sabato 28 marzo 2026

Elio e le Storie Tese: "Eat the Phikis" (1996)

Il 28 marzo di trent'anni fa usciva "Eat the Phikis", terzo album in studio degli Elio e le Storie Tese, il disco che fa sfondare sulla scena nazionale la band, rimasta fino ad allora appannaggio dei colti dell'underground musicale o dei brufolosi adolescenti delle superiori, anche grazie a una fortunata apparizione sanremese. Il 24 febbraio del 1996 Elio e le Storie Tese arrivano al secondo posto al festival di Sanremo con "La Terra dei Cachi", geniale canzone sugli stereotipi italiani arrangiata con la solita maestria musicale. Su "Eat the Phikis" compaiono oltre alla succitata canzone almeno due altri brani che hanno fatto epoca: "Mio cuggino" e "Tapparella". L'album diventa una pietra miliare degli anni novanta italiani, raggiungendo il primo posto delle classifiche e vendendo oltre 200'000 copie.



(disco completo qui: "Eat the Phikis")

Dopo due dischi in studio di culto prima a Milano e in Lombardia e poi a cerchi concentrici che si espandono fra tutti gli adolescenti e post-adolescenti della Penisola e oltre, aiutati anche dalle strepitose partecipazioni (con sigla) a Mai dire Gol, Elio e le Storie Tese sono pronti al grande salto nel mainstream. Il modo per realizzarlo è geniale, ovvero scegliere la passerella del Festival di Sanremo - a conduzione Pippo Baudo - del 1996, con una verve situazionista che li pone al centro della rassegna - notoriamente vinta da Ron con "Vorrei incontrarti tra cent'anni" - attraverso una serie di esibizioni indimenticabili.

Un mese dopo esce "Eat the Phikis", il terzo album in studio, che segue "Elio Samaga Hukapan Kariyana Turu" (1989), "Italian Rum Casusu Cikti" (1992) e il disco in parte dal vivo e in parte in studio "Esco dal mio corpo e ho molta paura" (1993), che raccoglieva nuove esecuzioni di inediti perlopiù risalenti agli anni ottanta. La strategia del gruppo è biecamente commerciale: apparizione a Sanremo, disco che capitalizza, ed è un disco piacione, che lima diverse delle asperità lessicali degli album precedenti e beneficia di una produzione limpida, fluida e pulitissima, morbida, adatta alle orecchie tanto dei fan della prima ora quanto dei nuovi giovani adepti o degli ascoltatori occasionali. Mutatis mutandis, "Eat the Phikis" è la loro "the Dark Side of the Moon", o il loro "Thriller", o il loro "Rumors" o "Hotel California".

L'analogia funziona anche in un altro senso: "Eat the Phikis" e l'esibizione sanremese rappresentano infatti uno spartiacque fra chi ha conosciuto il gruppo prima e chi lo conosce ora: per i secondi, "Eat the Phikis" rappresenta l'innamoramento e quindi l'album più significativo del gruppo, mentre chi - come ahinoi vi scrive - li venerava già dai due album precedenti, non potrà che rilevare una certa commercializzazione della formazione milanese. Bisognerà tenere conto di questo anche nell'interpretare le recensioni di un album come questo.

L'album si apre con la sanremese "la Terra dei Cachi", in cui il gruppo realizza una bonaria parodia del Bel Paese, caratterizzata da una ironia geniale e leggera ma tutto sommato preoccupantemente inoffensiva. Il successo del brano (secondo posto a Sanremo) e delle loro bizzarre esibizioni (chi li vide all'epoca ricorderà il parrucchino di Elio, la terza mano, l'esibizione vestiti da Rockets, la versione del brano suonato a velocità accelerata in un solo minuto) apre la strada a un disco di ottimo livello, che però a parere di chi scrive suona lievemente artificiale, come se il complessino avesse definitivamente abbandonato la post-adolescenza sgarrupata dei primi due dischi per raggiungere un eccezionale ma forse sterile professionismo.

Il duetto "T.V.U.M.D.B." tra Elio e Giorgia cerca di rilanciare i fasti di "Uomini col borsello (ragazza che limoni sola)" del disco precedente, e ne è un dignitoso seguito. "Lo stato A, lo stato B" è una versione con testo cambiato di una delle sigle di "Mai dire gol" meno riuscite del complessino. "Omosessualità" e "Milza" sono ottime canzoni in cui l'aspetto musicale è forse per la prima volta nella carriera del gruppo ampiamente più interessante di quella lirica, con i testi che sono poco più di un pretesto per articolazioni strumentali sorprendenti, che fanno alzare più di un sopracciglio. "First me, second me" è una parodia delle canzoni di James Taylor che vede la partecipazione proprio di James Taylor, impegnato a cantare in un assurdo inglese maccheronico, realizzato tramite una traduzione letterale in lingua inglese di una canzone d'amore in italiano.

