Esce trent'anni fa oggi "Odelay", sesto album del cantautore americano Beck. Gran parte del disco fu realizzato con il duo di produttori hip hop Dust Brothers, che forniscono anche gran parte dei campionamenti presenti sull'album. "Odelay" vende oltre due milioni di copie nei soli Stati Uniti, diventando il disco di maggior successo di Beck.
(disco completo qui: "Odelay")
Il 18 giugno di trenta anni fa esce "Odelay" di Beck Hansen. Nato in una famiglia di artisti (la madre Bibbe era una attrice di cinema sperimentale, e ha lavorato con Andy Warhol; il padre David Campbell è un compostiore canadese di colonne sonore e arrangiatore orchestrale che ha lavorato con gente del calibro di Carole King, Bill WIthers e Marvin Gaye), Beck cresce in un contesto religioso ebraico ma influenzato dall'appartenenza del padre a scientology.
Come può un prodotto artistoide del multiculturalismo liberal americano produrre musica normale? Non può.
E infatti, dopo diversi album autoprodotti, e il successo del debutto per una major con "Mellow Gold" e il singolo "Loser", Beck impiega un paio d'anni per confezionare un album che ne sia un degno seguito. Dopo avere iniziato un disco di folk deprimente, la cui unica traccia sopravvissuta su "Odelay" è la conclusiva "Ramshackle" (un introspettivo folk tinto di psichedelia con nientemeno che Joey Waronker e Charlie Haden alla sezione ritmica), Beck si rivolge ai produttori Dust Brothers (famosi in particolare per il lavoro a "Paul's Boutique" dei Beastie Boys) e riscrive radicalmente l'album, facendone uno dei capisaldi del rock alternativo del decennio.
Il disco è una lunga collezione di brani che mescolano e triturano ogni possibile influenza, generando un'opera notevolmente originale.
C'è il rock alternativo, ma chiassoso più che aggressivo e sornione più che impegnato, perché l'alternative non è vissuto come vocazione quanto come gioia, e questo nonostante l'indubbio desiderio di purezza di Beck (che infatti era rimasto scosso dall'inaspettato successo di "Loser" e dalla paura di potersi 'vendere'). C'è il r&b, filtrato tramite la chiave dell'hip-hop, dei campionamenti, dello scratch. C'è il pop, la sensibilità per le melodie che rendono il tutto memorabile. C'è persino spazio per il country e per l'armonica blues. E di solito più elementi coesistono in un magico equilibrio in ogni brano, da "Devils haircut" a "Hotwax", da "Lord only knows" a "The New Pollution". Ok, sono le prime quattro tracce. Continuate voi con l'indice dei brani, tanto non vi sbaglierete di molto.
Questa concezione stilistica, filtrata e compiuta attraverso la produzione dei Dust Brothers e la verve polistrumentistica di Beck, fornisce all'album una forza coesiva che lo rende un tutto al di sopra delle pur notevoli parti; un tour de force in cui l'autore scavalca metaforicamente - come il cane della foto di copertina - generi e convenzioni con apparente semplicità, segnando una strada che molti altri percorreranno con minor fortuna negli anni successivi.
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