Esce cinquant'anni fa oggi "Secret Treaties", terzo album degli hard rocker newyorchesi Blue Oyster Cult, e per molti il loro capolavoro assoluto. Difficile essere in disaccordo, considerato che si tratta di uno degli album di hard rock più incredibili del decennio e uno dei dischi più importanti nell'evoluzione dell'hard rock in heavy metal.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/3bye4j7r
I Blue Oyster Cult erano già diventati un gruppo di culto (ehm) con i loro primi due lavori, quello omonimo del 1971/1972 e il successivo "Tyranny and Mutation", che avevano stabilito le coordinate primarie del loro suono: hard rock alla americana, discendente diretto degli Steppenwolf e meno imparentato con le elucubrazioni da Vecchio Mondo dell'hard rock britannico della triade Black Sabbath-Deep Purple-Led Zeppelin che avrebbe figliato l'heavy metal di Judas Priest e Iron Maiden; brani che non seguono quasi mai la classica impostazione strofa-ritornello, ma divagano spesso, mostrando una chiara padronanza dei tecnicamente preparati musicisti nel linguaggio del blues e del jazz; e un'atmosfera carica di tensione, minaccia, mistero, orrore, sfumata però da un evidente humor nero e dalla capacità di non prendersi davvero sul serio.
Tutto quello che rendeva il gruppo affascinante trova la sua completa maturazione nel loro terzo album, "Secret Treaties", probabilmente il migliore della loro carriera, un disco a dir poco esilarante, fatto di otto brani eccelsi che non possono stancare l'ascoltatore che abbia anche solo un interesse superficiale per l'hard rock o l'heavy metal degli esordi. Con le cinque ostriche blu (Albert Bouchard, batteria; Joe Bouchard, basso; Allen Lanier, chitarre & tastiere; Eric Bloom, chitarre e principale ma non unica voce solista; Donald Roeser, chitarre) troviamo come nel disco precedente i produttori Murray Krugman e Sandy Pearlman, scopritore del gruppo e ideatore della saga dalla quale prese il nome; Pearlman scrive anche i testi delle canzoni assieme a Richard Meltzer; molti di essi rientrano quindi in qualche modo nella saga stessa.
"Career of Evil", apre il disco con un minaccioso riff su tempo medio per chitarra, basso e organo hammond, che lo fanno sembrare un pezzo dei Santana dell'era-Gregg Rolie riletto in chiave hard rock; il testo, scritto da Patti Smith, la poetessa del punk di lì a venire, amica della band e in particolare di Allen Lanier, mette subito in chiaro l'approccio autoironico e sarcastico della formazione. Lo segue "Subhuman", canzone-capolavoro, scritta da Eric Bloom su testo di Pearlman, che ha peraltro un ruolo centrale nella saga dell'Ostrica Blu, dato che parla di un esploratore abbandonato su un'isola deserta dai suoi compagni e salvato da uomini-pesce (che ricordano gli abitatori del profondo del ciclo di Cthulhu di HP Lovecraft). Musicalmente siamo in presenza di un hard rock psichedelico dominato dalla fluida chitarra solista di Roeser, che assieme allo swing in 4/4 di Albert Bouchard e al piano elettrico di Lanier ci ricorda le credenziali jazz del quintetto in una lunga e stupefacente sezione strumentale, non troppo lontana per atmosfere dai momenti migliori dei Doors.
"Dominance and Submission" è un altro pezzo assolutamente straordinario, pieno di variazioni improvvise, con una fase centrale caratterizzata da un empio call-and-response da gospel del demonio e un assolo proto-speed metal del talentuosissimo Roeser; "ME 262", che ispira la copertina opera di Ron Lesser, conclude la prima facciata con un altro eccellente, trascinante brano, che parla degli omonimi aerei da caccia tedeschi impiegati nella seconda guerra mondiale e attraversa rock'n'roll, doo woop, hard rock e heavy metal, sfumando da un'atmosfera all'altra strofa dopo strofa, sezione strumentale dopo sezione strumentale.
"Cagey Cretins", il pezzo più accelerato dell'album, anticipa l'heavy metal anni ottanta, soprattutto in certe uscite della batteria e degli accordi il thrash metal di Metallica e Megadeth. "Harvester of Eyes", caratterizzato da una ritmica shuffle nella strofa e da un lancinante assolo blues rock di Roeser.
Concludono l'album altri due capolavori, fra i pezzi migliori dell'intera carriera del gruppo: "Flaming Telepaths" e "Astronomy", canzoni che costituiscono di fatto una intera suite di undici minuti senza soluzione di continuità, entrambe che riprendono i temi della saga di Pearlman. "Flaming Telepaths" (introdotta da un carillon trovato da un ingegnere del suono, che riproduce il valzer "Donauwellen" di Ion Ivanovici) parla delle capacità extrasensoriali del protagonista, che ne sta lentamente venendo distrutto: pezzo orrorifico dalla rara capacità di impressionare, grazie alla voce disperata di Bloom e al senso di ansia e oppressione generato dalla musica, con le sezioni strumentali che non si alternano banalmente a quelle cantate ma sembrano compenetrarle e continuare a raccontarne le liriche. Difficile menzionare un musicista in particolare a discapito degli altri, visto che l'arrangiamento è collettivamente fantastico. "Astronomy" sembra invece il prologo della storia raccontata a inizio album in "Subhuman": senza bisogno di evoluzioni tastieristiche e sintetizzatori à la progressive rock, il gruppo sa tratteggiare un suggestivo quadro epico e lunare con poche pennellate del pianoforte di Lanier e l'intreccio alle chitarre di Bloom e Roeser, terminando canzone e album con una incredibile sezione corale guidata dalla chitarra solista su un tappeto ritmico travolgente.
In quello che rimane uno dei lavori fondamentali nel passaggio dall'hard rock all'heavy metal, i Blue Oyster Cult non hanno intenzione di sprecare neanche un minuto del tempo che mettono su vinile. "Secret Treaties" è anche il disco più minaccioso, aggressivo e duro del gruppo, che, ritenendo di non potere alzare ancora il proprio livello di violenza, si sposta dall'hard rock verso il rock classico nei due successivi, ottimi lavori ("Agents of Fortune" e "Spectres") che concluderanno la fase migliore della carriera dei BOC.
La portata del contributo dei Blue Oyster Cult all'evoluzione del rock non verrà immediatamente compresa, né dal pubblico (#53 nelle classifiche americane), né dai loro contemporanei: un po' i Cheap Trick e i Kiss riprenderanno l'umorismo nero e il senso di minaccia nei loro primi dischi, più avanti la fascinazione per l'epos orrorifico di matrice cthulhiana influenzerà gruppi come gli Iron Maiden e i Cirith Ungol, mentre musicalmente le evoluzioni musicali più ardite, asciugate dal blues e dall'umorismo, saranno una influenza per il primo speed/thrash americano. Nessuno dei loro epigoni, però, riuscirà a tenere insieme tutte queste cose con la loro classe.
- Prog Fox
#blueoystercult:
#ericbloom (voce, chitarre & tastiere)
#donaldroeser (aka #buckdharma) (chitarre)
#allenlanier (tastiere, sintetizzatori & chitarre)
#joebouchard (chitarra basso & voce)
#albertbouchard (batteria, percussioni & voce)
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