Usciva il 26 settembre del 1994 "Protection", secondo album dei bristoliani Massive Attack. Spesso considerato un'opera minore, schiacciato come si trova tra il fulminante esordio "Blue Lines" e il bestseller "Mezzanine", rappresenta invece un (o il?) capolavoro definitivo di un certo modo di intendere la musica, non solo elettronica. Col senno di poi, lo si può considerare uno dei dischi più influenti, e belli, degli anni '90.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/ypm235s5)
Ancora oggi, "Protection" paga la scomoda posizione cronologica in cui ha raggiunto il mercato. Non solo il secondo disco dei Massive Attack arriva tre anni dopo il luminoso esordio "Blue Lines" e quattro prima del Classico con la C maiuscola "Mezzanine" - ovvero tra la pietra fondante del trip hop (e padre della downtempo, nonché nonno della dubstep e padrino della prima comunione di Moby) e uno dei dischi più classici degli alternative '90s inglesi, "Ok Computer" del melting pot e fonte di brani leggendari come "Angel" e "Teardrop" - "Protection" esce nei negozi di dischi ad appena un mese di distanza da "Dummy" dei Portishead, autentico santo Graal di tutto il bello e il buono degli anni '90 inglesi secondo tutta la critica. Non dovrebbe sorprendere più di tanto, quindi, che questo straordinario disco, che si staglierebbe testa e spalle sopra la discografia di qualsiasi band coeva, riceva la nomea di disco minore. E invece, colpo di scena, dovrebbe sorprendere eccome, perché pur sempre di un disco straordinario stiamo parlando.
Dopo oltre 30 anni di carriera, il pubblico dei Massive Attack ha ormai l'abitudine alle continue trasformazioni dei fuoriclasse di Bristol, ma forse lo shock che colpì gli ascoltatori all'uscita di questo disco viene ancora oggi sottovalutato. Se "Blue Lines", per quanto pienamente elettronico, letteralmente sudava soul e blues, carico com'era di sentori fisici e sensuali, la tavolozza di"Protection" mescola suoni dub e reggae con la musica nera "classica" e dosi forti di hip hop su una tela, però, squisitamente elettronica, eterea, elegantissima anche quando Tricky e 3D prendono la scena nell'angosciosa "Karmacoma" e nell'inno da jungla urbana di "Eurochild". L'ospite Tracey Thorn offre invece interpretazioni di magistrale delicatezza nella title track e in "Better Things". Trovano spazio gli strumentali "Weather Storm" e "Heat Miser", novità quasi virate all'ambient o alla colonna sonora rispetto allq stretta aderenza alla forma canzone di "Blue Lines" (alcuni commentatori parlano di "classica moderna" ma qui forse si esagera).
A costo di passare per eretico, chi scrive sente di affermare la superiorità di "Protection" sia rispetto al resto della produzione dei Massive Attack, che rispetto a "Dummy", che pur godendo di una migliore messa a fuoco non può fregiarsi di una batteria di canzoni altrettanto iconiche (ad eccezione di "Glorybox", che invece si porta a casa la statuetta per migliore canzone del genere in questione, salvando il povero redattore grazie ad un uso accorto del manuale Cencelli). Non fare come colui che è stronzo, o lettore nostro adorato, e ascoltati 'sto disco.
- Spartaco Ughi
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