venerdì 1 novembre 2024

Megadeth: "Youthanasia" (1994)

Esce trent'anni fa oggi "Youthanasia", sesto album dei Megadeth. Successo commerciale con oltre un milione di copie vendute, disco di platino in America dove raggiunge il #4 in classifica, viene considerato l'ultimo classico della band.



(disco completo qui: https://tinyurl.com/4nxpezd5)

Il successo del Black Album dei Metallica cambia le carte in tavola nel mondo dell'heavy metal, che piaccia o meno. I Megadeth, in costante rivalità con i nemici storici del leader, cantante e chitarrista Dave Mustaine, avevano cercato di combattere sullo stesso piano con "Countdown to Extinction" (1992), dal suono più limpido e dalle canzoni più lineari rispetto al capolavoro del 1990 "Rust in Peace". Il successo di pubblico e critica di "Countdown to Extinction" ingolosisce il quartetto formato, oltre che da Mustaine, dalla sua spalla storica Dave Ellefson al basso, oltre che, dal 1990, dal virtuoso della sei corde Marty Friedman e dal batterista Nick Menza, che decide di realizzare un seguito nello stesso stile (compresa la scelta di affidare la copertina al grandissimo Hugh Syme).

"Youthanasia" esce nei negozi il primo novembre del 1994, e dal punto di vista dei risultati di critica e pubblico il responso positivo è unanime. Il disco è effettivamente molto efficace, con brani di heavy metal orecchiabile e suonato con l'usuale brillantezza e tecnica dai quattro musicisti, che collaborano tutti alla stesura delle canzoni.

Il singolo di lancio è la celeberrima "A tout le monde", ballata semiacustica esistenzialista che diverrà un classico dal vivo per il gruppo; ma numerosi sono i pezzi di assoluto livello, come l'apertura di "Reckoning Day", la caracollante, coinvolgente "Train of Consequences", l'innodica, meditabonda "Blood of Heroes", o la rassegnata rabbia esistenziale di "I thought I knew it all"; e tutto sommato sul disco non c'è nemmeno una canzone brutta o inutile, sebbene l'orecchiabilità e l'immediatezza del disco qualche sospetto lo facciano sorgere, come nel bombastico tempo medio melanconicheggiante "Addicted to Chaos" o nel ritornello piacione "Elysian Fields". A sopperire alla mancanza di un pezzo epico di ampio respiro, vera differenza in negativo rispetto ai due album precedenti, non basta il pur ottimo finale dell'aggressiva "Victory", caratterizzata da una fenomenale sequenza di assoli.

Forse anche per questo risulta evidente la necessità di fare qualche cambiamento, perché la formula degli ultimi due album è ormai stata esaurita, seppure con successo. Quello che purtroppo avverrà è che la direzione di questo cambiamento non sarà felice. "Cryptic Writings" (1997) e "Risk" (1999) seguiranno infatti ancora una volta le orme discutibili di "Load" e "ReLoad" dei cugini-nemici Metallica.

- Prog Fox


#megadeth #davemustaine #daveellefson #martyfriedman #nickmenza

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