Esce vent'anni fa oggi "Be", album dei prog metaller svedesi Pain of Salvation. Probabilmente si tratta del loro ultimo capolavoro, un disco profondamente influenzato dal progressive concettuale degli anni settanta (Gentle Giant, Jethro Tull e Pink Floyd su tutti), al quale però non mancano la forza e l'energia del prog metal post-dreamtheateriano dei primi dischi. Titoli in latino maccheronico, un'orchestra da camera di nove elementi, e l'ultima apparizione del bassista Kristoffer Gildenlow, trasferitosi per amore nei Paesi Bassi. Cosa potete volere di più dal prog metal più cerebrale?
(disco completo qui: https://tinyurl.com/2bcmxpab)
Dopo il culmine di un decennio di attività progressive metal classico rappresentato da "Remedy Lane" (2002), per molti capolavoro assoluto del gruppo, i Pain of Salvation vanno incontro a una nuova mutazione, che corre parallelamente alla decisione di lasciare del bassista Kristoffer Gildenlow, fratello del leader, cantante, chitarrista e principale compositore Daniel. Per l'ultimo disco con Kristoffer, che viaggia tra Paesi Bassi e Svezia per completarlo, Daniel decide di imprimere una svolta concettuale al gruppo, realizzando con i compagni un concept album esistenzialista con ambizioni tali da voler sembrare semplicistici "The Wall" dei Pink Floyd, "Scenes from a Memory" dei Dream Theater e mezza discografia degli Opeth e dei Porcupine Tree, probabilmente i loro rivali per la corona di miglior gruppo prog metal della loro era.
Concept esistenzialista spinto, con titoli dei brani in un falso latino volutamente sgrammaticato - ma comunque suggestivo, l'usuale divisione in capitoli, riferimenti al risveglio della divinità, al rapporto fra divinità e uomo, tutto molto confuso, volutamente confuso, come confuso è il senso della vita. Umorismo ovviamente neanche a parlarne, come nella stragrande maggioranza dei dischi prog e metal è tutto serissimo, cupo a partire dalla copertina, amleticamente tragico. Difficile non immaginarsi Daniel Gildenlow fermo sotto la pioggia mentre cita Blade Runner, ascoltando Frederik Hermansson che intanto fa correre le sue dita sul pianoforte di "Pluvius Aestivus".
Interessante che questa evoluzione concettuale realizzi anche quello che finora è un unicuum nella carriera del gruppo, cioè un disco che abbandona in buona parte gli aspetti più metallici in molti passaggi; questo perché molti passaggi sono appunto riflessivi, concettuali, esistenzialisti, e quindi una musica più simile al neoprog che non al prog metal funziona meglio ("Lilium Cruentus", dove pure non mancano passaggi dell'usuale nu metal progressivo; i dieci minuti di "Dea Pecuniae" col finale alla "Dark Side of the Moon"; "Vocari Dei", strumentale in cui i Pain fanno sentire i messaggi per Dio lasciati dai loro fan in una speciale segreteria telefonica, alcuni dei quali davvero struggenti). I Pain sono i Jethro Tull del nuovo millennio in "Imago", col flauto traverso di Åsa Karlberg, Daniel alla mandola e un ritornello irresistibile di folk satiresco, colorato nelle sue riprese dal commovente oboe di Anette Kumlin, e nella invocazione da naufrago folk "Nauticus" ('save me, I'm drifting, help me, I'm drifting'), altro momento superbo del disco. Queste variazioni stilistiche, già presenti in modo meno marcato nei dischi precedenti, avrebbero potuto generare soluzioni interessanti per il futuro, ma saranno immediatamente dimenticate non solo nel successivo album "Scarsick" (2007), e non verrà recuperato neppure nella fase vintage del gruppo (i successivi due album, ovvero i due "Road Salt" del biennio 2010-2011).
I momenti più metallici restano comunque tra i migliori, come la tempesta di batteria e chitarra solista dell'introduzione "Deus Nova", suggestiva e potente allo stesso tempo, e la maestosa "Diffidentia", altro culmine dell'album che richiama maggiormente lo stile dei suoi predecessori, tra riff memorabili, liriche recitate e improvvise aperture melodiche. Nello stesso stile, "Nihil morari" conclude i primi 50 minuti del disco e il terzo dei quattro capitoli in cui è diviso ("Machinageddon"), a parere di chi scrive 50 minuti pressoché perfetti, senza un cedimento o un momento trascurabile.
Non si può dire lo stesso del quarto e ultimo capitolo dell'album, "Machinauticus", che tende a ripetere alcune idee precedenti ("Latericius Valete"), e pur senza assolutamente essere deprecabile, non riesce a reggere il ritmo e l'interesse delle prime tre parti ("Omni"), nonostante l'eccellente "Iter Impius", unica composizione firmata dal tastierista Hermansson e non dal logorroico cantante-chitarrista, e il bel finale della ripresa di "Martius/Nauticus II".
Sui fan più cupi, esistenzialisti cosmici e intellettualoidi dei Pain of Salvation, "Be" esercita un fascino irresistibile; per costoro, si tratta del disco migliore della formazione di Daniel Gildenlow. Per gli altri, che preferiscono le tragedie umane dei concept precedenti o suggestioni maggiormente heavy metal, si tratta forse di un capolavoro minore rispetto a "The Perfect Element" e "Remedy Lane", ma comunque tutti o quasi concordano che questo sia l'ultimo grande album del gruppo. Non a tutti piacerà il giro a 180 gradi di "Scarsick", che esplorerà la parte più nu metal degli svedesi; ma, soprattutto, il gruppo mostrerà di perdere completamente la trebisonda con i mediocrissimi "Road Salt" a partire dal 2010. Per molti, per quasi tutti, i veri Pain of Salvation finiscono qui.
- Prog Fox
#painofsalvation:
#danielgildenlöw (voce, chitarre acustiche & elettriche; mandola; tastiere; campionamenti & programmazione)
#fredrikhermansson (pianoforte, clavicembalo & tastiere)
#johanhallgren (chitarre acustiche & elettriche; voce)
#johanlangell (batteria, percussioni & voce)
#kristoffergildenlöw (basso elettrico; contrabbasso & voce)
ospiti:
#mihaicucu (violino)
#camillaarvidsson (violino)
#kristinaekman (viola)
#magnuslanning (violoncello)
#åsakarlberg (flauto traverso)
#anettekumlin (oboe)
#nilsåkepetterson (clarinetto)
#driesvandenpoel (clarinetto basso)
#svenolofjuvas (tuba)
#matsstenlund (organo)
#ceciliaringkvist (voce)
Prologue
- Animae Partus
1. Animae Partusb
- Deus Nova
- Imago (Homines Partus)
- Pluvius Aestivus
2. Machinassiah
- Lilium Cruentus
- Nauticus
- Dea Pecuniae
3. Machinageddon
- Vocari Dei
- Diffidentia
- Nihil morari
4. Machinauticus
- Latericius Valete
- Omni
- Iter Impius
- Martiu/Nauticus II
5. Deus Nova Mobile
- Animae Partus II
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...
-
Il 25 settembre marcava il compleanno del cervelloticamente titolato "1.Outside: The Nathan Adler Diaries: A Hyper Cycle", ventesi...
-
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...

Nessun commento:
Posta un commento