Usciva vent'anni fa oggi "Ballad of the Broken Seas", acclamato album del duo di cantanti, interpreti e autori Isobel Campbell (scozzese ex-Belle and Sebastian) e Mark Lanegan (americano ex-Screaming Trees e Queens of the Stone Age).
(disco completo qui: "Ballad of the Broken Seas")
Isobel Campbell da Glasgow, classe 1976, ha raggiunto la fama con i Belle & Sebastian coi quali ha inciso dal 1996 al 2002; ma poi lascia il gruppo per intraprendere una proficua carriera solista. A trent'anni esce "Ballad of the Broken Seas", che nasce dall'idea di una collaborazione con Mark Lanegan, guru della scena alternativa che ha cantato e suonato per Screaming Trees, Mad Season, Gutter Twins e Queens of the Stone Age. L'idea è di sporcare e completare un pacchetto di brani composto dalla Campbell in chiave folk rock, e il risultato è un trionfo.
Si tratta infatti di uno dei dischi più puramente folk rock usciti dal decennio scorso: non c'è il solito flirt con la psichedelia o con la new wave che domina la lettura folk-pop degli "indie" e degli hipster. Si tratta di musica che basta a se stessa, dalle coordinate essenziali, che tutt'al più approfitta del baritono di Lanegan per spostarsi su coordinate di country rock polveroso, in cui il deserto e le distese americane scompaiono in favore delle brughiere inglesi e dei sobborghi industriali.
La Campbell e Lanegan mescolano le proprie voci con sapienza, come nella waitsiana "The False Husband", che alterna una chitarra twang su tappeto morriconiano a un folk in 3/4; "Black Mountain" si spinge a saccheggiare il noto brano tradizionale "Scarborough Fair"; si torna al country con una cover di un vecchio brano di Hank Williams, "Ramblin' Man", per poi dedicarsi a un folk jazz che ricorda i Pentangle con "Saturday's gone"; anche se poi forse il brano migliore è lo strumentale "It's hard to kill a bad thing", composto dal brillante chitarrista del progetto, lo scozzese Jim McCulloch, che ricorda le più belle partiture acustiche di Jorma Kaukonen con gli Hot Tuna.
L'album riesce a fondere l'anima folk della Campbell con quella grunge di Lanegan passando per quello che è il tratto di unione fra i due generi, ovvero l'essenzialità. Il disco non ha nulla di barocco neppure quando un delicato arrangiamento orchestrale o un violino si insinuano fra le voci dei due cantautori (come nella più bella ballata del disco, "Honey child what can I do?"); ed è in questo che rappresenta assieme uno sguardo sul passato rurale della musica popolare, e un rifiuto della sofisticazione commerciale di chi ne ha ripreso i tratti, magari anche con efficacia, ma senza però coglierne l'anima, negli anni zero.
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