venerdì 5 maggio 2006

Beatrice Antolini: "Big Saloon" (2006)

Dieci anni fa oggi, il 5 maggio 2006, veniva pubblicato "Big Saloon", il disco d'esordio della maceratese Beatrice Antolini: uno dei migliori dischi italiani del 2006.



(disco completo qui: "Big Saloon")

Per incidere il suo primo album, la maceratese Beatrice Antolini, classe 1982, sceglie la dimensione domestica - senza usare paroloni: lo incide tutto in casa, solo con l'aiuto di Marco Fasolo, chitarrista dei Jennifer Gentle, e del contrabbassista Marco Sadori.

Il risultato è "Big Saloon": tutto in inglese, è un caleidoscopio di suoni e sensazioni, di vignette brevi o brevissime; il titolo si spiega nelle sonorità pianistiche che sembrano rifarsi a quelle dei pianini delle colonne sonore western e di certo blues degli esordi, ma tutto viene filtrato attraverso le lenti deformanti di una miriade di percussioni, suggestioni jazz e chitarre - il disco è quasi tutto elettroacustico, con pochissime concessioni al sintetico - e sopra a tutto della voce da ragazzina sognante e dispettosa di Beatrice ("Monster Munch").

A volte i brani sono esperimenti isterici, dal tempo scatenato e dai molteplici cambi di direzione che ricordano quasi la Kate Bush di "The Dreaming" ("Topogò"; "Hi! Goodby"); altri sono più ordinati, seguono coordinate jazz pop che non spiacerebbero a un Tom Waits mezzo sbronzo ("Lazy Jazy", con Fasolo alle spazzole; "Michael Night"), o addirittura si trasformano in notturni blues cadaverici ("Moved from a town").

L'opera ha un effetto essenzialmente disturbante, mescolando come fa l'orecchiabile e il dissonante, come in una sorta di incubo colorato e deforme - il "big saloon" sembra trasformarsi in una giostra da luna park, mentre Antolini Fasano e Sadori ci chiedono di partecipare della loro instabilità ("Riule Ule", "Brother's bone") - fino alla meraviglia finale in due minuti di "Cannonball Jack", quando, giunta al termine della caraccolante arlecchinata, la Antolini, esausta, ci regala un momento di riflessione di letargico pop psichedelico, a chiudere uno dei migliori dischi italiani del 2006.

- Red

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