venerdì 17 luglio 2026

Roberto Vecchioni: "Elisir" (1976)

Viene stampato il 17 luglio di cinquant'anni fa "Elisir", sesto album del cantautore milanese Roberto Vecchioni.



(disco completo qui: "Elisir")

Roberto Vecchioni giunge al suo sesto album dopo avere, finalmente, compiuto una svolta significativa nel suo suono con "Ipertensione" (1975). Il professore di liceo è ancora verboso ma finalmente ha abbandonato il liso melodismo italico per un suono più indipendente e creativo, suggestionato in primis dal folk rock americano e con alle spalle una band di tutto rispetto (il progger Billy Zanelli al basso, il batterista e chitarrista Mauro Paoluzzi, il tastierista Paky Canzi e l'onnipresente violinista Lucio Fabbri).

"Elisir" è il secondo disco di questo corso, e si apre con la deprimente "Un uomo navigato", che indica già il tema portante del disco, ovvero il rapporto fra l'intellettuale e la società. Vecchioni, fra i cantautori uno dei più vicini al PCI e a una visione più tradizionale di politica e impegno, si interroga sulle proprie posizioni e su quelle dei più giovani, in un chiaro spaccato che si è eretto fra i già trentenni (Vecchioni è del 1943) e quelli ancora ventenni (si pensi ai coevi album di Camerini, classe 1951, Finardi, classe 1952, Lolli, classe 1950), ma anche fra i coetani di Vecchioni, fra autori più allineati e autori politicamente più 'indipendenti' e filoanarchici quali De André (riconoscibile nel protagonista de "Le belle compagnie") e Guccini (a cui Vecchioni si rivolge direttamente in "Canzone per Francesco", uno dei punti più alti dell'album).

A volte il tema è trattato più esplicitamente, come nella corrosiva "Il suonatore stanco", dominata dal violino di Lucio Fabbri; talaltre è avvolto metaforicamente in storie di viaggio che a partire proprio da questo album troveranno uno spazio consistente nella poetica del cantautore milanese, e spesso ne costituiranno i momenti migliori. A tal proposito segnaliamo il capolavoro assoluto del disco, la lunga, sinuosa "Velazquez", vagamente ispirata alla "Cortez the Killer" di Neil Young, dedicata a Diego Velázquez de Cuéllar, compagno della seconda spedizione di Colombo e governatore di Cuba, e la malinconica, dolente "A.R.", dedicata alla figura di Arthur Rimbaud, con Lucio Fabbri ancora protagonista con il suo violino. Resta da notare, infine, anche "Pani e pesci", galleria di figure grottesche della storia presente e passata, e satira neanche tanto velata della società italiana dell'epoca.

Con "Elisir", Vecchioni prosegue l'ottimo discorso aperto con "Ipertensione", e si prepara a raggiungere la compiuta maturità compositiva di "Samarcanda" (1977) e "Calabuig" (1978), i dischi migliori della sua carriera.

- Prog Fox

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