A difendere la parte più volgare, pornacciosa e iconoclasta della propria storia vorrebbero stare "Burattino senza fichi", racconto di come Pinocchio venga fornito di membro e diventi una sorta di maniaco sessuale, in cui spiccano la sezione ritmica e il bel finale strumentale, ed "El Pube", vicenda triste di un venditore di lubrificante sessuale che sfrutta le esibizioni della moglie per fare soldi ma finisce per perderla, brano in salsa (...) latinoamericana caratterizzato da un ottimo lavoro alle percussioni di Naco. Nessuno dei due brani però ha testi veramente all'altezza della fama del gruppo (pensate al contrasto con un capolavoro come "Essere donna oggi").

I punti più alti del disco sono comunque posti nella seconda parte dell'album, e sono "Mio cuggino" (basata sulle leggende metropolitane degli anni ottanta e novanta, e con una fantastica partecipazione di Aldo Baglio nei panni del suo personaggio di "Mai dire Gol" Rolando), "Li immortacci" (con Edoardo Vianello) e soprattutto "Tapparella", tre pezzi veramente notevoli che aggiungono nuove figure mitologiche alla hall of fame degli Elii. Anche nei primi due casi, però, il confronto con personaggi quali il Fantasma Formaggino, Supergiovane o il Vitello dai Piedi di Balsa è inevitabilmente a favore di questi ultimi. E quindi l'opera di difesa del proprio patrimonio artistico finisce per focalizzarsi interamente su "Tapparella", il brano più importante di "Eat the Phikis" e uno dei brani più leggendari della loro carriera: inizio che cita il Jimi Hendrix di "Little Wing", parodia delle canzoni giovaniliste degli 883, "Tapparella" è il più grande inno alla sfigataggine della scuola media mai realizzato nella storia della musica italiana e probabilmente non solo, e merita ogni singola buona parola che gli sia stata dedicata, compresi il finale di sintetizzatore alla "Impressioni di Settembre" e il surreale coro 'Forza Panino', diventato un momento fondamentale anche dei loro concerti.

Con "Eat the Phikis", Elio e le Storie Tese entrano pienamente e programmaticamente nel mainstream italiano. Saranno ospitati in innumerevoli trasmissioni televisive e radiofoniche e inizieranno con molta saggezza a costruire un piccolo fortino economico e mediatico, realizzando numerosi dischi di successo e diventando una delle realtà più influenti e pervasive della musica italiana, pur partendo dalla gavetta e dall'underground più nascosto.

Che sia stato un merito o un demerito, è una sentenza che lasciamo ai posteri.

- Prog Fox


Tracce:
1. Vincitori o campioni? (intro)
2. La terra dei cachi live in Sanremo
3. Burattino senza fichi
4. T.V.U.M.D.B. (feat. Giorgia)
5. Lo stato A, lo stato B
6. El Pube
7. Omosessualità
8. Mio cuggino (feat. Aldo Baglio)
9. First Me, Second Me (feat. James Taylor)
10. Milza
11. Li immortacci (feat. Giorgia ed Edoardo Vianello)
12. Tapparella
13. Neanche un minuto di non caco


Elio, voce & flauto traverso; basso elettrico (traccia 7)
Cesareo, chitarre & voce
Faso, basso elettrico & voce
Rocco Tanica, tastiere & voce
Feiez, sax, tastiere, chitarre & voce
Christian Meyer, batteria (tracce 2, 4, 7, 9, 11, 13)

Vinnie Colaiuta, batteria (5, 6, 8, 10)
Curt Cress, batteria (3, 12)
Naco, percussioni (4,6,8)

Demo Morselli, tromba (3,4,11)
Daniele Comoglio, sax (3,8,11)
Ambrogio Frigerio, trombone (3,4,6,11)
Jantoman (Antonello Aguzzi), tastiere

Orchestra di Musica Leggera della RAI (2,13)
Peppe Vessicchio, arrangiamento e direzione d'orchestra (2,13)

Giorgia, voce (4,11)
Enrico Ruggeri, voce (5)
Vittorio Cosma, tastiere & voce (12)
Aldo Baglio, voce (8)
Tenores di Neoneli, voci (8)
Onofrio Cocco, voce (8)
James Taylor, voce (9)
Edoardo Vianello, voce (11)

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