Esce trent'anni fa oggi "Beautiful Freak", album d'esordio degli Eels, progetto musicale del cantautore americano Mark Oliver Everett, qui accompagnato dal bassista Tommy Walter e dal batterista Butch Norton, anche co-produttore assieme a un ampio team di studio che comprende Jon Brion, Mark Goldenberg, Jim Jacobsen e Michael Simpson. Il disco raggiunge il #5 nel Regno Unito e vi piazza un classico come "Novocaine for the Soul" al #10; successo arride loro anche nei Paesi Bassi, in Canada e Australia.
(disco completo qui: "Beautiful Freak")
Mark ‘Mr E’ Everett ne ha viste molte nella vita e ciò non sarebbe una grossa novità nel curriculum canonico del nerd rockettaro che tanto a noi piace.
Però lui, davvero, ne ha viste anche troppe. Lutti, suicidi, famiglia in cui l’abbandono è la regola e non l’eccezione e altre delizie di questo tipo. Una vita che diventa presto solitaria e classicamente condotta on the road, quasi disperata ma con uno scopo, fortunatamente per noi realizzato in pieno: trovare una medicina per l’animo, un painkiller salvifico e necessario.
Il disco di esordio degli Eels da lui capitanati (“Beautiful Freak”, pubblicato il 13 agosto del 1996) è infatti una sorprendente ovatta in cui avvolgere la testa: la cura e l’incedere del brano di apertura “Novocaine for the Soul” lo sancisce programmaticamente: “You'd better give me something to fill the hole”, ma il testo è decisamente spiazzante e duro: “Life is good / And I feel great /‘Cause mother says I was / A great mistake”. Di certo non accomodante.
Musicalmente siamo dalle parti di Elliott Smith, di Beck, dell’indie più eclettico e vario. Fuori dagli standard, ogni pezzo è quasi un capitolo a sé per colore ed ispirazione.
La voce di Mr E avvolge in modo caldo ma sempre con retrogusto acido e pungente i brani.
Il manifesto che apre il disco viene poi doppiato da “Susan’s house”, filastrocca beckiana apparentemente innocua, ma che cela ricordi e richiami ad infanzie sfigate e abbandonate al vento. In “Rags to Rags” riemerge il fulminante potenziale elettrico e rock degli Eels, che porta al più classico climax nichilista: “One day I'll come through with my American dream / But it won't mean a fucking thing”. “Beautiful freak” è la ballata centrale del disco, con la dichiarazione di compassione ed amore verso tutto quello che è “too good this world”.
“Not Ready Yet” è puro indie ed è forse il pezzo più energico e coinvolgente del disco. “My Beloved Monster” un ciclone dissonante e assolutamente memorabile nella composizione, “Flower” sorprendente canzone confidenziale in cui un riuscitissimo tappeto di angeli fa da cornici ad uno dei cantati migliori dell’opera.
“Guest List” è, a parere di chi scrive, il capolavoro del disco sia per musica (un sospeso e graffiante ruggire di chitarre, impreziosito da una straziante armonica) che per testo: la frase cardine è “i’m never on your list” che può essere la lista di ingresso ad un esclusivo locale, come la lista per l’ingresso nell’animo di qualcuno o, chi lo sa, per l’ingresso nel club degli eletti e dai protetti dalla divinità o - semplicemente - dalla vita.
“Mental” è ancora rock, rapido e picchiato ma sempre in chiave Eels, con un distacco ed un understatement di fondo assolutamente riconoscibile. La dolcissima “Spunky” ci riporta in atmosfera ballad, come la conclusiva “Manchild”, mentre “Your Lucky Day In Hell” è il corollario al tema portante del disco, ovverosia la diversità non mostruosa ma meravigliosa. Siamo tutti all’inferno ma abbiamo tutti la possibilità di avere almeno un giorno fortunato, che diamine.
Mr E questo ci dice in fondo: siamo diversi e sfigati, ma chissenefrega di essere sulla lista dei beautiful people. I beautiful freak valgono molto di più. O almeno così è bello credere, così è bello desiderare che sia.
- il Compagno Folagra
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