Il 28 luglio del 1986 esce "Lifes rich pageant", titolo rigorosamente senza apostrofo (tratto da una battuta dell'ispettore Clouseau in "Uno sparo nel buio"), data la bizzarra convinzione della band che "non esistano canzoni rock di successo con l'apostrofo". Il disco è considerato un tipico album di transizione, e precede di un anno il successivo "Document", che lancia la band (anche grazie a "It's the end of the world as we know it"). Ma tutto ciò non fa giustizia all'album, uno dei più brillanti e up-tempo della band di Atlanta. Chissà, forse è colpa dell'orrenda copertina?
(disco completo qui: "Lifes Rich Pageant")
Il 28 luglio del 1986 esce "Lifes rich pageant", titolo rigorosamente senza apostrofo (tratto da una battuta dell'ispettore Clouseau in "Uno sparo nel buio"), data la bizzarra convinzione della band che "non esistano canzoni rock di successo con l'apostrofo". Il disco è considerato un tipico album di transizione, e precede di un anno il successivo "Document", che lancia la band (anche grazie a "It's the end of the world as we know it"). Ma tutto ciò non fa giustizia all'album, uno dei più brillanti e up-tempo della band di Atlanta. Chissà, forse è colpa dell'orrenda copertina?
"Begin the Begin" apre il disco con un falso inizio rock'n'roll prima di dare la traccia del disco, quello di un rock energico anche quando si esprime con midtempo in 4/4 apparentemente banali; si ascolti come la batteria dell'ottimo Bill Berry sappia dare profondità e dimensione al brano impedendo che la sua struttura semplicistica stufi l'ascoltatore.
Due dei classici dell'album hanno temi ecologici: il primo è la riflessiva "Fall on me", che parla della pioggia acida, splendido duetto vocale fra Michael Stipe e Mike Mills, mentre "Cuyahoga" racconta del dramma dell'omonimo fiume dell'Ohio, che negli anni cinquanta e sessanta era talmente inquinato da prendere fuoco in più occasioni, con le esplorazioni byrdsiane della chitarra di Peter Buck in primo piano. "I believe" è un altro capolavoro che si apre con un falso inizio (questa volta di banjo) e poi sfocia in un veloce pezzo dalla ritmica magistrale, memore degli inizi post-punk del gruppo, e condito da un magico passaggio di armonium del bassista Mike Mills.
L'atmosfera dell'album trova un magico bilanciamento tra i brani più giocosi e quelli più riflessivi, senza mai sprofondare nel pessimismo. Raramente i R.E.M. suoneranno così equilibrati. Quindi, se ci consentite di dirlo, "Lifes rich pageant" è tutt'altro che un mero disco di passaggio, ma una testimonianza perfettamente compiuta di una importante fase della loro carriera.
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