Nell'aprile di cinquant'anni fa veniva pubblicato "Exotic Birds and Fruit", settimo album in studio dei Procol Harum, gruppo che fu fondamentale nella transizione tra psichedelia britannica e progressive rock. Il successo dei giorni d'oro però era ormai passato, e il disco raggiunse solo la posizione #86 in classifica, nonostante l'ottimo stato di forma della band.
(disco completo: https://tinyurl.com/4mymf4pe)
I tempi d'oro per i Procol Harum sono passati da un pezzo, quando esce il loro ottavo album (settimo in studio), "Exotic Birds and Fruit". I continui cambi di organico hanno lasciato dalla formazione originale il solo Gary Brooker, cantante-pianista e principale autore del gruppo, e il solo batterista Barrie J Wilson dall'estate del 1967. Dall'album "Grand Hotel", il gruppo si è stabilizzato con il nuovo chitarrista Mick Grabham, mentre il bassista Alan Cartwight e l'organista Chris Copping sono nel gruppo da 1972 e 1969 rispettivamente. Come sempre ai testi c'è il poeta Keith Reid, vero e proprio membro aggiunto del gruppo.
"Grand Hotel" aveva raggiunto un dignitoso ventunesimo posto nelle classifiche americane, ma lontani erano i tempi di "A whiter shade of pale" e "Homburg", singoli da primi posti delle classifiche interne e internazionali. Il gruppo, che era stato fondamentale, assieme a Nice, Moody Blues e Pink Floyd, a tracciare il passaggio dal rock psichedelico britannico al progressive rock, era rimasto legato, nella testa degli ascoltatori, a quel progressive degli esordi che era stato in gran parte abbandonato in favore del rock sinfonico tutte tastiere e complessità, del virtuosismo alla King Crimson, dei concept album alla Pink Floyd o Jethro Tull. I Family si erano sciolti e i Traffic lo avrebbero fatto l'anno successivo, per cui i Procol Harum restavano fra i pochi testimoni di una stagione ormai passata, senza contare il fatto che presto anche il progressive più moderno, virtuosistico e tecnocratico, avrebbe patito gravi sconfitte.
Dopo gli eccessi orchestrali di "Grand Hotel", però, è evidente da "Exotic Birds and Fruit" che il gruppo è compiutamente maturato e capace di mettersi a confronto con tutti i suoi successori senza imbarazzi o nostalgie. Il disco è infatti chiaramente il migliore di Brooker e soci dai tempi di "Home" (1970), ha un suono moderno e invitante, con chitarre incisive e chiare e una batteria registrata con il giusto dimensionamento, e non fa certo immaginare di essere in presenza di rimastoni degli anni sessanta.
"Nothing but the truth" apre le danze con un grintoso hard rock sinfonico dal tambureggiante riff che se la gioca persino con i Deep Purple, sebbene la strofa sghemba e l'arrangiamento orchestrale siano 100% Harum. "Beyond the Pale" gioca con vaudeville, banjo e soul rock, uno scherzo sardonico che nasconde il solito pessimismo misantropo di Reid. Le atmosfere si fanno da sardoniche a disperate nei due brani successivi, "As Strong as Samson" (con la batteria stratosferica del geniale Wilson e l'organo liquido di Copping) e "The Idol", carrellate di crimini e meschinità della razza umana cantate con passione e partecipazione dal blue eyed soulman Brooker.
Questi brani, che costituiscono il lato A, non solo sono i migliori dell'album, ma si trovano all'altezza dei migliori singoli della storia della formazione, e rendono il disco indispensabile agli ammiratori della band e consigliatissimo a tutti coloro che amano il prog rock muscolare e sinfonico.
Non che il lato B sia male, con pezzi come la grintosa "Monsieur R. Monde" e "New Lamps for Old", una bella ballata che chiude elegicamente il disco, che però non reggono il confronto con i primi; inoltre, ci sono anche brani meno interessanti come la ripetitiva "The Thin End of the Wedge" o la discutibile "Fresh Fruit", certamente non il migliore dei brani comici con cui il gruppo cercava, occasionalmente, di dare un po' di sollievo all'ascoltatore rispetto alla sua usuale cupezza.
Sebbene sulla lunga distanza il disco non possa competere con i primi quattro della formazione inglese, "Exotic Birds and Fruit" è un ottimo lavoro di cui la band deve giustamente andare fiera, e purtroppo l'ultimo grande disco dei Procol Harum prima della fine del gruppo nel 1978.
- Prog Fox
#procolharum:
#garybrooker (voce & pianoforte)
#mickgrabham (chitarre)
#chriscopping (organo)
#alancartwright (basso elettrico)
#bjwilson (batteria)
#keithreid (liriche)
ospite: #bjcole (chitarra pedal steel)
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