Usciva trent'anni fa oggi "Made in Heaven", unico album in studio postumo dei britannici Queen. Orfani del cantante e pianista Freddie Mercury, i suoi colleghi reincidono alcuni brani solisti di Mercury o completano tracce non finite che risalgono perlopiù alle sedute di registrazione degli ultimi due album del gruppo, "the Miracle" e "Innuendo", utilizzando la voce del cantante. Disco inessenziale ma dignitoso, con punte di eccellenza ("A winter's tale", "Heaven for Everyone").
(disco completo: https://tinyurl.com/2tmsxj4e)
Dei Queen si può dire tutto, tranne che non gli mancasse il cattivo gusto. Kitsch, camp, eccessivi, a partire dal loro portavoce Freddie Mercury (chiamarlo leader di un quartetto di personalità musicali e umane così forti non gli si addice), proseguono il gioco anche dopo la morte di Freddie, avvenuta nel 1991, completando una serie di brani rimasti incompiuti o rinnovandoli, e chiamando l'esito finale di questo lavoro "Made in Heaven", gioco di parole tra 'creato in Paradiso', dove il compianto Freddie risiede, e il titolo di una canzone di Freddie Mercury tratta dal suo album solista "Mr Bad Guy" del 1985, che appare qui riarrangiata e riregistrata dai tre superstiti (il chitarrista Brian May, il batterista Roger Taylor, e il bassista John Deacon).
Operazione furba, nostalgia di un amico da pochissimo scomparso (non sono passati nemmeno cinque anni) oppure tributo sincero? Gli oculati multimilionari britannici non avevano allora né hanno oggi bisogno di denaro; per cui tendiamo a pensare che siano più nostalgia e tributo a guidare il lavoro, anche se la lucidità di selezionare e completare il lavoro adeguatamente non sempre è presente. Quindi: disco per completisti, per fan, anche se qualche traccia reca con sé un valore assoluto che sarà piacevole scoprire anche per il credente occasionale e non il devoto più devoto.
"A winter's tale" è indubbiamente il capolavoro dell'album: un brano di una malinconia struggente, che oltre a una interpretazione vocale pazzesca di Mercury gode di un espressivo, sognante arrangiamento di chitarra elettrica da parte del sempre bravissimo Brian May. Il brano risale alle sessioni di registrazione di "Innuendo", ultimo disco completato quando Freddie era ancora vivo. Come raccontano i Queen superstiti e i loro collaboratori, Freddie Mercury, dopo avere completato il disco, continuò a scrivere e a chiedere ai colleghi di scrivere, e finché poté continuò a incidere canzoni e parti di canzoni in modo che potessero essere utilizzate dopo la sua morte ('Get me to sing anything, write me anything and I will sing it and I will leave you as much as I possibly can'). Oltre a "A winter's tale", altre due canzoni sono state realizzate in questo modo, la straziante "Mother Love", ultima prova vocale incisa da Mercury, e l'evitabilissima "You don't fool me", un brano disco che appare essere poco meno che un riempitivo. Incredibile - e da sottolineare - quanto Mercury, a pochi mesi dalla morte, fosse ancora in grado di esibirsi in esecuzioni pazzesche come quelle di "A winter's tale" e "Mother Love".
Per completare l'album, si è ricorso così ad altri blocchi di brani: due vengono dalle sessioni di "the Miracle" (1989), ovvero "Too much love will kill you", una ballata romantica scritta da Brian May, non particolarmente memorabile ma con una prova vocale di Freddie da paura, e "My life has been saved", scritta dal bassista John Deacon e caratterizzata dalla stessa atmosfera positiva e senza retorica della coeva "Friends will be friends". Un terzo brano inedito, "Let me live", era stato inciso nel 1984 per "the Works".
Altre due canzoni sono semplicemente tratte dal disco solista di Mercury "Mr Bad Guy", nel quale le tracce strumentali sono state rimpiazzate da quelle degli altri tre Queen, "Made in Heaven" (che da il titolo all'album) e "I was born to love you", senza infamia e senza lode e certamente inessenziali rispetto alla loro esistenza precedente; analoga opera è stata poi realizzata su "Heaven for everyone", scritta da Roger Taylor e incisa inizialmente con il suo gruppo secondario Cross e con Freddie Mercury nel 1987: in questo caso però il risultato è interessante e meritorio, rispetto ai due pezzi summenzionati.
Aprono e chiudono il disco due frammenti musicali incisi da Mercury nel 1981, intitolati "It's a beautiful day", e rimasti inediti, ai quali i Queen e il produttore David Richards agganciano una breve coda strumentale.
Meglio trascurare di commentare i 22 minuti della traccia nascosta del disco, assolutamente inutili ed evitabili sbuffi di tediose tastiere; così come totalmente deprecabile la scelta di inframezzare su alcuni brani estratti di 'yeah' e 'ooh' di Mercury presi da canzoni pubblicati in dischi precedenti o esibizioni dal vivo.
"Made in Heaven" è una buona idea realizzata in modo mediocre. Di fatto, appena metà dell'album ha dignità pari alle canzoni dei dischi precedenti ("A winter's tale", "Mother Love", "My life has been saved", "Heaven for everyone"), con un paio di buoni riempitivi ("Let me live" e "Too much love will kill you") e il resto insustanziale o evitabile ("You don't fool me", "Made in Heaven", "I was born to love you", il brano nascosto), oppure inutilmente modificato ("It's a beautiful day"). Perché non si sia ricorso magari a un paio di B-side di singoli, anche riarrangiati, rispetto a certe scelte bizzarre, non lo sapremo mai. Anzi no, lo sappiamo: quel tocco di kitsch e di cattivo gusto. Freddie, ci manchi.
- Prog Fox
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