giovedì 23 aprile 2026

Rolling Stones: "Black and Blue" (1976)

Esce cinquant'anni fa oggi "Black and Blue", tredicesimo album dei Rolling Stones, registrato nel mezzo di problemi legali, dipendenza del chitarrista Keith Richards dall'eroina, e abbandono del chitarrista Mick Taylor, stufo di essere trattato come un comprimario e di avere le proprie idee musicali 'rubate' da Richards e dal cantante Mick Jagger, che rifiutano quasi sempre di riconoscere crediti compositivi ad altri (motivo per cui litigano anche con il tastierista Billy Preston, a cui rubano "Melody"). Le sessioni del disco diventano un modo per fare audizioni di chitarristi quali Wayne Perkins, Rory Gallagher e Harvey Mandel, con la scelta finale sull'amico Ronnie Wood. Gli Stones rimarranno in questa configurazione fino al gennaio del 1993.



(disco completo qui: "Black and Blue")

Una copertina decisamente discutibile, col perplesso faccione gigante di Mick Jagger infastidito da un molesto Keith Richards, non fa in alcun modo sospettare quale possa essere il contenuto di "Black and Blue", tredicesimo album dei Rolling Stones. Il gruppo inglese già multimilionario e immerso in uno stile di vita quantomeno deprecabile decide di dichiarare il manifesto artistico del disco non tanto attraverso le teste de-collate dei suoi cinque membri quanto attraverso il pezzo di apertura, annunciando che quella che seguirà è "Hot Stuff", roba buona.

È davvero roba buona? Si è fatto un gran parlare del valore degli album di metà anni settanta degli Stones: dopo una sequenza clamorosa di successi artistici e commerciali che parte con "Beggars Banquet" (1968) e prosegue con "Let it bleed" (1969), "Sticky Fingers" (1971) ed "Exile on Main Street" (1972), nessuno degli album successivi acquisterà mai la rilevanza tra critici e fan dei dischi summenzionati: né "Goats Head Soup" (1973), né "It's only rock'n'roll" (1974), né questo "Black and Blue", che peraltro arriva dopo la clamorosa perdita di Mick Taylor, chitarrista con il gruppo dal 1969 e alter ego virtuoso del grezzo Keith Richards, fondatore e leader del complesso assieme al cantante Mick Jagger. Il disco, che molta critica considererà la prova della ormai irrilevanza culturale e della poca influenza residua degli Stones, esce simbolicamente lo stesso giorno in cui esce il primo album dei Ramones.

Gli Stones stessi non hanno una particolare opinione positiva di "Black and Blue": Richards si limita a commentare che hanno usato le sedute di registrazione per trovare un nuovo chitarrista, Jagger ammette che la loro concentrazione sulla musica e sulla composizione era non del tutto a fuoco, tutti ricordano che Richards era in una fase particolarmente complicata del suo rapporto con l'eroina, e Taylor afferma di essersene andato per una lunga serie di motivi, dall'incapacità di stare al passo con lo stile di vita da rockstar degradata dei suoi compari al fatto che i suoi apporti compositivi non erano riconosciuti dai padroni del marchio Jagger & Richards, che avevano la tendenza a intestarsi i crediti di tutti i brani del gruppo (cosa che farà arrabbiare anche Billy Preston, tastierista amico del gruppo che toglierà loro la parola proprio dopo l'uscita su questo disco di "Melody", suo brano rubato dai due figuri di cui sopra dopo una jam session).

Jam session! Ecco una parola che si addice alla descrizione di questo disco: la necessità di testare diversi chitarristi fa sì che gli Stones passino il tempo immersi in jam e improvvisazioni, cosa che emerge con forza da gran parte delle tracce dell'album, come "Hot Stuff", "Hand of Fate", "Hey Negrita!" (da cui prenderanno il nome alcuni amici aretini), la lunga ballata "Memory Hotel" (in cui Jagger duetta alla voce con Richards), "Crazy Mama" e anche "Melody" stessa. Per cui, tutto sommato, "Black and Blue" ha il merito di essere un disco genuino e spontaneo, in cui gli Stones provano diverse idee (come il reggae in "Cherry Oh Baby") con grande naturalezza, divertendosi in modo anche svagato e finendo per intrattenere e divertire l'ascoltatore. Tra i chitarristi provinati i cui contributi finiscono sul vinile troviamo il sessionman americano Wayne Perkins ("Hand of Fate", "Memory Hotel", "Fool to cry"), l'ex-Canned Heat Harvey Mandel ("Hot Stuff", "Memory Hotel"), e l'inglese Ronnie Wood (ex membro del Jeff Beck Group e dei Faces con Rod Stewart, presente su "Cherry Oh Baby", "Hey Negrita" e "Crazy Mama", oltre che nei cori di un po' tutto il disco).

Al centro del disco troviamo invece "Fool to cry", una ballata malinconica e dolcissima, talmente dolce che si vocifera che un Richards strafatto si addormentasse quando la eseguivano nei concerti (il che non ne diminuisce la bellezza).

Alla fine delle sedute di registrazione emerge con il ruolo di quinto Stone l'amico Ronnie Wood, un risultato che forse non sorpende nessuno sapendo che già un paio di anni prima aveva contribuito a un paio di brani di "It's only rock'n'roll", e che soprattutto Richards sembrava orientato a scegliere come suo compagno alla sei corde un musicista esperto, inglese, con le stesse radici e una certa dose di successo internazionale, e che condividesse lo stile di vita del gruppo. La scelta pare essere stata appropriata, visto che gli Stones non cambieranno formazione fino al 1993 e che Wood è rimasto un Rolling Stone ormai per cinquant'anni.

- Prog Fox


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