dipper"). Una sintesi assai migliore dei due stili verrà di fatto solo con il successivo "Songs from the Wood" (1977).

Non solo, diversi sono i rimandi musicali ad altri pezzi del gruppo che mostrano forse come la creatività di Anderson sia un po' alla corda: "Salamander" riprende l'inizio di "Cold Wind to Valhalla", e al di là di apprezzare lo stile di Anderson alla chitarra acustica non aggiunge molto al canone del gruppo; il brano che da il titolo all'album, che dovrebbe rappresentare il pinnacolo del disco, non è affatto male, ma resta un mid tempo dimesso, modulato su sequenze melodiche ricorsive che ricordano troppo canzoni famose del gruppo (come "A new day yesterday" e "To cry you a song"), e soprattutto troppo lungo e ripetitivo. Splendido l'assolo di chitarra di Barre in "Taxi Grab", brano che altrimenti ha poco di memorabile, ma che almeno offre un arrangiamento più energico.

I pezzi più significativi diventano così "Crazed Institution", con un ritornello brillante e una propulsione ritmica vigorosa; la malinconica ballata "To a dead beat from an old greaser" (con assolo di sax struggente dell'usuale collaboratore David Palmer); e l'epos malinconico della conclusiva "the Chequered Flag", mentre rimangono misteriose le esclusioni di due pezzi come "A Small Cigar" e "Strip Cartoon", probabilmente motivate da una minore attinenza al concept dell'album. Non che il resto del disco sia narrativamente così solido e chiaro, per cui avrebbero sicuramente fatto bene al valore generale del disco (sin dal remaster del 2002, per fortuna, le due canzoni sono incluse in tutte le versioni dell'album).

Per i Jethro Tull sbagliare del tutto un album restava, negli anni settanta e oltre, una impresa pressoché impossibile; "Too old to rock'n'roll..." rimane comunque un episodio minore del loro catalogo, ricordato universalmente dai fan solo per la title track.

- Prog Fox

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