Vedeva la luce il 29 marzo di cinquant'anni fa "Starless and Bible Black", sesto album in studio dei prog rocker britannici King Crimson, e secondo con la formazione che ruotava, oltre che al padre-padrone Robert Fripp, attorno al bassista-cantante John Wetton e al batterista Bill Bruford. Rispetto al precedente "Lark's Tongues in Aspic", con loro non c'è più il percussionista Jamie Muir, in preda a una crisi mistica, mentre ritroviamo il violinista David Cross. I risultati, però, non sono altrettanto esaltanti di quelli del disco precedente.
(disco completo qui: https://tinyurl.com/5yfch6xc)
"Starless and Bible Black" è un disco che sorge da una idea tutto sommato sbagliata, e come il frutto di idee in teoria giuste ma tutto sommato sbagliate, è un disco problematico. Non che i dischi problematici manchino nella carriera dei King Crimson, sia nell'arco degli ormai cinquantacinque anni dalla loro nascita, sia all'epoca, quando di anni il behemot progressive guidato dall'enigmatico despota illuminato Robert Fripp ne aveva solo cinque. Dei cinque album in studio prodotti, solo due, l'esordio "In the court of the crimson king" e l'allora ultimo, "Lark's Tongues in Aspic", realizzato da una formazione completamente stravolta, avevano ottenuto consensi unanimi. I tre centrali, "In the wake of Poseidon", "Lizard" e "Island", per non parlare del bizzarro live lo-fi "Earthbound", avevano destato perplessità e critiche. Il vostro umile recensore è un grande amante di "Lizard" e "Island", ma fra gli appassionati del gruppo, di cui egli si considera parte, non c'è per nulla unanimità sul valore dei dischi cosiddetti minori del loro reprertorio. Potrebbe essere il momento giusto per dire che, come si capiva dalla frase iniziale, il vostro umile recensore non ama "Starless and Bible Black".
Il vostro umile recensore non ama "Starless and Bible Black" per lo stesso motivo per cui non capisce la necessità di tanti artisti jazz di pubblicare infiniti album, dal vivo o dal vivo in studio, in cui incidono per l'ennesima volta certi standard, e quando non lo fanno improvvisano, piazzano un titolo che dovrebbe significare qualcosa, e tanti saluti. Come non capisce la necessità di tanti artisti rock di pubblicare album dal vivo in cui eseguono minime variazioni delle stesse dieci hit. Ma questo sicuramente non si può riferire a "Starless and Bible Black", per cui lasciamo perdere.
La nuova formazione dei King Crimson nata nel 1973, con Robert Fripp alla chitarra che assolda il bassista-cantante John Wetton, il violinista David Cross e il batterista Bill Bruford, perde il suo quinto elemento, Jamie Muir, percussionista fondamentale negli escorianti strumentali di "Lark's Tongues in Aspic". Senza di lui, il gruppo va in tour e decide - da qui il lungo cappello introduttivo - di provare a catturare il più possibile l'energia incendiaria delle proprie esibizioni dal vivo, che verranno poi rimontate e rielaborate in studio. Ora, l'idea non è in effetti malvagia, ma "Starless and Bible Black" dimostra semplicemente che il gruppo non ha sufficienti idee per occupare tre quarti d'ora di vinile.
Ed è un peccato, perché la sarcastica, ipercinetica "The Great Deceiver" e la classica ballata crimsoniana "The Night Watch", ovvero due delle tre canzoni effettivamente composte, invece che ritagliate da improvvisazioni dal vivo, sono eccezionali, tra le migliori cose realizzate da questa incarnazione del complesso e non solo. La terza canzone effettivamente composta, "Lament", non pare invece al livello di quei due capolavorini.
Tra i brani ricavati dalle parti improvvisate bisogna notare la delicata, commovente "Trio" e l'inquietante "The Mincer"; ma sul resto dell'album il vostro umile recensore manifesta decise perplessità. "We'll let you know" non è proprio di grande interesse, così come "Starless and Bible Black", che da il titolo al disco. "Fracture" è notevole solo per il fatto che si tratta di una delle più complicate esecuzioni di chitarra di Robert Fripp, ma la complicazione fine a se stessa, anche se eseguita magistralmente dal vivo, non rende il brano indispensabile né memorabile.
Classico disco interlocutorio, realizzato più per obblighi contrattuali che per esigenze artistiche, "Starless and Bible Black" è un disco minore del catalogo Crimson. Ovvio che abbia anche i suoi ammiratori; e se ne siete innamorati, adorerete l'ampia disponibilità di incisioni dal vivo dell'epoca fornita dalla band di Robert Fripp, come il boxed set "The Great Deceiver" e il doppio dal vivo "The Night Watch". Ma sappiate che non è un caso se prendono il nome dalle due tracce più riuscite.
- Prog Fox
#kingcrimson:
#robertfripp (chitarre, mellotron & piano elettrico)
#johnwetton (basso elettrico & voce)
#billbruford (batteria & percussioni)
#davidcross (violino, viola, mellotron & piano elettrico)
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...
-
Il 25 settembre marcava il compleanno del cervelloticamente titolato "1.Outside: The Nathan Adler Diaries: A Hyper Cycle", ventesi...
-
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...

Nessun commento:
Posta un commento