sabato 13 aprile 2024

Residents: "Meet the Residents" (1974)

Usciva nell'aprile di cinquant'anni fa "Meet the Residents", primo album dei Residents, una delle più longeve e rappresentative formazioni della musica underground e di avanguardia americana. Celeberrima la copertina che parodiava "Meet the Beatles", psichedelico e allucinato il contenuto del disco, veramente alieno e bizzarro senza essere sempre gratuitamente abrasivo. Il gruppo aveva debuttato nel 1972 con l'EP "Santa Dog".



(disco completo qui: https://tinyurl.com/25zkznry)

I Residents sono una entità musicale misteriosa, autori di una delle mitologie alternative più bizzarre e influenti del mondo del rock, per quanto di fatto con il rock in quanto tale il gruppo abbia poco a che spartire. Le origini del mito sono alle scuole superiori di Shreveport, in Louisiana, dalla quale un gruppetto di artisti hippie, guidati da Homer Flynn e Hardy W. Fox, si sarebbero spostati in California durante la seconda metà degli anni sessanta.

Qui, attorno al 1969/1970 iniziano a occuparsi di media, iniziando le riprese di un film indipendente e a incidere demo, che inviano a musicisti, case discografiche e personalità varie. Iniziano anche a creare il proprio stesso mito: gli artisti che fanno parte della compagnia di produzione e della casa discografica da loro fondate (la Ralph Records) rimarranno anonimi, anche quando inizieranno le esibizioni dal vivo. Oggi si pensa di potere identificare i soci della compagnia e i musicisti del gruppo almeno fino alla fine degli anni settanta, ovvero i sopracitati Homer Flynn e Hardy W. Fox, oltre a Jay Clem e John Kennedy. Tutto ciò che racconteranno di sé sarà falso o inverosimile, a partire dalla leggenda di N. Senada, compositore tedesco che avrebbe vissuto col gruppo influenzando le loro opere con la sua filosofia musicale, e da quella del demo inviato nientemento che al presidente Nixon, che glielo avrebbe rispedito senza aprirlo.

Dopo l'EP "Santa Dog" del 1972, loro prima opera pubblicata, i Residents incidono e pubblicano "Meet the Residents", album di musica sperimentale dal carattere davvero indefinibile eppure, a suo modo, geniale. Le influenze dei Residents sono chiare: il compositore totale Moondog, Captain Beefheart/Don Van Vliet, le Mothers of Invention e lo Zappa sperimentatore no rock (prima che cambiasse completamente approccio alla musica con la dilogìa "Waka/Jawaka" - "The Grand Wazoo", 1972), il tutto filtrato attraverso uno spirito dissacrante da freak rimastoni degli anni sessanta. I Residents dimostrano già in questo primo lavoro una caratteristica saliente del loro primo decennio di autori: sarebbero perfettamente in grado di comporre e suonare brani pop, rhythm & blues e art rock, ma non ne hanno la minima intenzione.

Ciò detto, la musica del gruppo è interessante, conturbante, raramente abrasiva per il gusto di essere abrasiva, anche se talvolta il gruppo decide volutamente di immergersi in stupid songs di zappiana memoria, oppure indulgere in suoni ripetitivi e comici che ricordano la musica di Raymond Scott e le colonne sonore dei cartoni della Warner Bros, il tutto però virato verso l'inquietudine, se non la sgradevolezza, soprattutto per colpa degli interventi vocali, il principale motivo di fastidio per l'ascoltatore casuale.

Ciò detto (2), alcuni brani presentano una sofisticazione e un rapporto con il minimalismo che li rendono davvero interessanti anche per il musicofilo che non cerchi abitualmente musica ostile all'ascoltatore, come "Rest Aria", "Spotted Pinto Bean" e "Seasoned Greetings". Anche la suite conclusiva, i dieci minuti di "Nergee Blues", sorprendono per sofisticazione e intelligenza.

Palesemente ispiratori di gruppi new wave come i Pere Ubu e i Devo, i Residents si dimostrano sperimentatori, dissacratori, maestri del cut up musicale, e musicisti curiosi e innoovativi, anche se non sempre di facile ascolto. Se saprete resistere al nervoso provocato da alcune delle loro vocine, e avete un animo da esploratore sonoro, nei loro primi dischi troverete tanto che potrà affascinarvi.

- Prog Fox

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