sabato 18 luglio 2026

Byrds: "Fifth Dimension" (1966)

Il 18 luglio del 1966 esce "Fifth Dimension", terzo album in studio dei Byrds e loro assoluto capolavoro, oltre che uno dei dischi fondamentali degli anni sessanta per la sua capacità di mutare il folk rock in psichedelia.



(disco completo qui: "Fifth Dimension")

Questo disco dura solo 29 minuti, eppure è uno degli album più influenti della storia del rock. Dimenticato in buona parte, come molti degli album delle formazioni che all'epoca erano sulla cresta dell'onda e che sparirono nel nulla. E ora i Byrds sono ricordati più o meno solo per le cover di Dylan, su tutte "Mr. Tambourine Man", o di Pete Seeger ("Turn turn turn").

È un peccato, perché "Fifth Dimension", registrato tra gennaio e maggio del 1966, è forse il primo grande capolavoro del rock psichedelico. Precede di mesi "Revolver" dei Beatles, l'esordio su LP dei Doors e quello di Jimi Hendrix; e il primo singolo tratto dal disco, "Eight Miles High", registrato a gennaio e pubblicato a marzo, è uno dei primissimi brani della musica psichedelica in generale - e un suo capolavoro assoluto, con l'assolo di chitarra dodici corde ispirato a John Coltrane e il drumming dinoccolato di Michael Clarke che mostra quanto la band si fosse migliorata tecnicamente dai tempi degli incerti esordi nel folk rock dylaniano.

Terzo album della band, l'ellepì vede i Byrds spingersi su sentieri inesplorati: McGuinn colora con la dodici corde coltraniana "I see you" oltre alla già citata "Eight miles high", veri e propri mantra psicotropi che coniugano le voci angeliche, eteree della band con un sound elettrizzante; mentre l'apertura di "5D", sempre all'insegna della psichedelia, è una commovente ballata cosmica con armonie vocali perfette.

A completare la serie di canzoni eccezionali dell'album ci sono poi il folk rock più tradizionale di "Wild Mountain Thyme" e il country rock ironico di "Mr. Spaceman", che come dice il titolo tratta dell'arrivo sulla Terra di un viaggiatore spaziale alieno.

Queste canzoni sarebbero bastate per dare la patente di pietra miliare all'LP, ma i Byrds ci infilano un altro po' di canzoni, tra cover, strumentali e brani folk rock, che sebbene apprezzabili appaiono quasi dei meri riemptivi a fronte della potenza del resto - tra questi uno dei brani migliori è una brillante cover di "Hey Joe", molto diversa dall'approccio di Hendrix, con un David Crosby in grandissima forma nell'interpretazione vocale del brano. Riempitivi davvero trascurabili giusto "Captain Soul", uno strumentale non molto interessante, e l'irritante "2-4-2 Fox Trot".

Che dire quindi dell'album, in conclusione? È il primo, rivoluzionario capolavoro della musica psichedelica; unendo il folk rock alle intuizioni dylaniane che loro stessi avevano ispirato, McGuinn e soci sono tra i primi a coniugare rock e influenze armoniche orientali (un'idea mutuata dal chitarrista Sandy Bull). Sebbene duri appena mezzora, della quale solo venti minuti sono fondamentali, rimane il disco che per primo "apre le menti" dell'epoca, assolutamente indispensabile per capire tutto il 1966 del rock, e uno dei passaggi di maturità del genere.

- Prog Fox

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