lunedì 11 marzo 2024

Area: "Caution Radiation Area" (1974)

L'11 marzo di cinquant'anni fa veniva stampato "Caution Radiation Area", secondo album del gruppo sperimentale italiano degli Area. Influenzati dal free jazz e provenienti dallo stesso magma culturale e politico del progressive e del folk italiani, gli Area giungono qui alla loro formazione storica con l'ingresso del bassista Ares Tavolazzi al posto di Patrick Djivas (che migrerà nella PFM). Si tratta certamente del disco degli Area più ostile all'ascoltatore, in una discesa agli inferi che parte dal capolavoro mediterraneo-progressive "Cometa Rossa", cantato in greco e dotato di una superba linea melodica, e arriva al rumorismo insostenibile di "Lobotomia". Maneggiare con cura.



(disco completo qui: https://tinyurl.com/mwv9v643)

Se avete seguito gli scritti di questo povero recensore, saprete che un termine che utilizzo nei confronti di certi tipi di musica sperimentale è quello di musica ostile all'ascoltatore. Ci sono cose, dal free jazz a certo metal estremo e a certa musica elettronica, che sono concepite per essere l'antitesi del piacere uditivo. Personalmente non sono mai stato contrario alla sperimentazione e anche a momenti abrasivi, ma incidere, chessò, due ore di assoli di sax free jazz violentissimi a velocità supersonica senza alcun accompagnamento è qualcosa che va al di là della mia capacità di sopportazione. Immagino si possa considerare una dichiarazione di intenti, un supremo atto artistico di totale indipendenza, ma oltre certi limiti non credo di poter davvero approvare la cosa, posto che sicuramente per gli autori di questa musica la mia approvazione è di certo l'ultima cosa che cercano.

Una premessa del genere non può promettere bene davanti alla recensione di "Caution Radiation Area", secondo album in studio degli Area e senza ombra di dubbio il disco più ostile che il gruppo abbia concepito. È vero che in "Maledetti" (1976) troveremo un pezzo di ostilità pura come "Caos parte seconda", ma l'album nel suo complesso sarà tutt'altro che inascoltabile, e le sperimentazioni dal vivo di "Areazione" (1975) hanno almeno un certo numero di momenti melodici come contrappasso. Qui la storia è abbastanza diversa.

Fortunatmente non del tutto diversa, altrimenti non raccomanderemmo questo disco a nessuno. Sostituito il bassista Patrick Djivas, migrato nella Premiata Forneria Marconi, con Ares Tavolazzi, gli Area pubblicano in "Caution Radiation Area" almeno un capolavoro riconosciuto e condiviso, "Cometa Rossa", in cui arpeggi di chitarra elettrica in stile etno-mediterraneo permettono al cantante greco Demetrio Stratos di cantare una intensa ninna nanna nella sua lingua natale. "Brujo" è un pezzo jazz rock intenso che ha qualche legame con il coevo stile canterburyano, tolto il delirio finale di Stratos alla voce, sufficientemente breve da non creare un panico eccessivo.

Il resto del disco, invece, è decisamente duro da masticare. "Zyg" e "Mirage" riprendono, appesantendole ancora di più, le difficili sperimentazioni già presenti nell'album d'esordio. Musica da sentire magari una volta, se siete fan dei Pink Floyd più psichedelici, degli Univers Zero più cupi e deprimenti, o magari di personaggi del mondo dell'avanguardia colta che non conosco e che non ho gli strumenti per collegare alla musica di questo album. "Mirage" potrebbe anche avere alcuni momenti di suggestione, specie nelle due parti influenzate dal jazz rock, ma durare dieci minuti ed avere una introduzione, una fase centrale e una coda decisamente difficili non lo rende un brano digeribile.

"Lobotomia" è puro attacco al cervello dell'ascoltatore, puro rumore in crescendo, concepito per distruggere gli organi interni di chi osa tenere il volume acceso fino alla fine.

Difficile consigliare questo album all'ascoltatore medio del rock. A volte mi chiedo se per potere apprezzare il messaggio di questo genere di musica serva avere un certo tipo di adesione ideologica al suo contenuto, oppure se ci si debba convincere da soli di stimare questo tipo di opere. Nel riascoltare dopo tanto tempo "Caution Radiation Area" ho ritrovato la pesantezza e l'ostilità dei primi ascolti fatti quando ho scoperto gli Area al liceo, e sicuramente gli preferisco altri dischi del genere; però, con un po' di pazienza e di buona volontà emergono anche momenti di grande impatto, e le superbe qualità esecutive dei musicisti.

Che si sia persa la fantasia di volare, attraversando anche lande di incubi elettronici, resta comunque un peccato.

- Prog Fox

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