Il 23 aprile del 1976 viene pubblicato in sordina un album registrato nel febbraio dello stesso anno a New York. Si tratta del debutto di un quartetto di scapestrati ragazzacci della classe media, che da un paio d'anni suonano al CBGB concerti da venti minuti con canzoni lunghe due. Stiamo parlando del debutto discografico eponimo dei Ramones, un disco che ha cambiato la storia del rock'n'roll.
(disco completo qui: "the Ramones")
1976. La musica rock è diventata appannaggio di milionari cocainomani sopravvissuti all'era degli hippie, troppo spesso blanda musica da nostalgici della propria giovinezza. Vero che la cocaina produce anche "Station to Station" di David Bowie, ma più spesso soft rock sempre più enervato, professionale ed esangue. Negli Stati Uniti ci sono James Taylor, Jefferson Starship e Crosby, Stills & Nash. In Gran Bretagna gli intellettuali del progressive che non stavano precipitando verso il pop seguendo il successo di "the Dark Side of the Moon" si inerpicavano su strade sempre più ardite e incomprensibili al pubblico (un po' come era successo ai jazzisti degli anni cinquanta rimpiazzati come eroi degli afroamericani dagli artisti soul e r&b). La rivoluzione parte da New York, che ospita e nutre i due principali movimenti musicali e culturali di rifiuto di questa società, che sta per generare il thatcherismo e il reaganismo degli anni ottanta, ovvero il punk e la disco, sui due opposti versanti emotivi dell'odio e dell'amore, ma comunque sempre all'insegna del rifiuto.
I Ramones (Dee Dee, Tommy, Joey e Johnny), con i loro jeans strappati e i loro giubbotti di pelle, ignorarono completamente le mode e le sofisticazioni. Arrivarono come un buco nero nei romanzi di fantascienza, fagocitando tutto ciò che c'era prima e che era destinato a cadere nella loro orbita gravitazionale - il rock and roll spontaneo degli albori, Lou Reed, Iggy Pop, le New York Dolls, Patti Smith - rigenerandolo e trasformandolo in tutto ciò che sarebbe stato il futuro, in Inghilterra e in America - i Sex Pistols, i Clash, l'hardcore. Poterono farlo perché avevano due qualità: una totale spontaneità, e una totale indifferenza a tutto ciò che avevano attorno. Volevano solo suonare pezzi di rock and roll a tutta velocità e a tutto volume, senza alcun messaggio, senza alcuna ideologia e senza alcuna tecnica, peraltro, ricordando a migliaia di giovani in tutto il mondo da dove veniva il rock: dalle cantine dei bluesmen che suonavano assoli incerti su chitarre elettriche prese in prestito, dai garage americani degli anni sessanta in cui provavano i Trashmen di "Surfin' bird" e infiniti gruppi che contribuirono al suono acido della psichedelia, dalle soffitte inglesi in cui gli adolescenti sognavano il blues e la California ascoltando vecchi dischi di Chuck Berry, imparando a suonare accompagnando i propri lp.
Il rock si era perso: era diventato roba da ricchi, da tecnici, da virtuosi, da professionisti. Doveva tornare nelle mani creative dei teenager e dei ventenni, e per farlo serviva qualcuno che ricordasse loro da dove si era partiti. Il ritorno alle origini non era mera nostalgia, però: si univa a quella indifferenza totale, più nichilista del nichilismo, tanto che non fregava loro niente neanche del nichilismo, né potevano immaginarsi di indignare i borghesi con un titolo nazistoide come "Bliztkrieg Bop", vero manifesto della band; e, musicalmente, al chiaro messaggio che la musica dovesse essere più rumorosa possibile. Non necessariamente sgradevole, come vollero essere altri dopo di loro, ma semplicemente fast'n'heavy - quanto più veloce e quanto più pesante le loro capacità e il loro equipaggiamento (modesti entrambi) consentissero.
Senza i Ramones, ci sarebbero stati comunque la new wave e il synth pop, persino la no wave: in Europa c'erano i Kraftwerk e David Bowie, in America c'erano Patti Smith, David Byrne coi suoi Talking Heads, e Iggy Pop. Le loro opere coeve ci mostrano che gli intellettuali, col loro punto di vista intellettuale ed artistoide, avrebbero comunque creato capolavori. Ma sarebbe stata musica per intellettuali. Non ci sarebbero stati l'hardcore, il college rock, nemmeno il grunge, senza "Now I wanna sniff some glue" e "I don't wanna go down to the basement", storie di orrore urbano da fare impallidire i Velvet Underground convertite in storielle ironiche da due minuti e tre accordi l'una. Se non si è ancora capito, "Ramones" è semplicemente un capolavoro, che va ascoltato dall'inizio alla fine. Non vi ci vorrà molto: sono 14 canzoni per un totale di 29 minuti, un campionario da fare impallidire le stupid songs zappiane o il "Commercial Album" dei Residents.
I Ramones divennero giustamente una istituzione del rock: nessun gruppo ebbe - paradossalmente - un impatto ideologico così forte nel decennio, ricordandoci ancora una volta che per essere dei rocker bastano una chitarra scordata, un basso, una batteria fuori tempo e un microfono che funzioni. I giovani neri dei ghetti presto ci avrebbero mostrato che sarebbe bastato ancora meno: un mangiacassette e un microfono. Certo, le corporation avrebbero imparato presto a sfruttare il punk, l'hardcore, persino il rap, per fare soldi, e generare una nuova generazione di milionari cocainomani. Ma questa è un'altra storia.
- Red
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