martedì 19 maggio 2026

Peter Gabriel: "So" (1986)

Il 19 maggio 1986 esce il quinto album solista di Peter Gabriel, "So". Abbandonate le sperimentazioni dei primi quattro album, Gabriel, dopo il successo del singolo "Shock the Monkey" (1982) prende una direzione decisamente più funk world pop, che paga immediatamente in termini commerciali: sette milioni di copie vendute in tutto il mondo, e diversi singoli piazzati in classifica, come "Sledgehammer" (#1 in America e Canada), "Red Rain", "Big Time" (#8 in America) e "Don't give up" (#9 nel Regno Unito).



(disco completo qui: "So")

Il 19 maggio 1986 esce il quinto album solista di Peter Gabriel, "So". Ci troviamo davanti a qualcosa di sorprendente già dal titolo, in quanto i quattro album precedenti ne erano tutti privi, e sono identificati comunemente con un numero (I-IV) o con un nome legato alle immagini di copertina.

Un anno prima, Gabriel, il produttore Daniel Lanois e il chitarrista David Rhodes iniziano a lavorare al disco nella casa di campagna del cantante; col tempo al trio si aggiungono i vecchi amici Jerry Marotta e Manu Katche (batteria) e Tony Levin (basso); e non mancano altri collaboratori di prestigio (Stewart Copeland che suona il charleston su "Red Rain"; Youssou'n'dour canta su "In your eyes"; Kate Bush che duetta nella struggente "Don't give up").

Cosa cambia da questo disco ai precedenti del nostro, così da comportarne il successo commerciale senza precedenti? Gabriel ha tradito la sua vocazione sperimentale, con il funky elettronico di "Sledgehammer" e il pop romantico di "Don't give up"?

La risposta è no: Gabriel, particolarmente ispirato come cantante e compositore, si trova semplicemente nel posto giusto al momento giusto. Rispettato come artista e tornato interessante agli occhi del pubblico dopo il successo di "Shock the monkey" 4 anni prima, Gabriel è anche tra i protagonisti della stagione del Live Aid, impegnato com'è a progettare il festival di musica etnica WOMAD e promuovere artisti del terzo mondo, in particolare africani. Il suo art rock moderno, carico di elettronica e di etno-funk, arriva per cogliere i frutti del lavoro suo e di quello di altri protagonisti del genere (su tutti i Talking Heads) dopo un lungo periodo di sperimentazione e sviluppo.

C'è chi lo definisce il disco migliore di Peter Gabriel; altri gli preferiscono il successivo "Passion", colonna sonora de "l'Ultima Tentazione di Cristo" di Scorsese. Ai posteri l'ardua sentenza. Oggi noi ci limitiamo a riascoltarci questo capolavoro.

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