giovedì 31 ottobre 2024

John Cale: "Fear" (1974)

Esce nell'ottobre di cinquant'anni fa "Fear", album del compositore gallese John Cale, ex-Velvet Underground. Si tratta di una delle opere più acclamate di Cale.



(disco completo qui: https://tinyurl.com/bde3m3j5)

Per la sua quarta fatica, Cale incide a Londra negli studio della Island Records e si fa supportare dal gruppo di collaboratori dell'epoca di Brian Eno e Kevin Ayers, con cui Cale stesso aveva lavorato nei mesi precedenti. Oltre a Brian Eno stesso ci sono Phil Manzanera, chitarrista dei Roxy Music, i bassisti Brian Turrington e Archie Legget, i batteristi Fred Smith e Michael Desmarais, e le voci di Irene Chanter, Doreen Chanter, Liza Strike (tre delle coriste più presenti negli album britannici del classic rock anni settanta, dai Pink Floyd ai Manfred Mann) e Judy Nylon. Diversi degli stessi collaboratori stavano lavorando a "Taking tiger mountain by strategy" di Brian Eno, negli stessi studio.

Il risultato è uno dei dischi più acclamati e accessibili della carriera di Cale, cosa che, con uno sperimentatore così assiduo, fa sempre sospettare la presenza di un nesso non necessariamente favorevole all'opera stessa. Resta il fatto che "Fear", visto semplicemente come disco di belle canzoni, è davvero notevole; e magari noi non siamo quel tipo di recensori che richiede necessariamente qualcosa di diverso o di più. Il nervosismo nevrotico che si percepisce al di sotto della superficie di gran parte dei pezzi forse non basta a riconciliarci con la nostra anima sperimentale, anche se la placa nella meraviglia evocata dalla loro bellezza.

Il disco si apre con l'epica, ossessiva, inquietante "Fear is a man's best friend", sicuramente uno dei vertici assoluti del disco: la voce paranoica di Cale scivola lentamente nella pazzia coadiuvata da una ritmica ossessiva che esplode con la batteria e una grandinata di basso dopo una lunga fase ascensionale condotta da un pianoforte tambureggiante.

Tra gli altri rocker vanno segnalati gli otto minuti di "Gun", un tempo medio di proto new wave che dura decisamente troppo, nonostante il superbo assolo di Manzanera, e il blues rock psichedelico "Momamma Scuba", che pone fine all'album. "Barracuda" e "Ship of Fools" sono invece brani di rock cantautorile di grande impatto melodico, il primo più incalzante, il secondo più meditabondo, ma comunque entrambi superbi, soprattutto paragonati a "The man who couldn't afford to orgy", che appare un po' ripetitiva e non beneficia gran che dal duetto vocale con Judy Nylon.

Le ballate del disco possiedono un grado inferiore di anormalità rispetto agli altri brani, ma la nostalgica "Buffalo Ballet"e la malinconia romantica di "You know more than I know" colpiscono in quanto davvero toccanti; mentre la letargica "Emily", pur se caratterizzata da un arrangiamento minimalista intrigante, non riesce a toccare le stesse corde dell'animo.

Difficile dire se "Fear" rappresenti il culmine della lunghissima e camaleontica carriera del compositore gallese, ma certamente è uno dei suoi punti più elevati, e uno dei suoi dischi più personali, che mette a nudo l'anima dell'uomo privandola degli orpelli sperimentali che a volte erano dichiaratamente rivolti a tutt'altro che alla propria umanità.

- Prog Fox


#johncale (voce, basso elettrico, chitarre, viola & tastiere)
#philmanzanera (chitarre)
#fredsmith (batteria)
#brianeno (sintetizzatore & effetti)
#archielegget (basso elettrico)

ospiti:
#michaeldesmarais (batteria; #1,9)
#richardthompson (chitarre; #9)
#brynhaworth (chitarre; #9)
#brianturrington (basso elettrico; #9)


#doreenchanter (voce)
#irenechanter (voce)
#lizastrike (voce)
#judynylon (voce; #7)

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