Esce trent'anni fa oggi "Aenima", secondo long playing degli americani Tool e uno dei migliori dischi metal del decennio. #2 nelle classifiche americane, vende oltre tre milioni di copie, e la sua title track vince il Grammy per miglior performance metal. È anche il primo disco del gruppo col bassista Justin Chancellor, che rimpiazza Paul D'Amour nel 1995.
(disco completo qui: "Aenima")
Lo abbiamo già detto più di una volta: il 1996 è stato uno degli ultimi grandi anni per il movimento metal. E fra i grandi album pubblicati quell'anno rientra di prepotenza il secondo long-playing degli americani Tool, ovvero "Aenima" (gioco di parole fra "anima" e "enema", ovvero clistere - gioco di parole riutilizzato pochi anni dopo dai Blink 182, in un contesto del tutto differente) - che, non a caso, ebbe anche un ottimo successo di vendite, comparendo in classifica al numero #2 negli USA.
I Tool arrivano ad "Aenima" tre anni dopo il debutto su album "Undertow", dopo avere cambiato il bassista in Justin Chancellor. La band guidata dal cantante Maynard James Keenan prosegue qui la sua esplorazione dei temi più oscuri e allucinati della psiche umana. Lo sguardo dei Tool è totalmente introverso, la loro psicologia ha come seguito una involuzione dopo "Undertow", tagliando i contatti apparenti con la realtà, cosa che si esprime anche musicalmente con un sorta di decadenza, di distillazione dei temi di "Undertow", che provenivano ancora in larga parte da un metal/alternative-rock più tradizionale - come la musica se ne allontana, così lo fanno i temi delle canzoni dalla sanità mentale.
Il brano che più di ogni altro rappresenta questa suppurazione in musica è certamente "Third Eye", la traccia finale: tredici minuti di allucinazioni sonore e disperazione. Ma prima di arrivare lì, i Tool ci fanno percorrere minuziosamente tutto lo spettro dei grigi scuri e del nero.
Talvolta ricorrono a formule più vicine all'alternative rock e al grunge più 'metallico', come l'ottima apertura con l'uno-due devastante di "Stinkfist" e "Eulogy", in cui si esprimono al meglio il chitarrista Adam Jones e il batterista Danny Carey; brani che hanno qualche assonanza con (o traggono qualche spunto da) opere di Alice in Chains e forse anche Faith No More, per intenderci.
Altre volte si esprimono in maniera forse più personale, come nelle sinuose "H." e "Forty six & 2" (in cui brilla ancora lo strepitoso Carey), caratterizzate da un andamento quasi mistico-orientale, o in cui addirittura l'eleganza e l'austerità hanno un peso maggiore della violenza e della pesantezza (paradigmatica in tal senso "Jimmy", mentre "Pushit" cerca forse un equilibrio fra queste due forme, senza riuscirci del tutto) - canzoni che hanno fatto gridare al 'progressive', confondendo la natura evolutiva (o devolutiva) della musica di Keenan e soci con un genere musicale da tempo molto più conservativo (per esempi di prog metal d'annata, invece, meglio rivolgersi a Dream Theater e Angra - dove 'meglio' significa 'più opportuno' se cercate cori epici, voci angeliche e tastiere pinkfloydiane o almeno classicheggianti.)
"Aenima" porta in un certo senso a compimento la ricerca di un labirinto musicale nel quale nascondere le proprie paranoie. Come spesso avviene con questi tipi di musica, viene da chiedersi se il sentimento che sta alla base del metodo scelto per esprimerlo sia sincero, genuino, e in tal caso se si tratti più di una espressione autoreferenziale di un disagio interiore o più il tentativo di trovare una catarsi. Può darsi che la nostra risposta sia ingenua, ma al contrario per esempio del periodo 'nero' dei Cure (una band con cui i Tool hanno più a che spartire 'psicologicamente' di quanto non si pensi), la voce di Keenan sembra essere in grado di toccare registri umani di rabbia e partecipazione (per non parlare di elementi di umorismo, come "Hooker with a penis" e "Die Eier von Satan", anche se a volte un po' grezzo, nonostante i ripetuti tributi al dissacrante comico Bill Hicks) che negano una nichilista, totale disperazione.
Questa è musica che è guarda già fuori dalla 'generazione X'. Keenan non è Layne Staley. E lo si vedrà ancora meglio nel prosieguo della loro carriera: "Aenema" è un punto di non ritorno in positivo. Si è toccato il fondo, ma non si ha intenzione di scavare, bensì di uscire dal pozzo.
- [...]
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...
-
ARTISTI IN ORDINE ALFABETICO: # -- A -- B -- C -- D -- E -- F -- G -- H -- I -- J -- K -- L -- M -- N -- ...
-
Il 25 settembre marcava il compleanno del cervelloticamente titolato "1.Outside: The Nathan Adler Diaries: A Hyper Cycle", ventesi...

Nessun commento:
Posta un commento