Esce nel marzo di cinquant'anni fa "l'Isola di Niente", terzo album di inediti in studio della Premiata Forneria Marconi, la formazione di maggior successo della storia del progressive rock italiano. L'album è l'ultimo lavoro del periodo 'classico' della PFM, che in seguito si sposterà verso coordinate maggiormente influenzate da hard e jazz rock. In questo album troviamo il primo di numerosi avvicendamenti della storia ultradecennale del complesso: il bassista Giorgio Piazza viene infatti rimpiazzato da Patrick Djivas, proveniente dagli Area.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/2s4fh7tk
"l'Isola di Niente" è il quarto LP della Premiata Forneria Marconi, ma rappresenta solo il terzo disco di inediti, dato che il precedente "Photos of Ghosts" è semplicemente la reincisione in inglese di alcune canzoni dei primi due album, con l'aggiunta di un solo inedito, la canzone "Old Rain"; reincisione resasi necessaria dal crescente successo del gruppo nel Regno Unito e dall'attenzione per loro di luminari del prog britannico come Greg Lake (di Emerson Lake & Palmer) e del suo collaboratore di lunga data Pete Sinfield (ex-paroliere dei King Crimson).
Perso il bassista originale Giorgio Piazza, il gruppo recluta Patrick Djivas dagli Area, che mette in mostra le proprie qualità e il proprio stile fin dal brano di apertura che da il titolo all'album. Una lunga sezione vocale del coro dell'Accademia Paolina da Milano (diretto dal produttore Claudio Fabi, padre del cantautore Niccolò) introduce un rapido strumentale di prog sinfonico che poi emerge in una parte vocale di grande suggestione. Sebbene il disco sia in continuità con i due che lo precedono, la stessa evoluzione tra primo e secondo disco si riscontra tra quello e "l'Isola di Niente", in primis nelle sonorità scelta da Franco Mussida per la sua chitarra, più aggressive e non di rado frenetiche, come si sente in "Is my face on straight", l'unico pezzo cantato in inglese, finestra per ripetuti assoli dei musicisti, anche inusuali come il flauto di Mauro Pagani e la fisarmonica di Flavio Premoli.
"la Luna Nuova", che diverrà uno dei brani più quotati dei loro concerti, è introdotta da un giro indimenticabile del violino di Pagani, presto affiancato dalle evoluzioni di sintetizzatore di Premoli e poi raddoppiato dallo stesso. Brano esilarante e sfaccettato, che si chiude con una impressionante accelerazione guidata dall'elettrica scatenata di Mussida, mostra un gruppo che non procede per accelerazioni brusche, ma non ha nemmeno l'intenzione di ripetersi banalmente.
"Dolcissima Maria" è una delicata ballata guidata dalla chitarra acustica che sembra rifarsi come ispirazione al lavoro svolto dalla PFM, quando ancora si chiamavano i Quelli, su "la Buona Novella" di Fabrizio de André (1970), e alle canzoni semiacustiche dei primi King Crimson ("I talk to the wind" e "Cadence and Cascade", soprattutto per gli incisi di chitarra di Mussida); il pezzo è poi sublimato dallo struggente tema finale per flauto traverso.
Chiude l'album il nervoso strumentale "Via Lumière", aperto da un solo jazz di basso elettrico di Djivas, e che nel suo svolgimento, che dopo una serie di assoli nevrotici di violino elettrico e flauto traverso affida il finale a un epos sinfonico, rappresenta il punto di contatto fra il prog sinfonico dei primi tre album e quello ipertrofico e influenzato dal jazz rock del successivo disco di inediti, "Chocolate Kings" (1975).
Nel frattempo, "l'Isola di Niente" viene seguito da "The World Became the World", disco per il mercato internazionale che replica la formula di "Photos of Ghosts", mescolando brani di "l'Isola di Niente" tradotti in inglese in aggiunta a una versione inglese di "Impressioni di Settembre", e dal "Live in USA", che testimonia la crescente attenzione del pubblico americano per i nostri eroi. Questo terzetto di LP completa la prima fase della carriera della PFM, che cambierà più radicalmente direzione a partire dal successivo "Chocolate Kings".
La PFM infatti sceglierà come lingua esclusiva della sua produzione l'inglese, chiamerà un cantante talentuoso come Bernardo Lanzetti che rivesta il ruolo di frontman, e abbandonerà in larga parte la lingua sinfonica per il prog ipertrofico già intuito ne "l'Isola di Niente" e che va per la maggiore in quel periodo, tra il tecnocratico e il jazz rock (affiancandosi a dischi come "Relayer" degli Yes, i Santana di "Caravanserai" e "Borboletta", "Sun Supreme" degli Ibis, "Utopia" di Todd Rundgren, e simili).
"l'Isola di Niente" rimane così il testamento musicale e spirituale dell'epoca più innocente e sognante della formazione milanese. Un disco sospeso fra momenti solenni e luminosi e improvvisi attacchi schizoidi, sommamente ispirato e suonato in maniera eccezionale.
- Prog Fox
#premiataforneriamarconi:
#franzdicioccio (batteria, percussioni & voce)
#patrickdjivas (basso elettrico)
#mauropagani (violino, flauto traverso, voce)
#francomussida (chitarre & voce solista)
#flaviopremoli (tastiere & voce solista)
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