lunedì 14 ottobre 2024

Jethro Tull: "Warchild" (1974)

Usciva cinquant'anni fa oggi "Warchild", ottavo album dei prog rocker britannici Jethro Tull, una delle più importanti ed eclettiche formazioni del genere. L'album riportava il gruppo alla forma-canzone dopo due LP concettuali come "Thick as a Brick" e "A Passion Play", rispettivamente adorato e demolito dalla critica. Disco registrato in condizione di grazia, continuò sfortunatamente per il gruppo il cattivo rapporto coi critici musicali, nonostante il successo in America del singolo "Bungle in the Jungle", #12 in America, forse aiutato dalla quasi contemporanea Rumble in the Jungle, il celeberrimo incontro di pugilato a Kinshasa fra Muhammad Ali e George Foreman, tenutosi il 30 ottobre dello stesso anno.



(edizione estesa qui: https://tinyurl.com/5dt76rhj)

Terzo disco di fila con una formazione stabile, record finora per l'instabile gruppo guidato dal cantante, flautista e principale compositore Ian Anderson, con al fianco il chitarrista Martin Barre (dal 1969), il tastierista John Evan (dal 1970), il bassista Jeffrey Hammond (dal 1971) e il batterista Barrie Barlow (dal 1972), "Warchild" doveva inizialmente essere la colonna sonora in formato doppio LP di un film musicale. Il film però non andrà mai oltre la fase di ideazione, e quindi il gruppo decide di scegliere le canzoni migliori o quantomeno quelle che permettono di realizzare un disco coerente.

Inciso in una atmosfera rilassata nei Morgan Studio di Londra, dopo i disastri del Chateau d'Herouville dove il gruppo aveva cercato di incidere un concept su animali antropizzati poi scartato e trasformatosi in parte in "A Passion Play" nell'insoddisfazione di gruppo, ascoltatori e critici, "Warchild" riporta il gruppo alla forma canzone, e vede i Jethro Tull impegnati in dieci brani di lunghezza media, tutti scritti dall'inossidabile Ian Anderson.

I temi del disco sono essenzialmente due: il primo, narrativo e concettuale, è la guerra; il secondo, atmosferico, è l'ironia, il sarcasmo, il disincanto con cui il gruppo vede se stesso, gli altri, il tema del conflitto stesso. L'atmosfera, aperta già dal brano eponimo del disco, tra effetti sonori di esplosioni e spari, riporta, come già certe sezioni di "Thick as a brick", ai racconti eroici della prima guerra mondiale, del fumetto di guerra, della storia da trincea, pur senza una chiara connotazione storica; tant'è che l'incisiva, caracollante "For queen and country", decorata dagli archi arrangiati dal solito collaboratore David Palmer, dalla fisarmonica di John Evan e da un breve, efficace solo di Martin Barre, sembra rimandare, come sottolineato anche dalle immagini sul retro di copertina, ai corsari al servizio della regina Elisabetta come Sir Francis Drake.

"Ladies" e "Back Door Angels" sono due canzoni che descrivono il rapporto fra uomo e donna sullo sfondo della guerra, variazione del trito dualismo santa/puttana - le ladies sono le infermiere di questa dolcissima ballata acustica per chitarra, flauto traverso, percussioni e archi, mentre le back door angels sono le donne incarnate, non angelicate, sogno o delirio dell'uomo in guerra, in punto di morte. Canzone cupissima, che si allontana dall'umorismo e dal distacco sardonico con cui Anderson e soci guardano al tema del disco, riporta all'inferno della realtà con grande realismo, e vede Martin Barre impegnato in una lancinante sezione di chitarra elettrica, coadiuvato dalla percussività inesorabile di Barrie Barlow e dal basso spigoloso di Jeffrey Hammond, che gli costruiscono un ostico terreno di false conclusioni e ripartenze su cui improvvisare. La canzone può essere contrapposta simmetricamente - anche come posizione nel disco - a "The Last Hoorah", folk progressive nelle corde più familiari e riuscite del gruppo, caloroso e solare, come una sorta di speranza per l'essere umano costantemente immerso nel caos e nel conflitto.

La sarcastica "Sealion", altra prova maestosa del tonitruante Barlow, è caratterizzata da interessanti variazioni ritmiche e melodiche, ed appare liricamente come una presa in giro del virtuosismo (morale e retorico) dei politici rimasti a casa a mandare la gente a morire. La brillante "Skating away on the thin ice of the new day" continua la tradizione di brani acustici che troviamo anche in "Aqualung" ("Cheap day return", "Mother Goose", "Slipstream") e "Living in the Past" ("A Christmas Song", "Life is a long song"); colorata dalla fisarmonica deliziosa di John Evan, diventa presto una delle ballate più amate dai fan e un momento irrinunciabile dei loro concerti.

"Bungle in the Jungle" è un rocker ironico e diretto; scritto al tempo del concept album sugli animali summenzionato, ma non inciso all'epoca, arriverà al #12 nelle classifiche americane e al #4 in Canada. "Only Solitaire", breve intermezzo acustico sarcasticamente dedicato ai critici del gruppo, era invece stato inciso durante quelle sedute di registrazione e ripreso qui. Anche la conclusiva "Two fingers", altra canzone che mostra la ritrovata vena umoristica del gruppo, era stata sviluppata al tempo di "Aqualung", ma viene qui reincisa proprio nel 1974 appositamente per questo disco.

Non è semplice capire quali pezzi siano stati scartati dal disco e quindi immaginare come sarebbe stato l'album doppio, la colonna sonora del film mai scritto; la confusione tra edizioni rimasterizzate e informazioni contraddittorie, ma il fervore creativo del gruppo in quel periodo è tale che dispiace un po' che il progetto non si sia realizzato. Tra le canzoni originariamente pensate per il disco ci sono sicuramente perle come la solenne "Paradise Steakhouse", l'innodica "Rainbow Blues", con un ritornello memorabile da cantare a cuore aperto, e l'hard rock "Saturation", stordente descrizione di un pogrom per chitarra elettrica e sarcasmo.

Ma questa è solo una appendice per completisti o archivisti fanatici come il sottoscritto; per quel che riguarda gli altri, se gli eccessi concept di "A Passion Play" vi hanno respinto, "Warchild" è indubbiamente una boccata di ossigeno che riconnette con piacere l'ascoltatore alla band sarcastica e ironica di "Aqualung" e "Thick as a brick". Ah, la copertina è bruttissima, come purtroppo non poche nella discografia del gruppo. Cià!

- Prog Fox

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