venerdì 24 ottobre 2025

Smashing Pumpkins: "Mellon Collie and the Infinite Sadness" (1995)

Usciva trent'anni fa oggi uno dei dischi più rappresentativi degli anni novanta, "Mellon Collie and the Infinite Sadness" degli Smashing Pumpkins.



(disco completo qui: https://tinyurl.com/23hba7s2)

C'è un momento in "Muzzle" - ed è uno dei tanti momenti epici di "Mellon Collie" - in cui William Patrick Corgan prende respiro dopo una delle ennesime calvalcate emotive ed elenca quello che il suo cuore e la sua mente "sanno".
Billy (noi) sa (sappiamo) esattamente dove siamo, il (non) significato del tutto, la nostra distanza dal sole.
E soprattutto: ci è nota la solitudine del cuore, ci è noto il vuoto della gioventù.

Nichilismo di maniera ed estetizzato?
Certo (e dove sarebbe la novità, poi?).
Ma anche splendida celebrazione del qui e dell'ora. Di quel momento in cui si è belli perchè disperati, fragili e - soprattutto - giovani.

E chi scrive, infatti, pensa che proprio questa sia - a 30 anni dalla pubblicazione - la struggente cifra di questo mastodontico e meraviglioso doppio album: un "cahier de doleance" sulla caducità e fragilità della gioventù, un grido di dolore verso il mondo di vampiri che ci circonda, una goccia di splendore gettata sulla vacuità del tutto.

"Mellon Collie And The Infinite Sadness" è totalizzante nel suo essere pretenzioso, enorme, derivativo, strabordante.
Quello che succede quando partono le prime note del brano introduttivo, una semplice ed apparentemente innocua melodia accennata al pianoforte, è un tatuaggio che resta sulla pelle, per sempre. E quando poi "Tonight Tonight" fa esattamente capire a che gioco giochiamo - barocco, magniloquente, irripetibile - non è più possibile scappare dallo spettacolo ed abbandonare la scena.
Gli Smashing cambiano pelle, ma poi quando appaiono sul palco con la loro potenza insensata ("Jellybelly", "Zero") ecco che li riconosciamo e capiamo che da questo momento in poi potrebbero fare di noi quello che vogliono.
E lo fanno: "Bullet.." è il pezzo che Billy destina all'epopea, ai manifesti nelle camerette, all'estetica post-grunge.

La macchina gira a pieno ritmo ("the airplane flies high") e sa alternare tutte le marce possibili: dall'industrial di "Love" al glam/dream di "Cupid" e "Muzzle", fino al quasi prog di "Porcelina".
L'intermezzo di "Take me down" potrebbe già avere saziato il cuore ma Billy e i suoi hanno ancora molte frecce all'arco.
Il primo pezzo del viaggio ci accompagnava dall'alba a tramonto mentre il tratto mancante ci porterà dal crepuscolo alla notte stellata.
E questo secondo nel pieno dei giri del motore: "Where the boys.." e "Bodies" sono un frullatore che senza soluzione di continuità da prova di quanto granitico sia il muro del suono che la batteria di Chamberlin e il basso della mai troppo rimpianta D'Arcy tessono e su cui si innestano le chitarre di Iha e Corgan.
La delizia della terna pop "33" e "Arms of Sleep" e "1979" è un preludio alla deflagrazione di "Tales of a Scorched Earth" e soprattutto a "Thru the Eyes of Ruby", forse il brano più ambizioso e carsimatico dell'opera.
Nella durata dei suoi 7 minuti quello che vedono gli occhi di Ruby è stampato anche nel nostro sguardo: fragilità, tremori, gioia dell'effimero (una nota, inoltre, sintomo dell'assoluto stato di grazia di Corgan: il bridge quasi buttato lì alla fine del pezzo avrebbe fatto la fortuna di chissà quante altre band...).
Dobbiamo tirare il fiato e la miracolosa "Stumbeline" ci riesce ma è una breve parentesi prima che "XYU" ci ributti - per l'ultima volta - nel pieno del vortice.

Il secondo atto è quasi finito: i pezzi che ci portano alla fine dell'opera sono affascinanti instanteee glam-rock in cui specchiarsi un ultima volta prima dei saluti.
"Farewell and goodnigh" ci accompagna alla chiusura del sipario: la scintilla del cuore giovane ("better to burn out") è accesa per durare. Almeno nella nostra memoria, almeno nella nostra volontà di attaccarsi ad essa e al momento in cui "our lives were forever changed".

- il Compagno Folagra

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