"Chaosmosis", l'undicesimo album in studio degli scozzesi Primal Scream, vedeva la luce dieci anni fa. Ennesima curva a gomito di una carriera ricca e varia, il seguito del capolavoro "More Light" è un disco di eccellente pop-rock elettronico.
(disco completo qui: "Chaosmosis")
Nati a Glasgow da una costola dei Jesus and Mary Chain, I Primal Scream sono famosi per essere stati tra i primi a portare la musica trance e techno dentro al rock-blues, nel capolavoro “Screamadelica” del 1991; nel 2000, producevano il forse ancora più seminale “XTRMNTR”, ovvero la versione furiosa, industrial-psichedelica di Kid A, con il piccolo dettaglio che è uscito quasi un anno PRIMA di Kid A. Nel 2013 poi, oltre 25 anni di carriera, dimostravano di non aver perso il filo, licenziando “More Light”, considerato dai più il capolavoro della maturità. Ad intervallare questi tre dischi, vari altri album, considerati altalenanti dagli addetti ai lavori.
La principale caratteristica delle opere cosiddette “minori” dei Primal Scream è la loro aderenza agli stilemi di generi ben precisi: se i capolavori sopracitati sono spesso dei meltin’pot di influenze e stili, album come “Give out but don’t give up” o “Beautiful future” sono invece più facilmente inquadrabili, blues rock il primo, pop-rock il secondo. Per qualche motivo (forse afferente al fatto che gli Scream sono, eccetto una breve parentesi con Columbia, una band da etichetta indie, per scelta o per attitudine non si sa) l'attenzione critica per questi veterani scozzesi non raggiunge mai un rapporto segnale/rumore davvero positivo a meno che il prodotto non sia al limite del rivoluzionario.
"Chaosmosis" non sfugge a questa regola: la sua appartenenza ad un genere ben preciso lo ha automaticamente collocato nel cestone degli "altri" dischi; il fatto poi che il genere scelto questa volta da Gillespie e soci sia un pop rock con suoni (diciamo) synthwave non aiuta. Il risultato dell'ennesimo cambio di rotta di Gillespie, Innes e soci è però divertente e più che gradevole all’ascolto. Canzoni come “100% or nothing” o “When the blackout meets the fallout” sono il consueto, riuscito electrorock adrenalinico della casa. “Private wars” è una ballata quasi cantautorale, mentre “Trippin’ on your love” entra nella scia di canzoni come “It’s alright, it’s ok” o “Movin’ on up” nel suo seducente incedere Gillespie-esco, falsi d'autore dei Rolling Stones ma con una corposa aggiunta di stramberia e socialismo. Le canzoni più propriamente synthpop, come “Feeling like a demon again” o “Autumn in paradise” sono orecchiabili e divertenti, come lecito attendersi. La prima, in particolare, suona come i Bluvertigo di “Altre forme di vita” ma più selvatica, con la prosopopea di Morgan sostituita da un'attitude ai limiti del punk.
Viene da chiedersi quale sarebbe stata la reazione della critica se queste stesse canzoni fossero firmate non dai Primal Scream, ma da qualche band meno blasonata, o meglio ancora da una formazione giovane o esordiente.
"Chaosmosis" è un ennesimo riavvicinamento, peraltro riuscitissimo, a lidi più easy-listening, una collezione di 10 canzoni perfettamente radiofoniche, ballabil, fruibilii. E forse quel titolo, Chaosmosis (mutuato da un omonimo “paradigma etico-estetico” a firma di Felix Guattari, medico psicologo nonché sodale di Gilles Deleuze. In breve sintesi, e senza dimenticare che questa è una parentesi, il saggio in questione propone un nuovo modello della percezione, non più basato sulle divisioni manichee ma su una maggiore partecipazione etico-estetica, appunto, alla realtà in esame), quel titolo, appunto, potrebbe offrire una nuova chiave di lettura a tutta l’opera di Gillespie e soci: non una band schizofrenica e indisciplinata, ma un gruppo che deliberatamente, negli ultimi 30 anni, ha esplorato con cognizione quasi ogni angolo della musica Pop, nell’accezione più larga (e perciò, paradossalmente, nobile) possibile.
- Spartaco Ughi
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