Veniva completato nell'inverno di venti anni fa "la fine non è la fine", unico album in studio del gruppo forlivese La Quiete, una delle principali formazioni post hardcore italiane degli anni zero. Testimonianza del loro valore, questo disco, un vero, piccolo capolavoro del Belpaese. Se non avete paura dello screamo e vi piace il post punk, non è solo consigliato, ma quasi indispensabile.
(disco completo: https://tinyurl.com/ym7spbfe)
Fra le innumerevoli derivazioni del post punk e dell'hardcore troviamo una infinità di sottogeneri le cui ramificazioni sono talmente peculiari e diversificate che si suppone siano comprese solo dai fanatici del genere. Alcuni sottogeneri, totalmente estranei al successo commerciale, sembrano caratterizzati da una scena fatta di pochi artisti o comunque in numero tale che a volte si sospetta che ogni variazione anche di poche qualità meriti un nome differente.
Non avendo trovato una autodefinizione del proprio genere da parte dei forlivesi La Quiete, ed essendo noi ben lontani dall'essere edotti nel merito, ci limiteremo a dire che il gruppo, protagonista degli anni zero italiani indipendenti (ma veramente indipendenti), si può ricondurre in questo ambito, in particolare all'interno della corrente nota come screamo (che dovrebbe essere un post hardcore emo - quando emo non voleva dire neogoth - caratterizzato da liriche esistenzialiste urlate su basi post hardcore). Il riferimento più vicino che abbia avuto qualche fama internazionale potrebbero essere gli americani At the Drive-In, ma naturalmente le urla agonizzanti del cantante Fulvio non c'entrano nulla con la voce di Cedric Bixler Zavala.
L'atmosfera del disco è semplicemente fantastica, fin dall'inizio di "Raid aereo nel paese delle farfalle", con il suo incredibile concentrato di ultraviolenza, e vi si sentono echi di Joy Division, At the Drive In, Bauhaus ("Ciò che non siamo ciò che non vogliamo"), ma anche dei Built to Spill e del post rock dei Mogwai, specie nell'attacco elettrico delle chitarre.
Non sfugge anche la capacità di passare da atmosfere hardcore ad altre meditabonde e riflessive, che suggeriscono analogie sorprendenti come gli Oceansize o la coeva fase post rock dei Meganoidi ("Metempsicosi del fine ultimo"), che fa sì che il disco pur nella sua atmosfera complessivamente intensa e pesante risulti del tutto coinvolgente per l'ascoltatore e mai monotono.
Conclude l'album un capolavoro nel capolavoro come "la fine non è la fine", a sugellare la grandezza del complesso e di un disco pressoché perfetto in ogni sua battuta. Da non perdere.
- Prog Fox
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