martedì 12 aprile 2022

le Orme: "Uomo di Pezza" (1972)

Il 12 aprile di cinquant'anni fa vengono completate le incisoni di "Uomo di Pezza", terzo album delle venete Orme, uno dei primi e più importanti gruppi di rock progressivo italiani. "Uomo di Pezza" continua nella scia dell'ottimo "Collage", generando un ennesimo classico immortale del rock italiano.



(disco completo: https://tinyurl.com/9jjbeka9)

Dopo il successo di "Collage", le Orme (Aldo Tagliapietra, voce e basso; Michi Dei Rossi, batteria; Toni Pagliuca, tastiere) proseguono nella loro strada, continuando a confrontarsi con successo con gruppi omologhi della scena internazionale come Emerson, Lake & Palmer, anch'essi un trio tastiera-basso-batteria e Peter Hammill dei Van der Graaf Generator, con cui condividono la visione pessimista e cupa della musica e delle liriche, sebbene per le Orme esse siano anche influenzate dal retroterra cattolico del trio.

Il terzetto si rinchiude in studio con il produttore Gian Piero Reverberi, già collaboratore sul loro disco precedente, dal 22 marzo al 12 aprile, e ne esce con sette tracce che approfondiscono il suono progressivo, classicheggiante e tecnocratico già evidente nel disco precedente, realizzando un altro spettacolare classico del rock italiano.

"Una dolcezza nuova", la canzone che apre il disco, è già un capolavoro, e forse il pezzo migliore dell'album. Dopo una introduzione di organo e un inizio graffiante di hard prog alla Atomic Rooster/ELP, il triste pianoforte di Reverberi lascia spazio al falsetto etereo di Tagliapietra su un tema melodico che esplicita l'immensa dolcezza del titolo - la dolcezza è un sostantivo che spesso sa descrivere un importante aspetto della poetica musicale delle Orme.

L'inquietante "Gioco di Bimba", valzer in 3/4 per chitarra acustica e un inusuale arrangiamento di clavicembalo elettrico e campane, diventa un singolo di successo nonostante le liriche suggeriscano che dietro alla musica fiabesca si nasconda un vago senso di orrore ('un'ombra furtiva si stacca dal muro, nel gioco di bimba si perde una donna: un grido al mattino in mezzo alla strada, un uomo di pezza invoca il suo sarto - con voce smarrita per sempre ripete - io non volevo svegliarla così').

Gli oltre sette minuti de "La Porta Chiusa" enfatizzano l'uso di tastiere e sintetizzatori al centro del suono. La parte cantata segue una inusuale figura ritmica studiata da Dei Rossi e vede ancora protagoniste atmosfere inquietanti, grigie e alienanti, fino all'improvvisa, luminosa emersione delle sovraincisioni di organo e tastiere che preludono al finale, ispirato dalle partiture più violente dei Van der Graaf Generator (si ascoltino le loro "Killer" e "Man-Erg" come evidenti rimandi).

Altro capolavoro è "Figure di cartone", brano il cui sensazionale valore melodico viene fatto a pezzi dal sarcasmo insinuante che emerge tanto dalle parole quanto dagli arrangiamenti, ancora una volta l'inquietante tematica delle liriche è la malattia mentale, mentre il sintetizzatore moog colora squisitamente il pezzo sostenuto dalla chitarra acustica e si esprime in un assolo degno del finale di Keith Emerson su "Lucky Man", con persino una breve citazione dei Genesis nella ripresa finale della strofa.

Chiudono il disco la solenne "Aspettando l'Alba", all'insegna di una pensosa malinconia dalle suggestioni epiche, e lo strumentale "Alienazione".

"Uomo di Pezza" continua l'eccellente esplorazione delle Orme e di Gian Piero Reverberi delle possibilità del rock progressivo anglosassone declinato all'italiana con robuste dosi di influenze classiche. Il percorso raggiungerà il suo culmine forse nel successivo "Felona e Sonora".

- Prog Fox

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