mercoledì 10 aprile 2024

Arti & Mestieri: "Tilt (Immagini per un Orecchio)" (1974)

Viene stampato il 10 aprile di cinquant'anni fa "Tilt (Immagini per un Orecchio)", album d'esordio degli Arti & Mestieri, uno dei gruppi di culto del progressive rock italiano degli anni settanta. La musica è un originale incrocio di jazz rock à la Mahavishnu Orchestra e spaghetti prog dalle influenze sinfoniche. Il gruppo nasce nel 1974, esordendo al Festival del Re Nudo al Parco Lambro di Milano nel 1974, e incidono a Roma per la Cramps grazie all'interessamento del discografico Gianni Sassi. Andranno in tour come spalla prima della PFM, poi dei Gentle Giant e degli Area.



Disco completo --> https://tinyurl.com/3dpha3ev

Con la fine dei Trip, gruppo di rock psichedelico e progressivo torinese, l'ancora giovanissimo batterista Furio Chirico (classe 1952) si unisce a quattro altri giovani musicisti provenienti dal gruppo Arti, a sua volta fuoriusciti dal Sogno di Archimede, per fondare una nuova band che prosegua in qualche modo le esplorazioni musicali di quella formazione in continua evoluzione: il sassofonista Arturo Vitale (classe 1954), il chitarrista bergamasco Gigi Venegoni (classe 1951), il violinista Giovanni Vigliar e il bassista Marco Gallesi (classe 1954). Nascono così gli Arti & Mestieri, ai quali si aggiungerà in seguito il tastierista Beppe Crovella (classe 1952).

Reclutati da Gianni Sassi per la sua etichetta discografica CRAMPS (quella degli Area e di Eugenio Finardi, per intendersi) data la loro adiacenza alla controcultura italiana, esordiscono dal vivo al Festival musicale del Re Nudo al Parco Lambro di Milano nel 1974, anno in cui esce anche il loro primo lavoro in studio, il fantastico "Tilt (Immagini per un Orecchio").

La proposta musicale del nuovo gruppo è fresca e coinvolgente: oltre a essere già musicisti di grandissima levatura tecnica, i ragazzi uniscono il progressive rock italiano influenzato da Premiata Forneria Marconi e primi King Crimson con il jazz rock à la Mahavishnu Orchestra, talvolta alternandoli, talvolta mescolandoli all'interno degli stessi brani. Il risultato è esaltante.

I primi due pezzi del disco mostrano in modo superbo le due influenze, in totale contrapposizione fra loro: lo strumentale "Gravità 9.81" si mette direttamente in competizione con le tracce di "Birds of Fire" della Mahavishnu Orchestra, mentre "Strips" è un brano cantato che potrebbe essere tratto da uno dei primi quattro album dei King Crimson, con la chitarra acustica di Venegoni che richiama il Fripp di "Lizard", il mellotron di Crovella, la voce soffusa di Vigliar influenzata dallo stile vocale della PFM. Si tratta di due canzoni assolute che potrebbero essere state scritte da due gruppi diversi, in cui l'unico elemento comune è il batterismo sfrenato e senza misura di Chirico.

Nel resto dell'album, il gruppo si dedica alla fusione fredda di queste due anime, come se i primi due pezzi fossero un atto dimostrativo, e il resto del disco l'esecuzione della fusione. L'elaborata suite "Articolazioni", tredici minuti e passa che dominano il lato B, posta in finale di disco (se si escludono i due minuti della postfazione "Tilt"), è così la dimostrazione musicale della riuscita dell'esperimento: gli strumentisti non solo alternano ma sovrappongono fasi prog e jazz rock, con mellotron, violino e batteria prog rock da un lato, e basso elettrico, fiati e chitarre dall'altro, sebbene questa distinzione non sia affatto netta e i musicisti sanno districarsi in modo fluido dagli stereotipi che vengono loro attribuiti.

Tra gli altri brani, da segnalare soprattutto "Positivo/Negativo", in cui si alternano fasi meditative, con Vigliar che evoca il sapore di band in cui era centrale il ruolo del violin, come i jazz prog rocker Flock (dove non a caso suonava Jerry Goodman, poi nella Mahavishnu) e i prog rocker Wolf di Darryl Way, e fasi accelerate, in cui in particolare è la chitarra al fulmicotone di Venegoni a farla da padrona; e "In cammino", che mette in luce in particolare le qualità da solista di Vitale e Venegoni e il basso tonitruante di Marco Gallesi, mostrando ancora una volta la capacità di saldare assieme le due anime musicali del gruppo.

C'è poco da dire: "Tilt" è semplicemente uno dei migliori album del progressive rock italiano del 1974, capace di competere a testa alta con qualsiasi album di jazz rock e prog rock uscito internazionalmente in quell'anno e non solo. Un tardo capolavoro di un genere che era in procinto di soccombere davanti alla commercializzazione delle forme musicali e all'esplosione delle contraddizioni di controcultura e movimento in Italia.

- Prog Fox

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