Veniva stampato nel maggio del 1976 "Bufalo Bill", quinto album del cantautore romano Francesco de Gregori. Primo posto nelle classifiche italiane, vede la partecipazione alla chitarra di Ivan Graziani nel brano omonimo.
(disco completo qui: "Bufalo Bill")
Per la registrazione di "Bufalo Bill", De Gregori entra in studio facendosi prestare la band che ha inciso "Anidride Solforosa" con Dalla e Roversi: Toto Torquati alle tastiere, Carlo Marcovecchio alla batteria, Mario Scotti al basso e Roberto Rosati alla chitarra. Ma gli serve qualcos'altro per la title-track: e si fa accompagnare alla chitarra solista da Ivan Graziani, attivissimo come sessionman in quegli anni. Sono suoi gli incisivi interventi di chitarra che abbelliscono uno dei più poetici e toccanti viaggi di De Gregori, splendido ritratto visto dal Vecchio continente dell'America del far west.
Tutto l'album è chiaramente ispirato: l'indolente "Giovane esploratore Tobia", scritta con Dalla, dal coro finale sguaiato; l'acustica "l'uccisione di Babbo Natale", ritratto deprimente della generazione degli anni di piombo a confronto con quella - da loro 'uccisa' - del '68; "Disastro aereo sul canale di Sicilia", costruita su un ottimo crescendo vocale, con i suoi riferimenti al Lockheed F-104 Starfighter ('la fabbrica di vedove') e alla scomparsa di Mauro de Mauro ('la tomba di un giornalista ancora difficile da ritrovare'); "Ninetto e la colonia", sul massacro a colpi di mitragliatrice dei bananeros in sciopero nel 1928 a Ciénaga in Colombia; "Atlantide", canzone d'amore al contrario di uno che è fuggito ('ditele che la perdono per averla tradita'), che contiene gli immortali versi 'conoscete per caso una ragazza di Roma, la cui faccia ricorda il crollo di una diga'; "Festival", una delle più belle e struggenti dediche in versi e musica alla morte di Luigi Tenco; e infine "Santa Lucia", uno dei momenti lirici di De Gregori, vera e propria preghiera laica che anticipa di qualche anno i temi musicali e concettuali di "Titanic"; sono tutti brani tra i più convincenti scritti dal cantautore romano.
L'ermetismo di De Gregori qui raggiunge probabilmente il culmine della propria parabola: a partire dal successivo "De Gregori", le cose si faranno più chiare e l'obiettivo sarà messo coscientemente sempre più a fuoco. Basti confrontare le tematiche narrative lineari e volutamente semplificate di quel disco con l'astrazione simbolista della title-track di "Bufalo Bill" per capire come con questo LP si chiuda di fatto la prima fase della carriera del nostro.
- Prog Fox
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