mercoledì 24 giugno 2026

Deerhoof: "Magic" (2016)

Il 24 giugno di dieci anni fa esce "The Magic", quattordicesima fatica del quartetto di San Francisco, che ci consegna un gruppo ancora in gran forma e capace di stupire e coinvolgere ancora dopo 22 anni di attività e 17 album da soli o in collaborazione con altri artisti.



(disco completo qui: "Magic")

Capita abbastanza spesso che si senta parlare di un album "strano", di una band "sperimentale" e di un disco tutto storto, cosa che generalmente manda in brodo di giuggiole tutta una serie di fan di musica piuttosto fine a se stessa. Capita spesso che le band sperimentali siano ripetitive più che innovative e noiose più che disturbanti o provocatorie.

Beh, questo non è certamente il caso dei Deerhoof, band che da molti anni ormai porta avanti le istanze di un rock a 360° che fa della spregiudicatezza e del noise intelligente la propria cifra stilistica. "The Magic", ultima fatica del quartetto di San Francisco, non fa eccezione, consegnandoci un gruppo ancora in gran forma e capace di stupire e coinvolgere ancora dopo 22 anni di attività e 17 album da soli o in collaborazione con altri artisti.

"The Magic" si apre con un piccolo capolavoro di noise rock frastagliato, "The Devil and his anarchic surrealist retinue" (https://www.youtube.com/watch?v=AjYAI_c_icY), in cui la bassista-cantante giapponese Satomi Matsuzaki regna indiscussa, passando dall'inglese alla lingua madre a seconda del tono dominante della canzone. Tra i punti più alti del disco sicuramente stanno il devastante punk rock in due minuti di "That ain't no life to me", scritta per la serie televisiva di Jagger & Scorsese, "Vinyl"; e la stupenda "Learning to apologize effectively" (https://www.youtube.com/watch?v=VpiUNiUghBQ), canzonaccia noise che sembra voler riadattare agli anni dieci il pop obliquo dei 10cc di "Sheet Music"; "Acceptance Speech" è un altro ottimo noise pop mid-tempo con la voce infantile della Matsuzaki in primo piano e interventi chitarristici di Ed Rodriguez e John Dieterich a colorarne brillantemente lo sfondo.

Altri buoni brani sono "Criminals of the Dream" (https://www.youtube.com/watch?v=VBAl7NPyRMg), dream pop appena sporcato da un velo di chitarre e tastiere distorte; "Model Behavior", che sembrerebbe una outtake di "Tago Mago" dei Can, se non ci fossero quei suoni di tastiera; "Dispossessor" è un altro pezzo carico che si rifà alla tradizione punk, anche se privilegia l'aspetto ramonesiano alla violenza; "I don't want to set the world on fire", cover di un pezzo degli Ink Spots del 1954, è sublime nella sua sistematica decostruzione/devoluzione del brano (in modi che ci si aspetterebbe dai dEUS); "Little Hollywood" scorre sinuosa e proteiforme tra ritmiche dispari e melodie orientaleggianti.

Certo, non tutto funziona altrettanto bene: "Kafe Mania!" è sostanzialmente una spiritosaggine in musica non troppo arguta; mentre "Debut" ripercorre con minor fantasia le orme kraut-rock di "Model Behavior". Però siamo comunque nel campo delle sottigliezze.

"The Magic" non sarà probabilmente il miglior disco di sempre dei Deerhoof, ma è un ottimo album e sicuramente fra le proposte migliori sentite nell'ultimo periodo nella musica sperimentale/indipendente. Stimolante e vario, è consigliato a tutti gli amanti del noise rock.

Come sempre una menzione d'onore va al batterista-cantante Greg Saunier, percussionista nobile e violento il cui certosino lavoro ritmico è assolutamente indispensabile alla riuscita dei brani.

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